Termovalorizzatore di Santa Palomba, “Danneggiati reperti archeologici con gli scavi, fermate lo scempio”: è di nuovo guerra con Gualtieri
Le ruspe scavano, i comitati filmano, la politica attacca. E nel cantiere del futuro termovalorizzatore di Roma, a Santa Palomba, esplode già il primo caso. Al centro della polemica ci sono alcune pietre affiorate durante gli scavi preliminari: blocchi squadrati, levigati, che secondo gli attivisti potrebbero appartenere a un antico manufatto già individuato anni fa nella stessa area. “Sono pietre lavorate dall’uomo”. E attorno al cantiere del termovalorizzatore di Santa Palomba è riesplosa la polemica. Dal cantiere, però, la versione è diversa.
Succede tutto durante le operazioni preliminari nell’area destinata all’impianto voluto dal sindaco Roberto Gualtieri. Gli escavatori impegnati nelle trincee di controllo avrebbero portato alla luce materiali compatibili con una struttura antica, forse collegata a un vecchio sistema di vasche già individuato anni fa nella stessa zona. I comitati parlano apertamente di possibile danno archeologico. Dal cantiere, invece, fanno sapere che l’archeologo incaricato avrebbe escluso l’interesse storico dei reperti. Ma la vicenda, nel frattempo, è diventata politica. E rischia di trasformarsi nell’ennesimo fronte caldo attorno all’inceneritore di Roma.
Termovalorizzatore di Roma, prima pietra tra polemiche e scontri: “Gualtieri senza vergogna”
Il ritrovamento durante gli scavi: “Parti di un antico fontanile”
Tutto nasce durante le attività preliminari avviate mercoledì 20 maggio nell’area destinata al contestato inceneritore di Santa Palomba. Gli escavatori erano impegnati nella realizzazione di alcune trincee quando dal terreno sarebbero emersi conci di pietra lavorati. A notarlo sono stati gli attivisti dell’Unione dei comitati contro l’inceneritore, presenti in presidio a poche centinaia di metri dal cantiere. “Erano pietre chiaramente lavorate dall’uomo, molto simili alla pavimentazione di un antico fontanile rinvenuto qui vicino durante le indagini del 2016”, sostengono i comitati, che parlano apertamente di possibile danneggiamento di stratigrafia archeologica.
Non è soltanto il ritrovamento ad alimentare lo scontro, ma anche le modalità con cui sarebbero stati effettuati gli scavi. Secondo quanto denunciato dai comitati, le operazioni sarebbero state eseguite utilizzando una benna dentata, strumento ritenuto inadatto in un’area considerata sensibile dal punto di vista archeologico. Gli operai, spiegano gli attivisti, stavano effettuando verifiche per escludere la presenza di eventuali ordigni bellici risalenti alla Seconda guerra mondiale. Durante gli approfondimenti, però, sarebbe emerso il materiale contestato. “Un’area con potenziale interesse archeologico richiederebbe ben altre cautele”, sostengono i contestatori dell’opera.
Il precedente del “fontanile” scoperto nel 2016
Le pietre potrebbero avere una connessione con una struttura antica già individuata negli anni scorsi poco distante dal cantiere. Gli archeologi vicini ai comitati parlano di una pavimentazione riconducibile a un sistema di vasche di epoca tardoantica-altomedievale, ribattezzato per comodità “fontanile”, anche se – precisano – non si tratterebbe del classico fontanile rurale ottocentesco. Secondo questa ricostruzione, la profondità da cui sarebbero emerse le pietre coinciderebbe con quella del ritrovamento precedente. Da qui il sospetto che il manufatto possa proseguire anche nell’area oggi interessata dai lavori del termovalorizzatore.
Dal fronte opposto, però, si minimizza. Fonti vicine al cantiere spiegano che durante le operazioni era presente l’archeologo incaricato del monitoraggio e che il materiale rinvenuto sarebbe stato giudicato non rilevante dal punto di vista storico-archeologico. Nelle ore successive, inoltre, lo scavo sarebbe stato richiuso. Una scelta che per i comitati alimenta ulteriori sospetti. “Se è tutto regolare, perché coprire subito l’area?”, attaccano gli attivisti, che parlano di un clima sempre più teso attorno all’opera voluta dal sindaco Roberto Gualtieri.
Esposti, interrogazioni e lo scontro politico sul termovalorizzatore
Intanto lo scontro è diventato anche politico. L’Unione dei comitati contro l’inceneritore ha inviato segnalazioni al ministero della Cultura, al ministero dell’Ambiente e alla Soprintendenza competente chiedendo verifiche immediate. Sul posto è arrivata anche la consigliera regionale Alessandra Zeppieri, mentre dal Municipio IX si alzano toni durissimi contro il progetto del termovalorizzatore. “Roma è in mano alla piova”, tuona Alessandro Lepidini, Assessore all’ambiente, ciclo dei rifiuti e agricoltura del IX Municipio. “Chiediamo al Procuratore Lo Voi un incontro con la massima urgenza perché la Città è nelle mani della piovra. Chiedo di diffondere le nostre denunce ovunque. “Ormai stiamo facendo un presidio permanente per fermare questo scempio, perché le ordinanze stanno distruggendo una strada romana. E scavare sta impendendo che venga accertato un reato”.
“Esprimiamo forte preoccupazione per le operazioni di scavo che il Commissario per il Giubileo Gualtieri ha autorizzato sul terreno di Santa Palomba: le immagini che ci mandano i cittadini presenti sul sito hanno mostrato il totale sventramento di un’area che i tecnici sembra che abbiano definito piena di frammenti fittili con resti di terracotte e basolato assai risalenti. Lo dichiarano Virginia Raggi, ex sindaca di Roma e consigliera M5s, e Carla Canale, capogruppo IX Municipio Lista Civica Raggi. “Non sappiamo se si tratta di una strada romana o dei resti dei muri di una villa. Per questo stiamo preparando un’interrogazione che possa chiarire eventuali autorizzazioni e, al contempo, ci auguriamo che vengano immediatamente predisposti i controlli opportuni che possano tranquillizzare la cittadinanza. D’altro canto se fosse tutto in regola non si vede la ragione per oscurare la visuale con pannelli come sta avvenendo dalle prime ore del mattino del 21 maggio”.
Santa Palomba e il rischio archeologico già segnalato nei documenti
L’area di Santa Palomba, spiegano gli archeologi, non sarebbe affatto marginale dal punto di vista storico. Già in epoca romana la zona ospitava attività agricole e ville rustiche legate alla produzione del territorio. Un elemento che, secondo gli oppositori dell’opera, emergerebbe anche nella documentazione tecnica prodotta per il progetto. Nella verifica preventiva di impatto archeologico, infatti, l’area sarebbe definita “a medio-alto rischio archeologico”.
Adesso saranno eventuali approfondimenti della Soprintendenza a stabilire se durante gli scavi sia stato davvero compromesso qualcosa di rilevante oppure se il caso rientrerà nell’ennesimo capitolo dello scontro infinito attorno al termovalorizzatore di Roma.