Anzio e Nettuno, bancarotta fraudolenta: sequestrati i beni di tre negozi. Sotto accusa un amministratore e la figlia
Sottraeva i beni della società per trasferirli alla nuova attività intestata alla figlia, nel tentativo di sottrarli ai creditori. È questa la ricostruzione della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro dei beni di tre negozi tra Anzio e Nettuno, nell’ambito di un’indagine per presunta bancarotta fraudolenta su una società sottoposta a liquidazione giudiziale, accusata di aver sottratto il patrimonio aziendale ai creditori trasferendolo a una nuova attività intestata alla figlia dell’amministratore.
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Il patrimonio trasferito alla nuova attività
Gli accertamenti della Compagnia della Guardia di Finanza di Nettuno, coordinati dalla Procura della Repubblica di Velletri, sono partiti dalla procedura di liquidazione giudiziale di una società a responsabilità limitata attiva nella produzione e commercio di prodotti da forno e titolare di tre punti vendita sul territorio di Anzio e Nettuno.
Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, il patrimonio dell’azienda sarebbe stato sottratto alla disponibilità della massa dei creditori attraverso il trasferimento dei beni aziendali a una ditta individuale costituita successivamente. La nuova attività risulta formalmente intestata alla figlia dell’amministratore della società in liquidazione. E proprio questo avrebbe consentito di sottrarre il patrimonio aziendale alle pretese dei creditori, mentre l’azienda originaria era sottoposta alla procedura di liquidazione giudiziale.
Ma gli accertamenti non si sono fermati ai beni. Nel corso delle verifiche sarebbe emersa anche la mancata esibizione delle scritture contabili obbligatorie. L’assenza della documentazione ha impedito di ricostruire in maniera completa il patrimonio effettivo della società e le relative disponibilità finanziarie. Sulla base degli elementi raccolti, l’amministratore e la figlia sono stati segnalati all’Autorità giudiziaria per le ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.
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Sequestrati 3 negozi, ma restano aperti
Il Tribunale di Velletri ha quindi disposto il sequestro dei beni aziendali strumentali presenti nei tre esercizi commerciali. Il provvedimento avrebbe potuto mettere a rischio anche la prosecuzione dell’attività e, di conseguenza, i posti di lavoro. Ma il sequestro non ha significato la chiusura dei negozi. Dopo il sequestro, infatti, le parti indagate hanno raggiunto un accordo con il curatore fallimentare e con l’Autorità giudiziaria.
I beni restano sottoposti al vincolo penale, ma potranno continuare a essere utilizzati per permettere la prosecuzione dell’attività d’impresa. In cambio è previsto il pagamento di un canone mensile di 1.500 euro. Una soluzione che punta a salvaguardare la continuità aziendale e i livelli occupazionali, evitando che il sequestro dei beni si traduca automaticamente nella cessazione dell’attività. L’inchiesta, intanto, prosegue sul fronte giudiziario.
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