Crisi della nazionale, Federcalcio al bivio: oggi l’incontro dei calciatori per decidere il nome del presidente FIGC
La crisi della Nazionale dopo il terremoto seguito alla terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia al Mondiale ha trasformato una delusione sportiva in un passaggio decisivo per tutto il calcio italiano. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina del 2 aprile, la FIGC (Federazione Italaina Giuoco Calcio) ha fissato al 22 giugno l’assemblea elettiva che sceglierà il nuovo presidente, le candidature dovranno essere formalizzate entro il 13 maggio.
Una corsa che ormai ha due volti
La sfida si è stretta attorno a due figure. Giovanni Malagò si muove con il sostegno della Serie A, che ha indicato il suo nome come riferimento forte per aprire una fase nuova. E Giancarlo Abete, che invece ha avviato il percorso nel mondo dilettantistico e prova a presentarsi come uomo di equilibrio interno.
Oggi conta il peso degli spogliatoi
La giornata di oggi è però diversa da tutte le altre, perché il confronto si sposta su Assocalciatori e Assoallenatori. Malagò e Abete incontreranno i rappresentanti delle due componenti in separata sede, sapendo che lì si gioca una fetta enorme della partita. Gli atleti valgono il 20% dei voti, i tecnici il 10%: insieme fanno un 30% che, in una corsa aperta, può orientare davvero il risultato finale.
Non è solo una guerra di nomi
Ridurre tutto a un derby personale sarebbe però un errore. Nei colloqui di questi giorni, il tema vero è stato il futuro del calcio italiano. La Lega Pro, dopo aver incontrato entrambi i possibili candidati, ha rimesso al centro la riforma Zola, indicata come passaggio importante per dare più sostenibilità al sistema, creare sviluppo stabile e riportare i giovani italiani dentro un percorso credibile verso il calcio dei grandi.
La fotografia di un movimento in affanno
Il quadro emerso dalla relazione FIGC sullo stato di salute del calcio italiano aiuta a capire perché questa elezione valga così tanto. La Serie A è tra i campionati più anziani d’Europa, i giocatori non selezionabili per la Nazionale hanno occupato il 67,9% dei minuti complessivi e il torneo italiano è quasi in fondo alla classifica mondiale per impiego degli Under 21 italiani. Non è solo una crisi tecnica: è una crisi di filiera.
Il voto che deve restituire una direzione
Per questo l’incontro di oggi con i calciatori pesa più di una semplice tappa elettorale. Chi saprà convincere questo blocco non conquisterà soltanto voti, ma lancerà un messaggio su vivai, giovani e identità del calcio italiano. La Federcalcio è arrivata a un bivio vero: non basta scegliere un presidente, serve indicare una strada chiara per ricostruire fiducia, credibilità e futuro.