Benedetta Politica – De Gregori difende il silenzio, Silvestri il palco politico: ma quanto è libero un artista troppo vicino al Campidoglio?

Sullo sfondo, l'inceneritore di Roma voluto dal sindaco Gualtieri, in primo piano il primo cittadino e Daniele Silvestri

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Francesco De Gregori nei giorni scorsi ha sostenuto che gli artisti non siano obbligati a prendere per forza una ‘posizione politica’, Daniele Silvestri gli ha risposto in modo netto dalle colonne de La Repubblica: secondo lui, il “Principe” avrebbe perso una buona occasione per stare zitto. Per Silvestri, chi racconta il mondo finisce inevitabilmente per interpretarlo ‘politicamente’. Ma il punto vero, oggi, non è De Gregori. È Silvestri.

De Gregori e il diritto di non ‘farsi arruolare’

De Gregori non è un artista sospettabile di conformismo. Ha attraversato politica, poesia e pubblico per decenni senza farsi mettere una ‘divisa addosso’. La sua posizione può piacere o no, ma ha una coerenza: il palco non deve diventare per forza un comizio permanente. Il cantante non è obbligato a trasformarsi in tribuno politico.

Silvestri e l’impegno selettivo

Silvestri rivendica invece l’artista che interpreta il mondo e prende posizione. Benissimo. Ma allora la domanda diventa inevitabile: contro chi si prende posizione? Contro tutto il potere o solo contro quello più comodo da criticare secondo una certa sensibilità politica? Perché negli ultimi tempi la sua immagine pubblica appare sempre più intrecciata con Roma e con il sindaco Roberto Gualtieri.

Daniele-Silvestri
Daniele-Silvestri

La chitarra accanto al sindaco (pro inceneritore)

Silvestri con Gualtieri alla chitarra. Silvestri dentro iniziative capitoline. Silvestri direttore artistico di Roma in Musica, manifestazione promossa da Roma. Tutto legittimo, tutto pubblico, tutto dichiarato. Ma politicamente singolare. Perché quando l’artista entra stabilmente nella ‘scenografia’ del potere di Roma, la sua indipendenza politica rivendicata diventa almeno una domanda.

L’artista o la bandiera?

Il problema non è che Silvestri suoni. Il problema è che, a forza di apparire nel perimetro istituzionale del Campidoglio, rischia di trasformarsi da artista impegnato a simbolo culturale del sindaco in carica e della sua narrazione politica. Non serve gridare al complotto. Basta guardare la sequenza delle immagini, degli eventi, delle presenze che si moltiplicano. L’effetto politico si produce da solo.

Se fosse successo a destra?

Qui nasce il doppio standard. Se un cantautore vicino alla destra suonasse più volte accanto a un sindaco o a un premier di centrodestra, cosa direbbero i giornali progressisti? Cosa direbbero gli intellettuali di sinistra? Il caso Pino Insegno ha già mostrato quanto rapidamente il rapporto tra artista e politica possa diventare un capo d’accusa mediatico permanente.

Roma in Musica e il ‘consenso elettorale morbido’

Roma in Musica è un progetto culturale gratuito e diffuso. Nessuno lo nega. Ma arriva in un momento politico preciso, con Gualtieri già proiettato verso la sfida della sua rielezione e il Campidoglio impegnato a raccontare una città viva, ordinata, partecipata, ‘musicale’. In questo contesto la musica non è solo musica: diventa atmosfera, racconto urbano, ‘consenso elettorale morbido’.

La bravura non cancella il nodo

Silvestri resta un artista bravo, intelligente, riconoscibile. Proprio per questo dispiace vederlo così esposto nella fotografia politica del potere capitolino. Un cantautore che contesta De Gregori perché difende il diritto di non schierarsi dovrebbe interrogarsi anche sul rischio opposto: schierarsi tanto, e sempre nello stesso perimetro, da perdere la libertà dello sguardo e anche la propria stessa indipendenza.

La prova dell’inceneritore di Gualtieri

La prova vera e provata sarebbe semplice. Sarebbe bello vedere Silvestri, con la sua chitarra, sotto al Campidoglio, cantare una canzone libera contro “L’inceneritore di Roma-Santa Palomba“, un mostro brucia rifiuti fortemente voluto da Gualtieri e progettato a braccetto con la capo-fila di una larga cordata industriale capitanata da Acea.

Un impianto brucia-rifiuti osteggiato da associazioni territoriali, comitati di cittadini liberi e residenti da anni: un impianto da 7,5 miliardi di € di indotto, quanto una mini finanziaria nazionale, una sorta di Ponte sullo Stretto ma locale, a due passi da Roma centro, alle pendici dei Castelli Romani.
Non contro un potere lontano, non contro un bersaglio facile di destra, ma contro una scelta concreta del sindaco con cui oggi Silvestri condivide palchi, fotografie e ‘cornici pubbliche’.

La domanda resta: Silvestri è così libero da poterlo fare? Oppure no? Nel caso non lo fosse, forse dovrebbe applicare a se stesso il consiglio che oggi ha rivolto a De Gregori: stare zitto e sparire da Roma almeno fino alle prossime elezioni di maggio 2027 nel corso delle quali Gualtieri tenterà il bis.