Fanno ubriacare e spogliare le ragazzine, poi le palpeggiano, le filmano e diffondono i video: feste da incubo nel X Municipio
“Se mi lasci te la faccio pagare. Vengo lì con i miei amici e ti pisto”. Minacce a una 14enne, ma non solo. E nn solo a lei. Foto hard che girano nelle chat di adolescenti. E minorenni che vengono fatte bere, fino a stordirsi. Per poi palpeggiarle e, appunto, filmarle e fotografarle. “Ma succede anche di peggio”. Tutto questo a Roma, nel X Municipio, in particolare tra l’Infernetto, Casal Palocco e Acilia, dove alcune feste private in piscina sarebbero sfociate in episodi gravi.
Minorenni molestate sessualmente e ricattate
“Non voglio che succeda anche a me quello che è successo a Melissa”. A confidarsi è Tania (nome di fantasia, come quello di Melissa, ndr). Racconta di quello che sta succedendo a una sua conoscente. Se ne è accorta solo quando, dopo chissà quanti giri, sul suo telefono sono arrivati dei video e delle foto inequivocabili. “All’inizio non capivo, non potevo credere che fosse lei, sembrava drogata o ubriaca. Ma abitualmente lei è una ragazza a posto, non fa queste cose. E di sicuro non dà il permesso di far circolare le sue immagini”.
Ma Melissa non sarebbe neanche l’unica 14enne a essere finita nel giro di un gruppo di ragazzi, tutti di età compresa tra i 14 e i 17 anni, figli di professionisti stimati della zona, che per divertimento farebbero bere le ragazze, fino a perdere il controllo. “Molte non ricordano nulla di quello che succede dopo”, racconta Tania.
“Se mi lasci i miei amici te la fanno pagare”
Alcune di queste ragazze avrebbero provato a ribellarsi. “Il problema è che inizialmente si ‘fidanzano’ con uno di loro. Poi, quando capiscono che per loro è un gioco, che fanno queste cose, cioè i video e le foto, che mentre sono incoscienti tutti le toccano, qualcuna prova a rompere”. E arrivano le minacce. Nelle chat sono circolati anche gli audio, con frasi che cercano di spaventare la vittima di turno. “Non provare uscire, ricordati che i miei amici abitano vicino casa tua. Fanno le ronde. Se ti beccano te la fanno pagare. Non sto giocando, vedrai”, se sente nei vocali. Comportamenti da baby gang, per spaventare la ragazza e convincerla a sottostare ancora ai ricatti.
Da festa a incubo
Proprio nelle ville di Casal Palocco, Acilia e Infernetto alcune feste tra adolescenti sarebbero diventate un incubo per le ragazzine. È lì, infatti, che si sarebbero consumati gli episodi più gravi, con abuso di alcol, sostanze, pressioni di gruppo e violenza. In alcuni casi, ragazze in stato di alterazione verrebbero umiliate, aggredite e riprese con gli smartphone, con immagini poi diffuse nelle chat private, causando ulteriori danni psicologici. Tra le segnalazioni più gravi vi sono episodi in cui ragazze vulnerabili sarebbero state coinvolte in situazioni senza un consenso libero e consapevole. Se confermati, si tratterebbe di fatti di estrema gravità.
Molte vittime ricordano solo frammenti della serata, affrontando poi paura, vergogna e difficoltà nel denunciare.
Le segnalazioni raccolte nelle ultime settimane descrivono un fenomeno che, se confermato, non può essere liquidato come una bravata adolescenziale. Perché quando un gruppo usa l’alcol per rendere vulnerabile una ragazza, quando immagini intime finiscono nelle chat senza consenso e quando chi prova a ribellarsi viene intimidito, non si è più davanti a un semplice gioco finito male.
Adolescenti dalle vite stravolte
Dopo quelle serate, alcune ragazzine hanno cambiato abitudini, hanno paura di uscire, evitano alcuni luoghi e, soprattutto, si sentono colpevoli per qualcosa che non avrebbero mai scelto. A preoccupare è anche la paura di essere giudicate, mentre il timore che altri video possano continuare a circolare e la vergogna di raccontare ai genitori quello che è accaduto finiscono per diventare il terreno più favorevole perché tutto continui come prima.
Ma quello di Melissa non deve restare soltanto un episodio avvenuto durante una festa privata. Sarebbe il segnale di un modello di sopraffazione che si alimenta nel branco, trova forza nei social e si nutre del silenzio delle vittime. E il silenzio, in questi casi, è spesso il miglior alleato di chi pensa di poter continuare a farla franca.