Roma, tagli ai pini anche alle Terme di Caracalla: motoseghe in 8 parchi-simbolo, cittadini ignorati
Roma, dopo le motoseghe ai Fori Imperiali e al Gianicolo prosegue l’abbattimento di pini collocati in aree pubbliche, comprese zone di straordinario valore storico, paesaggistico e archeologico: lo dimostra l’avviso pubblicato oggi, 22 maggio, dal Dipartimento capitolino di Tutela Ambientale (che pubblichiamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo) dove compare il preavviso di taglio per due storici pini di via delle Terme di Caracalla, destinati a finire sotto le motoseghe il prossimo 25 maggio. Nella stessa lista figurano anche altri alberi situati in zone-vie-parchi simbolici e iconici della Capitale: Parco della Resistenza, via dei Scipioni, Parco Acqua Acetosa Ostiense, via dei Concini, parco di viale Washington e infine parco di viale Pietro Canonica.
Dodici alberi nell’avviso, otto tagli eseguiti prima della pubblicazione dell’avviso pubblico
Il documento del Comune di Roma pubblicato quest’oggi 22 maggio riguarda complessivamente dodici esemplari. Tre alberi di via dei Concini — un pino e due olmi — abbattuti il 2 maggio, quindi 20 giorni fa. Un cedro del Parco Acqua Acetosa Ostiense che verrà abbattuto oggi 22 maggio. Altri otto alberi verranno tagliati tra il 25 e il 27 maggio: tra questi i due pini di Caracalla, un olmo in viale Pietro Canonica, un leccio in viale Washington, un pioppo al Parco della Resistenza e tre esemplari in via dei Scipioni. Per quasi tutti la motivazione riportata è la stessa: “Pianta instabile”, così riportano le carte del Campidoglio.
Il paradosso: i cittadini protestano, i cantieri continuano
Il nuovo elenco di abbattimenti arriva mentre il dossier alberi è diventato uno dei fronti più incandescenti per il Campidoglio, almeno dal punto di vista politico. Da settimane residenti, associazioni e comitati contestano abbattimenti e potature pesanti, promuovendo ricorsi, manifestazioni e iniziative pubbliche. Le proteste si sono rafforzate dopo il taglio di 12 pini in via dei Fori Imperiali, completato a febbraio, e dopo gli interventi alla Passeggiata del Gianicolo. Il Comune richiama la sicurezza; i cittadini chiedono di poter verificare, prima dei tagli, se davvero non esistano alternative, esattamente come previsto nel regolamento del verde pubblico capitolino.
Per gli abbattimenti urgenti motivati da rischi per la pubblica incolumità, l’articolo 32 del verde pubblico consente procedure speciali, ma richiede, ove possibile, sempre e comunque una preventiva informazione ai cittadini sulle motivazioni dell’intervento.
Trasparenza, il vero buco resta nei documenti tecnici
L’avviso del 22 maggio è pubblico e contiene localizzazione, specie, data prevista e una motivazione sintetica. Ma proprio qui si apre il nodo politico: per comprendere perché un pino storico debba essere rimosso, la sola formula “pianta instabile” non consente ai cittadini di valutare la gravità del rischio, la classe di pericolosità, le verifiche eseguite o l’eventuale possibilità di consolidamento e messa in sicurezza. In fondo all’avviso il Comune di Roma precisa che il materiale informativo di dettaglio è “presente agli atti” del Dipartimento: dunque disponibile negli uffici, ma non allegato alla pagina consultabile online. Ma, in tutta sincerità, chi ha tempo per andare di persona a leggere questi documenti perdendo mezza giornata tra impegni di lavoro e famiglia?
Inoltre, dal sito internet del Comune di Roma, nella sezione Dipartimento Tutela Ambientale, non risulta più visibile la sotto-sezione dedicata agli “Abbattimenti “alberature “, proprio quella che dovrebbe contenere le relazioni tecniche degli agronomi.
Un vuoto di trasparenza pesante: proprio lì dovrebbero essere facilmente consultabili perizie e documenti tecnici con cui gli agronomi incaricati dal Campidoglio motivano i tagli programmati sul patrimonio verde della città.

Tra sicurezza e fiducia, il Campidoglio deve scegliere la chiarezza e la Trsaprenza, sempre e comunque
Nessuno può sostenere che un albero realmente pericoloso debba restare in piedi mettendo a rischio persone e cose. Ma proprio perché la sicurezza è un argomento decisivo, l’amministrazione dovrebbe renderla dimostrabile con documenti facilmente accessibili, pubblicati tempestivamente sul sito internet della capitale d’Italia, soprattutto quando si interviene in luoghi simbolici come Caracalla, il Gianicolo o i Fori Imperiali. In modo tale che Roma sembri e sia sempre di più una città che vive i tempi moderni del 2026, non nel 1986.
Anche perché sullo sfondo resta l’inchiesta della Procura di Roma sui crolli di alberi: secondo le cronache giudiziarie, l’indagine sulle centinaia di cedimenti ha coinvolto 23 persone e ha già riacceso il confronto sulle responsabilità nella gestione del patrimonio arboreo cittadino.