Addio ai ‘gabbiotti’ della Polizia Locale, Roma ne smantella 60 su 86: scoppia il caso politico

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Le garitte della Polizia Locale, per anni piccole presenze fisse nei quartieri di Roma, tornano al centro dello scontro politico. A sollevare il caso è il consigliere capitolino di Forza Italia Francesco Carpano, insieme al segretario FI del II Municipio Raffaele D’Orsi, dopo la risposta arrivata alla loro interrogazione sullo stato di abbandono dei cosiddetti “gabbiotti”. Il punto, spiegano, non è solo il degrado delle strutture, ma il messaggio che danno ai cittadini: servizi di prossimità che si spengono e pezzi di città lasciati senza riferimenti concreti.

La denuncia di Carpano: “Così i quartieri restano soli”

Nel comunicato politico, Carpano lega la vicenda a un problema più ampio: il rapporto sempre più fragile tra cittadini e amministrazione in una città enorme come Roma. Il ragionamento è semplice e diretto: se manca una presenza vicina, anche segnalare problemi quotidiani come buche, marciapiedi sporchi o alberi non potati diventa più difficile. Per questo il consigliere azzurro insiste sul valore simbolico e pratico delle garitte: non semplici cabine inutilizzate, ma il segno di un presidio pubblico che si è progressivamente svuotato.

Cosa dice davvero la risposta del Campidoglio

La replica ufficiale conferma che il tema esiste. Nella nota inviata al consigliere, il Campidoglio allega la relazione del Comando generale della Polizia Locale, che parla di cabine censite e georeferenziate, con un degrado peggiorato dal 2022 a causa di esposizione agli agenti atmosferici, inquinamento e atti vandalici.

La relazione aggiunge che, dopo l’inventariazione, si ipotizza il mantenimento di 16 cabine e la dismissione di 60. Non solo: in alcuni casi si valuta anche la sostituzione con vetrorosine e una nuova distribuzione sul territorio.

Il punto politico: piano annunciato, ma senza tempi certi

È qui che nasce la diffidenza di Forza Italia. La risposta amministrativa riconosce il problema e disegna una possibile uscita, ma non indica un calendario preciso né passaggi operativi già avviati. In sostanza, c’è un indirizzo, non ancora un intervento visibile. Ed è su questo che Carpano affonda: il rischio, sostiene, è che anche questa volta tutto resti fermo tra carte, intenzioni e buone parole, mentre nei quartieri continuano a restare strutture degradate e senza funzione.

Una vicenda che va oltre i gabbiotti

La questione, in fondo, supera il destino delle singole cabine. Tocca il tema della presenza del Comune nella vita quotidiana dei romani e della capacità dei Municipi di dare risposte rapide. Carpano e D’Orsi la leggono così: finché i territori non avranno più autonomia e più strumenti, ogni segnale di vicinanza rischierà di diventare un arredo urbano dimenticato. Il Campidoglio ha messo nero su bianco l’ipotesi di una forte riduzione delle garitte. Adesso, però, il passaggio decisivo è uno solo: trasformare la promessa in fatti.