Inceneritore Roma, la Lega di Pomezia attacca Gualtieri: “Troppi dubbi su acqua, viabilità e vincoli”. Stoccata anche a Rocca
Sull’inceneritore di Roma che dovrebbe sorgere a ridosso dei Castelli Romani, Ardea e Pomezia, torna ad alzarsi il livello dello scontro politico: a riaccendere la miccia è Luigi Lupo, commissario politico della Lega a Pomezia, che chiama direttamente in causa il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Il punto è sempre lo stesso: la localizzazione dell’impianto nell’area di Santa Palomba, scelta che continua a dividere territori, amministratori e cittadini.
I dubbi sul sito
Secondo Lupo, le perplessità emerse in questi giorni sulla collocazione dell’impianto non sarebbero solo politiche, ma anche logistiche, ambientali e infrastrutturali. Nel mirino finiscono la viabilità, la carenza idrica feroce che da vent’anni colpisce l’area di Roma sud, tra i Castelli Romani, Pomezia e Ardea, la vicinanza alle abitazioni, le proteste del Municipio IX, dei Comuni del litorale sud e dei Castelli Romani. A tutto questo si aggiungerebbero anche elementi archeologici emersi durante gli scavi, con segnalazioni dei cittadini su antiche strade e ville di epoca romana.
L’attacco a Gualtieri
Il bersaglio politico è Roberto Gualtieri, accusato da Lupo di avere spinto con forza sul progetto sfruttando i poteri commissariali. Una scelta che, secondo l’esponente leghista, avrebbe scavalcato territori e comunità locali. “Il sindaco di Roma è anche presidente della Città Metropolitana: se la canta e se la suona”, è la sintesi graffiante del ragionamento politico. Una frase che fotografa il nodo istituzionale più contestato: Roma decide, ma gli effetti ricadono anche fuori Roma.
Il nodo dei costi
Nel comunicato Lupo torna anche sull’acquisto dell’area da parte di Ama, richiamando la cifra di circa 7,499 milioni di euro e contrapponendola a una precedente proposta di vendita indicata in circa 2,5 milioni. Un passaggio pesante, che l’esponente della Lega collega direttamente alla Tari pagata dai cittadini romani. La contestazione non riguarda solo il prezzo, ma anche la dimensione dell’area, giudicata insufficiente rispetto alla mole di rifiuti e agli interventi viari necessari.
L’alternativa indicata
La proposta politica è chiara: fermarsi e valutare un altro sito. Lupo rilancia l’ipotesi avanzata da Federico Nicoletti, che avrebbe formalizzato ad Ama un’offerta per un’area di circa trenta ettari, sempre nel Comune di Roma, ma adiacente alla ferrovia, con accesso anche dalla via Ardeatina, lontana dalle abitazioni, vicina a una grande adduzione idrica Acea e priva, secondo la ricostruzione fornita, di vincoli specifici. Un’alternativa che, per la Lega, avrebbe il vantaggio di consentire anche la movimentazione dei rifiuti su ferro.

La chiamata a Rocca
Da qui l’appello al presidente Rocca: intervenire con forza, sul piano tecnico, amministrativo e politico, per convincere Gualtieri a rivedere la scelta. Lupo parla di “buon senso” e mette insieme ambiente, acqua, viabilità, tutela dei cittadini e rispetto dei territori. Il messaggio è netto: se l’impianto deve essere fatto, allora non può nascere in un’area considerata fragile, contestata e già carica di criticità.
Il segnale dei territori
La chiusura è tutta politica. Lupo ricorda le recenti sconfitte del Partito Democratico in diversi Comuni dei Castelli Romani, compresa Genzano, storicamente considerata una roccaforte rossa. Per la Lega, quel voto sarebbe anche un giudizio sulla gestione del dossier inceneritore: mancato ascolto, arroganza istituzionale, distanza dai sindaci e dai cittadini. La battaglia su Santa Palomba, dunque, non è solo ambientale. È già diventata un pezzo della partita politica del Lazio.
