Roma, stop all’ampliamento di villa Borghese, Rampelli (FdI): “No al mostro di cemento e acciaio. La direttrice si dimetta”
Roma, la Galleria di villa Borghese non è più soltanto un museo da ampliare o un dossier tecnico ma è diventata un caso politico di livello nazionale con Fabio Rampelli che entra a messo social nella partita e alza il livello dello scontro chiedendo lo stop immediato e urgente del progetto privato a cui il Campidoglio ha già concesso la pubblica utilità, senza passare per il via libera dell’aula Giulio Cesare. Il vicepresidente della Camera, esponente di Fratelli d’Italia, boccia l’ipotesi di nuovi edifici accanto al museo e chiede un passo indietro alla direttrice Francesca Cappelletti. Il suo messaggio (lanciato sui suoi canali social) è netto: il patrimonio non si tratta come un’area disponibile, né Villa Borghese come un vuoto da riempire. L’intera vicenda è stata da noi ricostruita nei giorni scorsi.
“No al mostro di cemento e acciaio”
Sulla sua pagina social Rampelli usa parole pesanti, ma politicamente calibrate. La Galleria Borghese, scrive, non ospita soltanto capolavori: è essa stessa un capolavoro di architettura. Ricorda l’avvio dei lavori nel 1607 per volontà del cardinale Scipione Caffarelli Borghese e insiste sul rapporto tra edificio e villa, tra pieni e vuoti, tra museo e paesaggio. Da qui la stoccata: costruire accanto alla Galleria un nuovo volume rischierebbe di produrre, secondo lui, un “mostro di cemento e acciaio”, evocando il modello della Nuvola di Fuksas. La sua linea è semplice: più che allargare il museo, bisogna allargare la visione.
La frecciata alla direttrice e al Campidoglio
Rampelli colpisce anche la procedura. Contesta alla direttrice di aver incardinato un percorso di ampliamento che, a suo dire, toccherebbe un bene simbolico della città senza un chiaro coinvolgimento politico e istituzionale del Ministero. Nel mirino finisce anche la sponsorizzazione tecnica legata a Proger Spa, società indicata per la redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica. L’avviso di aggiudicazione della Galleria Borghese richiama infatti l’accettazione della proposta di sponsorizzazione tecnica presentata da Proger, mentre la memoria capitolina parla di un nuovo volume contermine all’attuale sede.
Il Campidoglio prova a frenare
Roma Capitale, intanto, cerca di raffreddare l’incendio. Gli assessori Massimiliano Smeriglio, Sabrina Alfonsi e Maurizio Veloccia hanno chiarito che la Giunta ha approvato una memoria “ricognitiva”, senza effetti vincolanti e senza autorizzazioni a costruire. Ma proprio qui nasce il nodo politico: se non è un via libera, è comunque un segnale. La memoria riconosce il pubblico interesse all’adesione di Roma Capitale all’iniziativa, rimettendo poi la partita ai pareri della Soprintendenza statale, della Sovrintendenza capitolina e degli uffici competenti.
Dal fronte delle associazioni alla crepa nella maggioranza
La vicenda è esplosa nei giorni scorsi con la protesta di Italia Nostra, Bianchi Bandinelli e altri comitati, contrari all’ipotesi di un nuovo volume accanto alla Galleria. Poi è arrivata la memoria della Giunta Gualtieri del 5 maggio, letta dagli oppositori come un passo politico pesante, nonostante la successiva frenata del Campidoglio. A complicare il quadro è stato anche il dissenso di AVS, cioè di una forza della stessa area che sostiene la maggioranza capitolina. Infine è entrata nel dibattito la proposta del Villino Pincherle: recuperare un edificio storico già esistente, legato alla memoria di Alberto Moravia, per immaginare una Galleria Borghese diffusa. In altre parole: non consumare altro spazio simbolico, ma riusare ciò che Roma ha già lasciato ai margini.