A Centocelle degrado e rifiuti: “Roma fa schifo tutta, altro che città ‘pulita come un borgo del Trentino'”. La promessa di Gualtieri ancora disattesa (VIDEO)
Doveva diventare “pulita come un borgo del Trentino” nel giro di due anni. Lo aveva promesso il sindaco Roberto Gualtieri nel 2022, all’indomani dell’incendio del Tmb di Malagrotta. Oggi di quella promessa resta ben poco. O meglio, restano le dichiarazioni, le inaugurazioni, le conferenze stampa. Poi ci sono le immagini. E quelle, come sempre, sono molto più difficili da smentire.
Le ha girate Andrea, un residente di Centocelle, durante una passeggiata intorno a piazza dei Mirti. Un video semplice, senza effetti speciali. Non ce n’è bisogno. Basta puntare la telecamera verso il basso, verso i marciapiedi, o alzare appena lo sguardo verso il verde pubblico. Il degrado parla da solo.
Centocelle, il quartiere dove sembra che il tempo si sia fermato
Se Roma è ormai mediamente sporca e trasandata, c’è un pezzo intero della città che sembra essere stato cancellato dalle priorità del Campidoglio. Roma Est è diventata, suo malgrado, lo stereotipo del degrado urbano. E Centocelle è uno dei simboli più evidenti di questo abbandono.
Andrea decide di fare due passi attorno a piazza dei Mirti. Quello che racconta è un inventario impietoso. Marciapiedi con i cordoli distrutti, verde pubblico completamente secco, alberi lasciati morire con gli impianti di irrigazione rotti, immondizia ovunque, muri ricoperti di scritte, rami secchi abbandonati agli angoli delle strade, tappeti di bottiglie che, racconta, sono lì da mesi. E poi c’è via delle Ninfee, dove da gennaio una voragine aspetta ancora di essere sistemata. Nel frattempo è diventata un contenitore naturale per cartacce e rifiuti.
«Ma la politica se ne rende conto? Come fa a guardarsi in faccia con un pezzo enorme di città in queste condizioni miserevoli?», si chiede Andrea. Domande che, a guardare quelle immagini, sembrano avere una sola risposta: nessuno è passato di lì da parecchio tempo.
Dal “Trentino” alla realtà: quattro anni dopo Roma è ancora sporca
Il contrasto con gli annunci è inevitabile. Quando il sindaco Roberto Gualtieri assicurò che Roma sarebbe diventata pulita come una città del Trentino, molti romani decisero di concedere fiducia. Due anni erano un tempo ragionevole per cambiare il volto della Capitale. Ma di anni ne sono passati quattro.
Nel frattempo è arrivato perfino il Giubileo, con fondi straordinari, cantieri, commissari e investimenti senza precedenti. Eppure basta uscire dal centro monumentale per ritrovarsi davanti a una città dove il degrado continua a essere la normalità. Le immagini di Centocelle non sono un’eccezione. Sono semplicemente una fotografia nitida di quello che migliaia di romani vedono e vivono ogni giorno. “Qui della pulizia del Trentino non c’è traccia. E del sindaco neppure”, commenta un residente. Di Gualtieri si vedono le foto di rito, quelle con elmetto e sorrisi. Quelle delle inaugurazioni, quelle dei proclami, quelle – ora che è estate e quindi stagione di eventi – pure dei concenti.
“Roma fa schifo tutta”: la rabbia dei cittadini corre sui social
Il video pubblicato sulla pagina Roma Fa Schifo ha raccolto decine di commenti. Cambiano i quartieri, non cambia il copione. «Roma fa schifo tutta. È una discarica a cielo aperto. Anche il centro è sporco e puzza di immondizia. Non parliamo delle periferie. I cassonetti andrebbero lavati almeno una volta a settimana», scrive un cittadino. Gina vive a Centocelle da 67 anni e racconta una realtà che conosce bene. «Su viale Alessandrino abbiamo due piccoli parchi: uno è transennato da novembre, l’altro è in un degrado totale. Marciapiedi pieni di zozzeria e via dicendo. Abito qui da 67 anni e non l’avevo mai vista ridotta così».
Dal Nomentano arriva un’altra testimonianza. «Venite qui. Non stiamo meglio. Cassonetti pieni, rifiuti sui marciapiedi e una puzza tremenda». Parole accompagnate da fotografie che raccontano esattamente la stessa storia.
Il vero problema non è Centocelle. È che ormai il fatto che Roma sia sporca e che ci sia degrado ovunque non fa più notizia. Ed è forse questo l’aspetto più inquietante. Non la buca lasciata aperta per mesi. Non il verde pubblico che muore sotto il sole. Non i marciapiedi sconnessi o le montagne di rifiuti. Il problema è che tutto questo sta diventando normale. Ci si abitua alle scritte sui muri. Ai cassonetti traboccanti. Ai marciapiedi impraticabili. Ai parchi chiusi. Alla sporcizia. Alla sensazione che alcune zone della città siano semplicemente uscite dal radar dell’amministrazione. Quando il degrado non scandalizza più, significa che ha già vinto.
Tra un anno si vota. E allora Roma tornerà improvvisamente pulita?
Tra poco più di un anno i romani saranno chiamati di nuovo alle urne. È difficile immaginare che, avvicinandosi la campagna elettorale, non partano pulizie straordinarie, sfalci dell’erba, rattoppi dell’asfalto e interventi-lampo nelle periferie. Succede praticamente a ogni tornata elettorale.
La domanda è un’altra. Se si riesce a intervenire in poche settimane quando arrivano le elezioni, perché non farlo durante gli altri cinque anni? I cittadini non chiedono miracoli. Chiedono normalità. Chiedono marciapiedi percorribili, parchi curati, strade pulite e alberi vivi.
Perché una città non si misura dalle fotografie delle inaugurazioni, dagli elmetti indossati davanti alle telecamere o dai selfie agli eventi estivi. Si misura da come appare quando il sindaco non c’è. E oggi, a Centocelle, l’impressione è che Roma sia stata lasciata semplicemente a se stessa.