Il Campo largo di Roma scricchiola, il M5S porta a Ostia il NO al riarmo anti-PD: sul tavolo anche i dossier Inceneritore e Olimpiadi 2040
Roma, il problema del campo largo romano non è l’ennesima divergenza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle sul NO grillino alle armi e alla guerra in Ucraina. Il problema è che l’alleanza – almeno quella romana – continua a essere raccontata come un approdo ormai vicino, quasi scontato, dietro l’angolo. Almeno questo ha fatto il consigliere capitolino M5S Paolo Ferrara nei giorni scorsi in una intervista a La Repubblica, mentre i fatti descrivono nei fatti l’alleanza giallo-verde ancora come un cantiere privo di un progetto concreto e condiviso. Olimpiadi di Roma 2040, inceneritore Acea di Santa Palomba, politica estera e sviluppo urbanistico della capitale non sono dettagli da sistemare dopo le elezioni 2027: sono precisamente le questioni sulle quali si misura l’identità di una coalizione vera.
Il fronte nazionale arriva sul litorale romano
Sabato 18 luglio, alle 19, piazza Anco Marzio a Ostia ospiterà “La guerra la paghi tu”, iniziativa nazionale del Movimento 5 Stelle contro l’aumento delle spese militari. Tecnicamente non sarà un corteo, ma la tappa di un tour politico con esponenti nazionali, parlamentari, consiglieri regionali e rappresentanti romani.
Sul palco è annunciato anche Paolo Ferrara, vicepresidente dell’Assemblea Capitolina, insieme a Paola Taverna, Riccardo Ricciardi, Ettore Licheri e altri dirigenti pentastellati regionali e romani. Il messaggio scelto dal Movimento è inequivocabile: più risorse per sanità, scuola, salari e famiglie, meno denaro destinato agli armamenti.
Ferrara e quella pace annunciata troppo presto
La presenza di Ferrara rende politicamente interessante l’appuntamento. Soltanto l’8 luglio il consigliere aveva aperto alla candidatura olimpica di Roma 2040, chiedendo (anche ai suoi stessi colleghi) di superare gli approcci ideologici e immaginando Giochi costruiti nell’interesse dei cittadini. L’intervento di Ferrara ha rappresentato una mossa esplicita verso l’intesa elettorale con il Pd di Roma per sostenere il secondo mandato di Roberto Gualtieri.
L’apertura di Ferrara alle Olimpiadi 2040 ha quindi assunto un valore più ampio dello sport: sembrava il segnale dell’M5S romano ormai pronto a chiudere la stagione dello scontro e ad accompagnare il sindaco Gualtieri verso il bis del 2027. Ma confondere un avvicinamento di un singolo consigliere, su un singolo dossier, con una pace politica complessiva significa guardare soltanto la superficie.
Olimpiadi e inceneritore, le fughe in avanti romane
Del resto, anche sulle Olimpiadi di Roma 2040 il percorso appare a dir poco singolare. L’annuncio politico ‘urbi et orbi’ via La Repubblica del solo Ferrara in avanzata solitaria, con la capogruppo M5S Linda Meleo muta in Campidoglio, lascia sconcertati gli stessi fan, seguaci e elettori grillini.
Il 3 luglio Gualtieri ha dichiarato a mezzo stampa che Roma sarà “in prima linea” per ottenere i Giochi del 2040; pochi giorni dopo è arrivata l’apertura politica – che più esplicita non si potrebbe – ma del solo Ferrara, non dei vertici M5S di Roma, regionali (Carlo Colizza) e nazionali (Conte): ma perchè?
Il tema non è essere favorevoli o contrari alle Olimpiadi a priori. Il punto – almeno per l’elettorato M5S – è stabilire costi, infrastrutture, garanzie ambientali e ricadute sulla città prima di trasformare una suggestione in collante elettorale. Intanto, per il momento, l’aula Giulio Cesare ha rinviato per 10 volte consecutive il voto della mozione di Azione di gennaio scorso che chiede l’avvio dell’iter olimpico. Una coalizione credibile non può nascere attorno a una intervista pro Olimpiadi 2040 di un singolo e solo consigliere, rimandando ‘a dopo’ le questioni più difficili e lo stesso voto in aula per l’avvio preliminare dell’iter.
Tra le questioni più sensibili, nei rapporti tra M5S e PD, la prima è Santa Palomba. Il cantiere dell’inceneritore Acea è stato inaugurato da Gualtieri il 15 maggio scorso, mentre il M5S capitolino combatte unito (almeno così ci viene raccontato) l’impianto fin dal suo annuncio. Qui non esiste una formula diplomatica capace di nascondere la distanza: per il sindaco Gualtieri è un’opera strategica, per i Cinque Stelle resta una scelta ambientale sbagliata, da bloccare senza se e senza ma, o no?
Anche il mondo progressista presenta il conto
Sul fronte urbanistico il disagio supera ormai i confini anche dei partiti. Il Piccolo America ha contestato la trasformazione dell’ex Metropolitan e ha perfino evocato una lista civica alternativa. Un altro gruppo di associazioni, urbanisti ed esponenti della sinistra ha chiesto a Gualtieri di abbandonare quello che definisce il “modello Milano”, fondato sulla centralità degli investimenti immobiliari, degli studentati privati e dei grandi progetti di rigenerazione. Tra i firmatari compaiono anche esponenti di Europa Verde, Sinistra Italiana, Demos e M5S.
Italia Nostra, dal canto suo, ha criticato il progetto degli ex Mercati Generali, parlando di un’economia fondata sul cemento, e ha contestato le trasformazioni urbanistiche capaci di aumentare il consumo di suolo.
Il campo largo non è fallito: non è nemmeno ancora nato
Le divergenze non rendono impossibile un’alleanza, tra Pd e M5S. Ma devono farlo attraverso un programma pubblico, non attraverso una sequenza di dichiarazioni rassicuranti a mezzo stampa.
La manifestazione di Ostia non farà saltare il dialogo tra Pd e M5S. Dimostra però che quel dialogo è assai meno avanzato di quanto raccontato dopo l’apertura sulle Olimpiadi da Ferrara. Il campo largo romano non è un progetto fallito. Più semplicemente, non è ancora nemmeno nato.
Per nascere dovrà decidere (e dire pubblicamente) cosa pensa dell’inceneritore, delle Olimpiadi 2040, del riarmo, dell’urbanistica di Gualtieri, della cultura e dei grandi eventi, a cominciare proprio dalle Olimpiadi 2040. Finché queste risposte non arriveranno, le ‘nozze’ del 2027 resteranno annunciate. Ma il matrimonio politico continuerà a non avere né data né promesse condivise.