Gualtieri posa la prima pietra dell’inceneritore: parte la sfida a Tar, Procura di Roma, Corte dei Conti e ‘Campo Largo’
Roma, la prima pietra per l’inceneritore a Santa Palomba è stata posata dal sindaco Roberto Gualtieri, l’assessore all’Ambiente Sabrina Alfonsi e dall’Amministratore di Acea Fabrizio Palermo oggi, 15 maggio: il ‘termovalorizzatore’ entra, quindi, nella fase dei lavori. L’impianto costerà circa un miliardo di euro, operativo da fine 2029, così promette il primo-cittadino.
l cantiere che spacca il campo largo
Gualtieri presenta l’opera come la chiave per chiudere il ciclo dei rifiuti di Roma. Ma, politicamente, la sua mossa somiglia a una tanica di benzina gettata su una maggioranza – che dovrebbe condurlo verso il bis a maggio 2027 – già nervosa. Perché il termovalorizzatore non divide solo destra e sinistra. Divide soprattutto il mondo progressista: Pd da una parte, Movimento 5 Stelle, Lista Raggi e pezzi dell’ambientalismo politico dall’altra.
La linea del Campidoglio
Il Campidoglio rivendica il percorso amministrativo: a gennaio Gualtieri, come commissario straordinario, ha firmato l’ordinanza che chiude positivamente l’iter. Tradotto per i cittadini: il Comune sostiene che l’impianto abbia ricevuto i via libera necessari.
Raggi e M5S non mollano
Il fronte contrario però non arretra. Il Movimento 5 Stelle e la Lista Raggi avevano già annunciato azioni legali contro l’inceneritore, parlando di un “No netto e irreversibile”. Oggi quella linea torna centrale: Virginia Raggi e i 5 Stelle hanno rilanciato la battaglia, trasformando Santa Palomba in un simbolo identitario contro la ‘stagione Gualtieri’.
Del resto, la Corte dei Conti indaga su un possibile danno erariale legato all’acquisto da parte di Ama dell’area di Santa Palomba. L’ipotesi riguarda un terreno pagato circa 7,5 milioni anziché i circa 3 milioni ritenuti preventivabili, con 14 persone invitate a fornire spiegazioni. È bene dirlo chiaramente: siamo nel campo delle verifiche e non delle condanne. Ma politicamente il macigno resta enorme.
AVS alza il muro
Sul versante verde e rosso del campo largo, anche Alleanza Verdi e Sinistra continua a vedere l’opera come un errore strategico. Il deputato di AVS Filiberto Zaratti ha definito il termovalorizzatore un investimento sbagliato e un “regalo ai privati”, contestando la durata dell’operazione e il peso economico sui cittadini.
I ricorsi non sono finiti
Inoltre, mentre Gualtieri posa la prima pietra, la guerra nelle aule giudiziarie resta aperta, apertissima. Contro il progetto risultano appena presentati da residenti, associazioni e comitati 5 nuovi ricorsi al Tar del Lazio e un ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche, con al centro anche il tema del consumo idrico e della falda. È il lato meno fotografato della prima pietra: l’opera avanza, ma il dossier resta sotto assedio giudiziario.
Comuni contro il commissario
La battaglia arriva anche dai territori confinanti. I comuni di Ardea, Pomezia, Castel Gandolfo, Genzano e Ariccia hanno avviato un ricorso straordinario al Tar e uno al Presidente della Repubblica per chiedere l’annullamento e la sospensiva dell’ordinanza con cui Gualtieri ha autorizzato l’impianto. Il messaggio politico è chiaro: Roma decide, ma i Comuni intorno temono di pagarne il prezzo. E questa distanza istituzionale pesa più di molto più di una foto con la pala in mano per la prima pietra.
Anche la Procura guarda il dossier
Sul progetto si è acceso anche il faro della Procura di Roma sul tema consumi idrici e Acea: con quale acqua verrà raffreddato per 33 anni questo mostro brucia rifiuti? Anche qui nessuna sentenza, nessuna scorciatoia: ma per Gualtieri il problema giudiziario, ambientale e politico è più che evidente. Ogni metro di cantiere procede dentro una nube di atti, contestazioni, ricorsi, sospetti e inchieste.
La scommessa più rischiosa
La prima pietra consegna a Gualtieri un’immagine di decisionismo. Ma anche una scommessa ad altissimo rischio. Se l’impianto arriverà davvero a regime nel 2029, il sindaco potrà rivendicare di aver chiuso una ferita storica della Capitale. Se invece ricorsi, inchieste, costi o fratture politiche dovessero rallentare tutto, Santa Palomba diventerebbe il simbolo opposto. Non la soluzione ai rifiuti, ma il grande incendio politico acceso nel cuore del centrosinistra romano. Intanto, nella Roma di Gualtieri, il porta a porta, il riciclo e la riduzione dei rifiuti restano ancora una chimera lontana.