Bancarelle al Colosseo e Fontana di Trevi: Gualtieri costretto dai giudici a riaprire la trattativa sulle location coi privati

Ambulanti - urtisti a Roma-

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Roma è costretta a riaprire il tavolo sulle bancarelle attorno al Colosseo, a Fontana di Trevi e negli altri luoghi simbolo della città, dopo che il Consiglio di Stato (secondo e ultimo grado della Giustizia amministrativa) ha fatto saltare il precedente equilibrio e imposto lo scorso 4 agosto all’amministrazione di coinvolgere realmente gli urtisti nella scelta delle sistemazioni definitive. A metà settembre il Campidoglio tornerà quindi a confrontarsi con gli operatori privati che vendono souvenir nelle aree monumentali.

A settembre Roma deve tornare al tavolo

La novità è arrivata il 24 agosto: a metà settembre il Campidoglio riaprirà il procedimento sul trasferimento dei venditori di souvenir e questa volta al tavolo dovranno esserci anche gli ambulanti interessati. Non è un dettaglio. Proprio la mancanza di un adeguato procedimento partecipato è uno dei punti che hanno fatto crollare davanti ai giudici la gestione delle precedenti delocalizzazioni. Ora Roma dovrà ricostruire il percorso evitando gli stessi errori.

Il Consiglio di Stato ha rimesso tutto in discussione

La sentenza ha stabilito che Roma non aveva dimostrato di avere correttamente attivato il confronto con gli interessati necessario per valutare l’incompatibilità delle vecchie postazioni e l’idoneità di quelle alternative. I giudici hanno quindi ordinato al Comune di individuare gli stalli definitivi in contraddittorio con le parti, mentre nel frattempo tornano efficaci le postazioni originarie per gli operatori aventi titolo.

Le bancarelle tornano davanti ai monumenti

Gli effetti non sono rimasti confinati nelle carte bollate. Il 3 agosto un primo banco è ricomparso davanti al Colosseo, rendendo immediatamente visibile il risultato di una battaglia giudiziaria durata anni. La politica di delocalizzazione era iniziata nel 2014 con l’amministrazione Marino, era proseguita con Virginia Raggi ed è stata mantenuta anche durante l’era Gualtieri. Il sindaco attuale ha quindi ereditato il dossier, ma dopo quasi cinque anni di mandato non è riuscito a chiuderlo definitivamente.

Gualtieri ora non può più limitarsi ad aspettare

Il Campidoglio conserva il potere di tutelare Colosseo, Fontana di Trevi e le altre aree monumentali, e il pronunciamento dei giudici non garantisce necessariamente agli urtisti una determinata postazione per sempre. Ma se Roma ritiene alcuni stalli incompatibili con la tutela dei monumenti dovrà dimostrarlo, confrontarsi con gli operatori e costruire soluzioni amministrativamente solide. È proprio ciò che, fino ad oggi, non ha retto fino in fondo al vaglio della giustizia amministrativa.

Dopo anni di cause, il conto arriva al Campidoglio

Ed è qui che la vicenda diventa un problema politico per Gualtieri. Il centro storico è uno dei biglietti da visita mondiali della Capitale e il Comune deve contemporaneamente difendere decoro, patrimonio monumentale e diritti di una categoria storica riconosciuta. Non basta più spostare i banchi e aspettare il prossimo ricorso. A settembre Roma dovrà finalmente mettere sul tavolo una soluzione capace di resistere anche davanti ai giudici. In caso contrario, l’ennesima riapertura del dossier bancarelle rischierebbe di trasformarsi nel simbolo di una partita che il Campidoglio continua a giocare senza riuscire a chiuderla.