Imprese e Lavori Pubblici: Roma approva a maggio il Piano che la Giunta avrebbe dovuto votare (per legge) entro febbraio
Roma, la Giunta Gualtieri ha approvato il 7 maggio il Piano annuale dei flussi di cassa (che inseriamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo), cioè il documento che programma (tra le altre cose) i pagamenti dell’amministrazione pubblica a favore dei privati (imprenditori e aziende) ma la stessa delibera richiama la scadenza prevista dalla legge del 28 febbraio (articolo 6 Legge 155/2024).
Tradotto: il Piano-pagamenti di Palazzo Senatorio arriva con 68 giorni di ritardo, quando il primo trimestre dell’anno era già alle spalle. Non un dettaglio burocratico per la Capitale d’Italia, ma un segnale sulla macchina amministrativa che deve governare fatture, fornitori, appalti e lavori pubblici tra l’altro proprio mentre incombono le scadenze innumerevoli dei cantieri PNRR con il rischio che decine di milioni di euro pubblici sfumino.
Chi c’era e chi non c’era in Giunta
La seduta della Giunta Gualtieri si è svolta in Campidoglio: presenti il vicesindaco Silvia Scozzese e gli assessori Alfonsi, Battaglia, Patanè, Veloccia, Zevi, Pratelli, Segnalini e Smeriglio. Assenti il sindaco Roberto Gualtieri e gli assessori Funari, Lucarelli e Onorato.
Perché quel Piano conta davvero
Quello di cui parliamo non è un atto qualunque. Il Piano annuale dei flussi di cassa serve a mettere in fila, trimestre per trimestre, entrate e uscite del Comune. Dentro ci sono le previsioni sui soldi che Roma deve incassare e su quelli che deve pagare: quindi anche fatture, fornitori, imprese e appalti. Il decreto richiamato dalla delibera lo collega espressamente alla riduzione dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione e, in particolare, agli obiettivi stringenti PNRR.
Il paradosso politico del Piano anti-ritardi
Qui nasce il cortocircuito: il documento che dovrebbe aiutare l’amministrazione capitolina a evitare ritardi nei pagamenti viene approvato in ritardo. La delibera della Giunta Gualtieri ricorda che il Piano deve contenere un cronoprogramma di pagamenti e incassi e che va ‘adottato entro il 28 febbraio‘, così si legge tra le carte. Formalmente l’atto c’è, anche se è arrivato in ritardo. Politicamente resta il punto: come si programma per tempo ciò che viene approvato quando una parte dell’anno finanziario è già trascorsa?
Le cifre: non una pratica minore
Il Piano muove numeri enormi. Le previsioni indicano per il 2026 riscossioni per circa 9,831 miliardi di euro, pagamenti per circa 9,674 miliardi e risorse disponibili complessive per oltre 11,267 miliardi. Il fondo di cassa finale stimato è di circa 1,593 miliardi. Sono cifre che danno la misura della posta in gioco: questo documento non riguarda la cancelleria di un ufficio, ma la ‘regia finanziaria’ di Roma.
Il contesto dei conti romani
Il ritardo pesa ancora di più se inserito nel quadro dei conti capitolini. Roma si porta dietro il tema storico della Gestione commissariale del debito accumulato fino al 2008, pari a circa 350milioni di euro, con beneficio d’inventario. Accanto a questo, negli ultimi mesi sono emersi dossier pesanti su partecipate e servizi: AMA con richiesta di risorse al Campidoglio, il fronte delle cartelle Tari, i costi per gestire il contenzioso e i debiti di società pubbliche o partecipate come Atac, Farmacap e Centrale del Latte.
La domanda che resta aperta
La questione, dunque, non è che il ritardo abbia prodotto automaticamente un danno. Il punto politico-amministrativo è un altro: perché Roma ha approvato solo a maggio un Piano che la legge colloca ‘entro febbraio’? E soprattutto: come sono stati governati nel frattempo incassi, pagamenti, fatture e flussi collegati ai lavori pubblici PNRR in corso di scadenza?
Una Giunta che arriva dopo la scadenza
E in una città dove ogni ritardo si scarica su cantieri, imprese, fornitori e servizi, il calendario diventa sostanza politica. Il Piano-pagamenti doveva essere lo strumento per dare ordine alla cassa. È stato varato quando l’anno era già entrato nel secondo trimestre. Per Roma non è una condanna, ma è certamente una domanda: se il Piano anti-ritardi parte in ritardo, chi garantisce davvero la puntualità della macchina romana e, in particolare, quella relativa ai cantieri PNRR in corso di ultimazione e scadenza con il rischio che la Capitale perda decine di milioni di euro di fondi pubblici?