West Nile, allarme nel Lazio: i casi quasi raddoppiano in una settimana. Roma raggiunge Latina

Virus West Nile a Roma e nel Lazio

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I casi di West Nile nel Lazio sono quasi raddoppiati in appena una settimana, passando da 10 a 19, e la novità più evidente arriva da Roma, dove le infezioni accertate salgono da due a otto e si avvicinano ormai ai numeri della provincia di Latina. È la fotografia scattata dall’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato il 6 agosto con i dati aggiornati al 5 agosto 2026.

Nove casi in più in una settimana

Il confronto con il precedente bollettino rende evidente l’accelerazione. Al 28 luglio nel Lazio risultavano 10 casi: sette in provincia di Latina, due nell’area di Roma e uno nel Viterbese. Al 5 agosto il totale è arrivato a 19: dieci a Latina, otto a Roma e uno a Viterbo. In sette giorni, quindi, sono emerse nove ulteriori infezioni confermate.

Il dato laziale va inserito in un quadro nazionale in forte movimento: dall’inizio della sorveglianza stagionale l’ISS registra in Italia 141 casi confermati, contro gli 84 del precedente aggiornamento. Sono 50 le province nelle quali è stata dimostrata la circolazione del virus, distribuite in 16 regioni.

Dieci casi hanno interessato il sistema nervoso

Nel Lazio, dei 19 casi registrati, dieci sono classificati come forme neuro-invasive: cinque riguardano la provincia di Latina e cinque quella di Roma. Otto sono invece casi di febbre West Nile – cinque a Latina, due a Roma e uno a Viterbo – mentre nell’area romana è stato individuato anche un donatore di sangue asintomatico.

È proprio sulle forme neurologiche che si concentra la maggiore attenzione sanitaria. La maggior parte delle infezioni, infatti, può non dare alcun sintomo oppure provocare disturbi lievi. Solo una piccola quota può evolvere in forme più serie, soprattutto nelle persone anziane o fragili. La Regione invita a contattare il medico in presenza di febbre elevata associata, in particolare, a cefalea, dolori muscolari, confusione o eruzioni cutanee.

Non è la zanzara tigre: il vettore è la Culex

La West Nile viene trasmessa principalmente attraverso la puntura della zanzara comune, la Culex pipiens. È un punto sul quale le strutture sanitarie insistono per evitare equivoci: non è la classica zanzara tigre la principale responsabile della trasmissione del virus West Nile. Le zanzare si infettano prevalentemente pungendo uccelli portatori del virus e possono successivamente trasmetterlo all’uomo. Nei normali rapporti quotidiani, invece, il virus non passa da una persona all’altra.

La ASL di Latina sottolinea che la sorveglianza coinvolge sanità pubblica, servizi veterinari, Comuni e autorità regionali, mentre i casi accertati vengono sottoposti a monitoraggio clinico.

Come proteggersi dalle punture

La prima difesa resta sorprendentemente semplice: evitare di farsi pungere. La ASL Roma 1 raccomanda repellenti cutanei e, soprattutto quando si resta all’aperto nelle ore più esposte, pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe. Alba e tramonto sono le fasce nelle quali è particolarmente utile aumentare le precauzioni. In casa servono zanzariere ben installate a porte e finestre.

La stessa ASL raccomanda inoltre di eliminare l’acqua stagnante da balconi, terrazzi, cortili e giardini: sottovasi, secchi, contenitori e piccoli accumuli possono diventare focolai larvali. L’acqua delle ciotole degli animali va cambiata frequentemente e le piscinette dei bambini, quando non vengono usate, vanno svuotate e tenute capovolte.

La battaglia si combatte anche nei giardini

La prevenzione non finisce sulla pelle. La Regione raccomanda di non lasciare all’aperto recipienti in grado di raccogliere acqua piovana, svuotare sottovasi e contenitori ogni quattro o cinque giorni, coprire le riserve d’acqua e trattare correttamente tombini e caditoie con prodotti larvicidi.

È questo il punto decisivo mentre agosto entra nel periodo tradizionalmente più delicato per la presenza delle zanzare: il Lazio è passato da 10 a 19 casi conosciuti nell’arco di una sola settimana e l’aumento riguarda soprattutto Roma. Nessun allarmismo, dunque, ma neppure sottovalutazione: con la West Nile la prima barriera resta impedire alla zanzara di trovare acqua dove riprodursi e pelle scoperta da pungere.