Visti facili a cittadini russi in cambio di (tanti) soldi: arrestati a Roma ex diplomatico e una funzionaria (VIDEO)

Tribunale Roma

Per entrare in Italia bastavano soldi, contatti giusti e documenti “sistemati” con pratiche accelerate, controlli aggirati e migliaia di euro che passavano sottobanco. Un meccanismo che avrebbe permesso a decine di cittadini russi di entrare in Italia e nell’area Schengen nonostante le restrizioni europee scattate dopo la guerra in Ucraina.

Per questo, nelle ultime ore, la Guardia di Finanza di Roma ha arrestato due persone con le accuse di corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In manette sono finiti un diplomatico italiano e una donna russa con cittadinanza italiana, entrambi ritenuti al centro del presunto sistema illecito scoperto all’interno dell’Ambasciata italiana a Tashkent, in Uzbekistan.

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L’indagine partita da un’ispezione interna

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, è nata dopo un’ispezione effettuata nel luglio del 2025 dall’Ispettorato Generale del Ministero degli Esteri. Gli accertamenti avevano fatto emergere delle anomalie considerate troppo gravi per essere semplici irregolarità burocratiche. Gli agenti hanno quindi controllato soprattutto la gestione dell’Ufficio Visti della sede diplomatica italiana in Uzbekistan. Proprio lì sarebbero stati concessi numerosi ingressi a cittadini russi, in contrasto con le limitazioni imposte dall’Unione Europea nel 2022, quando Bruxelles aveva sospeso gli accordi agevolati per il rilascio dei visti con la Federazione Russa.

Il sistema avrebbe funzionato per mesi. Al centro dell’indagine c’è un ex consigliere d’ambasciata, già licenziato dal Ministero degli Esteri, affiancato da una cittadina russa, con cittadinanza italiana e residente in Bulgaria, assunta nella sede diplomatica con un ruolo operativo chiave.

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Novantacinque visti sospetti e pagamenti fino a 16 mila euro

Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire almeno 95 ingressi autorizzati in maniera ritenuta irregolare. I visti concessi consentivano l’accesso non soltanto all’Italia ma all’intera area Schengen, con validità fino a tre anni. Dietro le pratiche sarebbero state utilizzate tre agenzie di viaggio di Mosca, tutte riconducibili allo stesso indirizzo. Per ottenere i visti i cittadini russi avrebbero versato somme enormi: da 4 mila fino a 16 mila euro, cifre lontanissime dai normali costi consolari, che oscillano tra i 45 e i 60 euro. Parte di quel denaro, ora al centro degli approfondimenti della Procura, sarebbe finita ai due arrestati.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il carcere senza interrogatorio preventivo, ritenendo concreto sia il rischio di fuga sia quello di reiterazione del reato. Per l’ex diplomatico era già arrivato il licenziamento al termine del procedimento disciplinare avviato dal Ministero degli Esteri per gravi violazioni dei doveri d’ufficio.

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