Vannacci e Calenda spaventano destra e sinistra: i sondaggi premiano Futuro Nazionale e Azione
Vannacci e Calenda spaventano sempre di più le due rispettive coalizioni di riferimento, a destra e a sinistra: almeno questo è quanto appare dall’ultima rilevazione SWG sulle intenzioni di voto degli italiani. Futuro Nazionale cresce ancora e Azione resta sopra una soglia politica che può diventare decisiva. Non sono i primi partiti, ma sono quelli che possono complicare i piani degli altri.
Meloni resta prima, ma la destra perde pezzi
Fratelli d’Italia resta saldamente il primo partito, ma scende al 28,5%, perdendo lo 0,3% rispetto alla settimana precedente. La Lega arretra al 6%, mentre Forza Italia sale appena al 7,6%. Dentro questo quadro, il dato più politico è quello di Roberto Vannacci: Futuro Nazionale cresce dello 0,2% e arriva al 4,1%. È un segnale che pesa soprattutto sul centrodestra.
Vannacci punge la coalizione
Il punto non è solo numerico. Vannacci parla a un elettorato identitario, insofferente verso mediazioni e rinvii. È una fascia di voti che guarda naturalmente a destra, ma che oggi può scegliere una strada autonoma. Per Giorgia Meloni e Matteo Salvini il problema è evidente (per quest’ultimo in modo particolare, dopo il rumoroso addio al carroccio della deputata Laura Ravetto). Se Futuro Nazionale continua a crescere, il centrodestra dovrà decidere se inseguirlo, contenerlo o trattarlo come un alleato potenziale.
Il 4 giugno la prova dell’Eur
Il passaggio romano rende il quadro ancora più interessante. Vannacci è atteso a Roma il prossimo 4 giugno, al Salone delle Fontane dell’Eur, in un appuntamento che cade mentre il centrodestra capitolino non ha ancora sciolto il nodo del candidato da opporre a Roberto Gualtieri nel 2027. L’evento diventa così un messaggio politico: chi si muove per primo occupa spazio.
Calenda condiziona il campo largo
Sul fronte opposto, Carlo Calenda non sfonda, ma resta in partita. Azione è al 3,5%: un dato che può sembrare contenuto, ma che in uno scenario di alleanze fragili diventa pesante. Il centrosinistra, già diviso tra Pd, Movimento 5 Stelle e presunto Campo Largo, Avs e area riformista, non può ignorare quei voti. Calenda può non vincere da solo, ma può rendere più difficile vincere senza di lui.
Il messaggio dei sondaggi
Il Pd sale al 22,2%, il Movimento 5 Stelle cresce al 12,5%, mentre Verdi e Sinistra calano leggermente al 6,7%. La fotografia è chiara: i poli maggiori restano in piedi, ma non sono autosufficienti. A destra Vannacci erode consenso e mette pressione sulla Lega e FI. A sinistra Calenda tiene aperta la questione del centro riformista. Due leader diversi, un effetto comune: far pesare voti che nessuno può permettersi di sottovalutare.