Benedetta TV – Maradona a Cannes smaschera il calcio moderno: “The Match” racconta quando una partita aveva un’anima
Il punto di The Match – il nuovo film dedicato alla ‘mano de dios’ appena presentato a Cannes – non è farci rimpiangere Maradona. Sarebbe troppo facile, quasi comodo. Il punto è mostrarci quanto calcio sia andato perduto mentre il calcio diventava sempre più ricco. Il documentario di Juan Cabral e Santiago Franco, presentato a Cannes Première, atteso nelle sale da settembre, ricostruisce Argentina-Inghilterra del Mondiale 1986 non come una semplice partita, ma come un evento storico, politico e sentimentale.
Quando il pallone pesava più del marketing
Argentina-Inghilterra non fu soltanto un quarto di finale. Fu una ferita che entrava in campo. Alle spalle c’erano la guerra delle Falkland/Malvinas che contrapponeva l’Inghilterra all’Argentina, l’orgoglio nazionale, la memoria di un intero Paese uscito dalla dittatura e il peso simbolico di una sfida contro l’ex potenza imperiale. Cannes, nella scheda ufficiale del film, parla infatti di una partita ricostruita come “memoria viva” e come culmine di oltre due secoli di tensioni tra due nazioni.
La mano, il peccato, il capolavoro
Tutti ricordano la “mano di Dio”. Tutti ricordano il gol del secolo, arrivato pochi minuti dopo: Maradona che prende palla, attraversa il campo, disintegra l’Inghilterra e riscrive la grammatica dell’impossibile. Ma The Match sembra dirci qualcosa di più sottile: quel giorno il calcio non era ancora un contenuto da spacchettare, vendere, sponsorizzare, rilanciare. Era una lingua comune, sporca, contraddittoria, capace di contenere inganno e bellezza nello stesso corpo.
Il calcio di oggi funziona, ma emoziona meno
Il problema del calcio contemporaneo non è che sia professionale. Lo è, forse più che mai. Il problema è che spesso appare perfetto e insieme meno necessario. Stadi trasformati in piattaforme commerciali, calendari dilatati, maglie che cambiano ogni stagione, partite ovunque, competizioni moltiplicate. Tutto corre, tutto monetizza, tutto cerca visibilità. Ma non tutto resta. Secondo Deloitte, i primi 20 club per fatturato hanno generato nel 2023/24 ricavi record per 11,2 miliardi di euro; il Real Madrid ha superato per la prima volta il miliardo in una singola stagione.
Il paradosso dei numeri record
I soldi non sono il male. Sarebbe una tesi debole e facilmente smentibile. Il calcio ha bisogno di ricavi, strutture, investimenti, sostenibilità. Ma i numeri raccontano una trasformazione evidente: per i club più ricchi, la componente commerciale è diventata la principale fonte di entrata, con sponsor, retail, eventi e sfruttamento globale del marchio sempre più centrali. Deloitte segnala che, per i club della Money League, il commerciale vale il 44% dei ricavi complessivi.
La partita che oggi sarebbe un format
Ecco perché The Match colpisce. Perché Argentina-Inghilterra 1986 oggi rischierebbe di essere inghiottita dal racconto social prima ancora di essere giocata: teaser, grafiche, contenuti social, quote, pacchetti hospitality, storytelling preparato in anticipo. Allora, invece, la partita esplose da sola. Non aveva bisogno di essere “posizionata” con un prodotto di marketing, come un’auto o un profumo da vendere. Non era un prodotto emotivo costruito a tavolino. Era una collisione vera tra storia, talento, rancore, paura e genio allo stato puro.
Maradona come controcampo del presente
Maradona torna idealmente a Cannes non per dirci che il calcio moderno è tutto sbagliato. Torna per ricordarci che il pallone, quando è davvero grande, non ‘vende’ soltanto emozioni: le produce. Non chiede di essere ‘consumato’, chiede di essere vissuto e ricordato. The Match funziona perché riapre una domanda semplice e scomoda: quante partite di oggi, tra venti o trent’anni, sapranno ancora raccontare un Paese, un genio del calcio, un’epoca intera? Il calcio non ha perso il denaro. Ha perso, forse, l’anima.