Dopo il caos ciclabili, Roma si inventa i ‘semaforini’ per le bici: Gualtieri e Patanè preparano l’ennesima stretta

Roma, semaforini

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Roma scopre i “semaforini”: oiccoli dispositivi luminosi pensati per biciclette, monopattini e scooter appena comparsi in via Nazionale, all’altezza di Palazzo Koch, e in via Piccolomini. Sono più bassi, più compatti, piazzati ad altezza uomo e destinati a regolare il passaggio delle due ruote. La sperimentazione è partita in sordina, ma il messaggio politico è chiarissimo: la Giunta Gualtieri vuole aggiungere un altro tassello al grande puzzle delle regole sulla mobilità.

La città delle toppe

Il punto, però, è uno: Roma continua a essere governata a colpi di toppe. Prima si moltiplicano ciclabili troppo spesso contestate perchè ‘Calate dall’alto’, cossì sostengono i cittadini, poi ci si accorge che vanno regolate. Prima si spingono bici e monopattini in una città piena di buche, sanpietrini, incroci complicati e traffico feroce, con mezzi pubblici da terzo mondo, poi si installano mini semafori per provare a mettere ordine. È la politica del dopo, mai del prima.

Patanè e la mobilità laboratorio

L’assessorato alla Mobilità di Eugenio Patanè presenta la sperimentazione come un passo verso maggiore sicurezza. Ma agli occhi di molti romani sembra l’ennesimo esperimento calato su una città già stanca. Roma diventa laboratorio permanente: ciclabili improbabili, corsie ridisegnate, attraversamenti, nuove regole, nuovi divieti, più multe, mezzi scarsi. Intanto automobilisti, motociclisti, residenti e commercianti si ritrovano ogni giorno dentro una giungla urbana sempre più difficile da attraversare.

Ciclabili, il nodo politico

Il tema vero resta il caos ciclabili. La Capitale ha bisogno di sicurezza, certo. Ma la sicurezza non nasce mettendo segnaletica ovunque, né comprimendo la città dentro una visione ideologica della mobilità. Le piste ciclabili spuntano spesso in quartieri già congestionati, ridisegnano carreggiate, tolgono spazio vitale alla sosta e alimentano proteste. E quando i nodi vengono al pettine, arrivano i “semaforini” a fare da cerotto.

Roma tra ZTL e Zone 30

Il problema è che i mini semafori non arrivano da soli. Si inseriscono dentro una stagione politica fatta di strette progressive: ZTL, Zone 30, controlli elettronici, autovelox, photored, nuovi limiti e nuove barriere invisibili. Ogni provvedimento viene raccontato come tutela della sicurezza o dell’ambiente. Ma nella percezione di tanti cittadini il risultato è un altro: muoversi a Roma diventa sempre più complicato, costoso e stressante.

Gualtieri accende un’altra stretta

La Giunta Gualtieri sembra avere scelto la sua strada: più dispositivi, più limiti, più controlli. Il sindaco e Patanè raccontano una Roma moderna, sostenibile, europea. Ma molti romani vedono soprattutto una città dove l’amministrazione pretende di educare i cittadini senza prima garantire servizi efficienti, trasporto pubblico affidabile e strade dignitose.

Il rischio effetto boomerang

Ora il Comune valuterà se i primi dispositivi resisteranno ai vandali e se potranno essere replicati nel resto della città. Ma il rischio è che l’operazione diventi l’ennesimo boomerang comunicativo. Perché Roma non chiede altri simboli, chiede ordine vero. Chiede bus puntuali, metro e tram funzionanti, strade sicure, cantieri chiusi, parcheggi gestiti, traffico meno folle. Invece arriva un nuovo semaforo. Piccolo nelle dimensioni, gigantesco nella polemica.