Ostia, balneari contro il Campidoglio: “Roma ci deve 2,5 milioni di €”. Gualtieri impone di smontare 5mila cabine a fine stagione
A Ostia torna ad accendersi lo scontro politico sulle concessioni balneari. Imprese Balneari Roma chiede all’assessore della Giunta Gualtieri Tobia Zevi di fare chiarezza sui canoni pagati dagli operatori e respinge con forza l’immagine di una categoria descritta come composta da evasori seriali. Il messaggio è netto: non si può trasformare un contenzioso amministrativo complesso in una condanna pubblica di tutto il comparto.
La replica dei concessionari
Secondo l’associazione, la narrazione sarebbe non solo ingenerosa, ma anche pericolosa. In questi mesi, spiegano i balneari, il dialogo con l’Ufficio Patrimonio sarebbe stato costruttivo e basato su un confronto puntuale. Per questo le parole attribuite all’amministrazione rischiano di far saltare il clima di lavoro costruito finora. Il punto politico è semplice: chi gestisce gli stabilimenti non vuole essere messo alla gogna.
Il nodo dei debiti
Imprese Balneari Roma ammette l’esistenza di posizioni debitorie, ma le circoscrive a quattro concessionari, con importi di circa 500mila euro ciascuno. Una situazione che, secondo l’associazione, rappresenterebbe l’eccezione e non la regola. La maggioranza degli operatori, al contrario, avrebbe contestato davanti a TAR e Consiglio di Stato i calcoli applicati dal Comune sui canoni demaniali, ottenendo ragione.
La partita rovesciata
È qui che la vicenda cambia verso. Per i balneari, infatti, non sarebbero loro i cattivi pagatori, ma il Comune a dover restituire somme indebitamente incassate. Il conto indicato dall’associazione parla di circa 2,5 milioni di euro dovuti agli ex concessionari. Inoltre, circa 30 concessioni avrebbero diritto a una restituzione media di 75mila euro ciascuna. C’è persino un decreto ingiuntivo da 92mila euro che, secondo i balneari, non sarebbe ancora stato onorato.
Il PUA e il rischio cabine
Nel comunicato entra poi il tema del PUA, il Piano di Utilizzazione degli Arenili. Imprese Balneari Roma accoglie positivamente il percorso avviato per arrivare all’approvazione, ma chiede una norma transitoria urgente. Senza una cornice ponte, avvertono gli operatori, a fine stagione si rischierebbe lo smontaggio di circa 5mila cabine e di altri servizi essenziali, proprio mentre l’iter del piano resta ancora da completare.
Carpano: “Smontarle ora significa bloccarle per anni”
Sul punto interviene anche il consigliere Francesco Carpano, che mette in fila il nodo economico e quello politico. Smontare le cabine a settembre 2026 per poi rimontarle a maggio 2027, sostiene, sarebbe una scelta anti economica e priva di senso pratico. Il rischio vero, però, è un altro: una volta smontate, quelle strutture potrebbero non tornare più sugli arenili fino all’approvazione dei progetti dei nuovi concessionari previsti dal PUA. Tradotto: non pochi mesi di stop, ma alcuni anni di vuoto, con spiagge meno attrezzate, servizi ridotti e un litorale lasciato in sospeso.
La richiesta politica
Il messaggio finale è una chiamata alla responsabilità. Il litorale romano, sostengono i balneari, non può vivere solo di demolizioni, accuse e bracci di ferro. Serve una visione condivisa, capace di tenere insieme legalità, servizi, famiglie, imprese e futuro degli arenili. Per Ostia la partita non è solo amministrativa: è politica. E ora il Campidoglio dovrà decidere se continuare sulla linea dura o riaprire davvero il tavolo.