Vannacci e le sette «supposte» dell’Ue: “NO al Rearm Europe, i soldi vadano all’Italia e agli italiani”

Vannacci con gli ortaggi

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In un video messaggio pubblicato sui profili social di Futuro Nazionale il generale Roberto Vannacci ribadisce il proprio NO netto e totale al Rearm Europe, e chiede al Governo Meloni di fermare l’avvio di nuovi prestiti destinati al comparto militare, ma al contrario di utilizzare le risorse pubbliche per la sicurezza interna, la sanità, la scuola e il lavoro degli italiani. Nel video, Vannacci contesta la narrazione di un’Europa costretta a riarmarsi e pone una domanda semplice: chi pagherà domani le scelte compiute oggi?

Sette ortaggi per smontare il piano europeo

Vannacci si presenta davanti alla telecamera con alcuni ortaggi tra le mani e trasforma una questione finanziaria complessa in un’immagine impossibile da ignorare, chiara e cristallina. «Ci sono – spiega Vannacci -i sette giorni della settimana, i sette peccati capitali, i sette colori dell’arcobaleno e le sette supposte del fondo SAFE per il riarmo», afferma introducendo il suo ragionamento. Una metafora volutamente brutale, costruita per contestare la narrazione rassicurante arrivata da Bruxelles.

La prima “supposta”: priorità capovolte

Il primo punto sollevato da Vannacci riguarda le priorità dell’Italia. Prima di accendere nuovi debiti per missili, munizioni e sistemi militari, sostiene, bisognerebbe guardare alle difficoltà quotidiane delle famiglie e delle imprese. Gli italiani chiedono ospedali funzionanti, scuole sicure, stipendi dignitosi, lavoro stabile e maggiore presenza delle forze dell’ordine. Per Vannacci, è qui che dovrebbero essere indirizzate le risorse pubbliche.

SAFE non è un regalo di Bruxelles

La seconda grande obiezione riguarda la natura del fondo. SAFE non distribuisce denaro a fondo perduto: mette a disposizione prestiti europei destinati agli acquisti per la difesa. Il programma complessivo vale fino a 150 miliardi di euro e l’Italia ha richiesto 14,9 miliardi. I finanziamenti possono avere una durata massima di 45 anni, con un periodo di grazia fino a dieci anni per il rimborso del capitale.

È questo il cuore dell’attacco di Vannacci: dietro la parola “fondo” si nasconde comunque un debito. Il denaro arriva oggi, ma il conto sarà pagato domani dai contribuenti.

Dopo il PNRR, un’altra cambiale

Nel video Vannacci insiste sulla sovrapposizione tra il SAFE e gli altri impegni finanziari europei. Il rimborso dei debiti contratti dall’Unione per finanziare NextGenerationEU inizierà nel 2028 e proseguirà fino al 2058. Aggiungere altri prestiti significa, nella lettura dell’europarlamentare, ridurre ulteriormente gli spazi futuri per investimenti sociali, infrastrutture e servizi pubblici.

La “supposta”, dunque, non sarebbe soltanto l’acquisto delle armi, ma anche il peso finanziario lasciato alle generazioni che verranno.

No soldi all’Ucraina, prima la sicurezza italiana

Un altro bersaglio del discorso è il coinvolgimento dell’Ucraina. Il regolamento SAFE permette infatti di associare l’industria militare ucraina allo strumento europeo. Per Vannacci, l’Italia non deve indebitarsi per alimentare un sostegno militare senza una prospettiva politica chiara, mentre all’interno dei propri confini restano irrisolti problemi decisivi.

La sua linea è semplice: no soldi all’Ucraina quando mancano risorse per gli italiani. Prima viene la sicurezza delle città, poi la sanità, la scuola, il lavoro e la protezione dei confini nazionali.

Le sette “supposte” diventano una scelta politica

La forza del video non sta nei tecnicismi, ma nella domanda finale che Vannacci consegna agli italiani: vogliamo indebitarci per decenni per finanziare il Rearm Europe oppure utilizzare le risorse disponibili per ricostruire il Paese?

Le sette «supposte» diventano così il simbolo di un’Europa che, secondo Vannacci, presenta il riarmo come un’occasione nascondendo il conto dietro parole rassicuranti. La sua risposta è senza sfumature: basta nuove cambiali per le armi. I soldi devono andare agli italiani, alla loro sicurezza, agli ospedali, alle scuole e al lavoro.