Alberi abbattuti anche a Prati e Testaccio: Roma continua a tagliare, ma non spiega
Altri alberi saranno abbattuti a Roma, dopo quelli dei Fori Imperiali, a piazza dei Cinquecento, al Circo Masssimo e Gianicolo. Questa volta i provvedimenti capitolini riguardano Via Ciro Menotti, a Prati, e Piazza di Santa Maria Liberatrice, a Testaccio. Le date sono le stesse: dal 4 all’8 maggio 2026. Gli atti della Polizia Locale (che il Nuovo 7 Colli ha potuto consultare) spiegano dove non si potrà parcheggiare. Ma non chiariscono il punto che interessa davvero ai cittadini: perché quegli alberi devono essere abbattuti? Non vengono allegate perizie, schede tecniche o valutazioni botaniche. È qui che il tema smette di essere amministrativo e diventa – per l’ennesima volta – politico.
Il Regolamento del Verde dice altro
Il Regolamento del Verde di Roma prevede che gli interventi programmati di abbattimento, potatura o reimpianto di alberate siano comunicati ai residenti con la pubblicazione dell’avviso e dei motivi dell’intervento almeno dieci giorni prima, sia sul sito del Dipartimento Ambiente sia su quello del Municipio interessato. Inoltre, per gli abbattimenti, servono motivazioni precise, relazione tecnica, documentazione fotografica e, quando dovuta, compensazione ambientale.

Proteste archiviate, linea politica confermata
Il problema, dunque, non è soltanto l’albero che viene abbattuto. È il metodo. A Roma si continua a procedere per atti separati, spesso leggibili solo dagli addetti ai lavori: una determina per il traffico, una nota tecnica altrove, una comunicazione che arriva tardi o resta difficile da trovare. Le proteste dei cittadini vengono ascoltate formalmente, ma raramente sembrano cambiare la direzione politica. Il Campidoglio va avanti, e lo fa con una sicurezza che molti residenti percepiscono come chiusura.
La domanda politica resta inevasa
Sullo sfondo ci sono anche gli echi dell’inchiesta della Procura di Roma, che rendono ancora più urgente una risposta pubblica ordinata, completa e verificabile. Nessuna sentenza va anticipata, ma proprio per questo servono carte chiare. La città non può essere chiamata solo a spostare le auto o ad accettare cantieri. Deve poter conoscere le ragioni tecniche, ambientali e politiche delle scelte. Perché il verde urbano non è arredo: è salute, paesaggio, fiducia nelle istituzioni.