Aprilia come Gomorra, la faida con l’arsenale da guerra per il controllo della droga: “Pronti a colpire con Kalashnikov e bombe a mano”
Non era il solito “regolamento di conti” per garantirsi le piazze di spaccio migliori. E non stavano preparando una “spedizione punitiva”. Ad Aprilia si era arrivati a un livello molto più alto. Una vera guerra criminale. Con armi da guerra e bombe a mano per colpire i rivali. Nascosto in un appartamento è stato trovato un arsenale da guerra. L’abitazione era usata come come base logistica da un gruppo criminale ritenuto vicino ad ambienti mafiosi. Dentro c’erano Kalashnikov, bombe a mano, silenziatori, giubbotti antiproiettile, uniformi false di Polizia e Carabinieri.
La svolta è arrivata nelle ultime ore, quando la Direzione Investigativa Antimafia, su disposizione della DDA di Roma, con il supporto dei Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia e del Comando Provinciale di Roma, ha eseguito il fermo di quattro persone considerate affiliate a un’organizzazione criminale radicata da anni tra Aprilia e i comuni vicini.
Aprilia, lite in famiglia finisce nel sangue: colpo di pistola alla gamba, ferito un 28enne
La guerra per il controllo di Aprilia
Tutto sarebbe nato da una faida tra gruppi rivali per il controllo del narcotraffico ad Aprili. Una guerra vera. Con minacce, intimidazioni e preparativi per agguati armati. Alcuni degli uomini più pericolosi del gruppo si erano spostati in Spagna, dove avevano creato una base operativa. Da lì avevano coordinato traffici e preparato la ritorsione contro la banda rivale. Ma sarebbero tornati nel Lazio proprio per organizzare la vendetta. Un piano dettagliato e studiato nei minimi particolari. L’obiettivo era mettere in piedi un’azione di fuoco eclatante utilizzando persino armi da guerra dotate di ottiche di precisione per colpire i bersagli a distanza.
La svolta è arrivata il 16 maggio, quando i Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia, insieme alla DIA, hanno fatto irruzione in un appartamento usato come deposito logistico. Dentro hanno trovato un arsenale impressionante. L’elenco sembra uscito da uno scenario militare: una mitragliatrice MG, un Kalashnikov, cinque fucili mitragliatori, una pistola mitragliatrice, carabine, fucili FAL, un fucile di precisione, un fucile a pompa, 22 pistole e revolver, tre bombe a mano, otto silenziatori e dispositivi laser per il tiro. E ancora circa 2.800 munizioni, giubbotti antiproiettile, droga, soldi falsi e perfino uniformi contraffatte con le scritte “Polizia” e “Carabinieri”. Durante il blitz è stato arrestato in flagranza anche uno straniero che faceva da guardiano all’immobile.
Operazione antimafia tra Nettuno, Aprilia e Cisterna: 19 arresti all’alba
La fuga verso la Spagna
Dopo il maxi sequestro, parte del gruppo ha tentato di sparire tornando in Spagna. Uno degli indagati è stato arrestato dalla polizia spagnola con oltre 100 chili di hashish. Ma gli agenti avevano già acceso i riflettori sul capo del clan. L’uomo stava cercando documenti falsi per fuggire in un Paese extra Unione Europea per evitare la cattura. A quel punto la Procura antimafia ha deciso di accelerare. È scattato il fermo nei confronti dei quattro indagati, ritenuti pronti a muoversi continuamente tra Italia e Spagna per sfuggire alle indagini e continuare a gestire traffici e affari criminali.
L’inchiesta riaccende i riflettori su un territorio che da anni vive sotto pressione: Aprilia, il litorale romano e pontino, le rotte della droga tra Lazio e Spagna. Non più solo piccoli gruppi locali o spaccio da strada. Ma organizzazioni strutturate, capaci di muoversi all’estero, accumulare arsenali da guerra e imporre il controllo del territorio con metodi mafiosi. E il sospetto è inquietante: quel deposito di armi potrebbe essere soltanto una parte di quello che ancora non è stato trovato.