Internazionali di tennis, l’area del torneo è passata da 9 a 20 ettari: così Roma cresce con Sinner


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Roma non vive più soltanto di calcio. Gli Internazionali d’Italia 2026 raccontano una città che ha capito, forse con ritardo ma con decisione, che il tennis può diventare economia, turismo, immagine internazionale e servizio pubblico. Il simbolo è Jannik Sinner, numero uno del mondo, ma la storia è più larga: attorno a lui è cresciuto un movimento, e attorno al movimento si è allargato il Foro Italico. L’edizione 2026 è in programma dal 28 aprile al 17 maggio e promette oltre 300 match tra ATP e WTA.

L’effetto Sinner non è solo tifo

Sinner non ha inventato da solo il boom degli Internazionali, ma lo ha accelerato. Dal debutto romano del 2019, quando era ancora un giovane da scoprire, il torneo ha cambiato passo. Oggi arriva a Roma da leader mondiale, con nove titoli Masters 1000 e una stagione già pesantissima: Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid vinti nel 2026. L’ATP ricorda che a Roma il suo miglior risultato resta la finale del 2025, persa contro Alcaraz.

Biglietti, incassi e pubblico globale

Il dato politico è semplice: quando uno sport riempie gli spalti, genera ricchezza e costringe le istituzioni a investire meglio. Nel 2025 gli Internazionali hanno chiuso con 393.051 paganti e oltre 35,2 milioni di euro di incasso. Per il 2026 la prevendita è già partita fortissima: 299.535 biglietti venduti, con un aumento dell’11% rispetto allo stesso momento dell’edizione precedente. L’obiettivo delle 400mila presenze non è più uno slogan, ma una soglia concreta.

Il Foro Italico cambia pelle

La crescita non è solo nei numeri. È fisica, visibile, urbana. Il torneo oggi si muove su 21 campi: 19 dentro il Foro Italico e 2 sul Lungotevere. Il nuovo assetto ruota attorno a tre poli: Campo Centrale, BNP Paribas Arena nello Stadio dei Marmi e SuperTennis Arena vicino all’ex Ostello della Gioventù. Non è un maquillage per vendere più biglietti: è una riorganizzazione dello spazio pubblico, pensata per reggere un evento ormai molto più grande della vecchia abitudine romana.

Lo Stadio dei Marmi diventa una scelta politica

Portare il tennis nello Stadio dei Marmi significa usare la storia senza tenerla sotto vetro. La nuova arena da oltre 7mila posti sposta il baricentro del torneo e trasforma un luogo simbolico in una macchina sportiva moderna. È qui che la politica deve guardare oltre la foto di rito: se gli impianti funzionano soltanto dieci giorni l’anno, sono costo; se vivono tutto l’anno, diventano servizio. Sport e Salute parla di un progetto complessivo da circa 160 milioni di euro per rendere il Foro più verde, fruibile e collegato alla città.

Il nodo del Centrale coperto

Il passaggio decisivo sarà la copertura del Campo Centrale. Dopo anni di rinvii, il progetto è stato annunciato con un investimento da 60 milioni di euro e l’obiettivo di rendere l’impianto utilizzabile per circa 150 giorni l’anno, non solo per il tennis. È qui che Roma si gioca la credibilità: un grande evento non può dipendere sempre dal meteo, né può restare prigioniero dell’emergenza organizzativa. Il tetto del Centrale, previsto entro il 2028, è il vero esame di maturità.

Dal campione alla base

Il punto non è soltanto applaudire Sinner. Il punto è capire se questa spinta arriverà ai circoli, ai ragazzi, ai quartieri e alle famiglie che non possono pagare corsi costosi. Anche per questo il campo in Piazza del Popolo ha un valore politico: porta il tennis fuori dai cancelli del Foro e lo rende visibile a tutti. Sport e Salute lo presenta come un modo per avvicinare ragazze e ragazzi alla pratica sportiva. Se Roma vuole davvero crescere con Sinner, deve farlo anche lontano dai posti numerati.

Una capitale che deve scegliere

Gli Internazionali BNL d’Italia non sono più solo un torneo. Sono una prova di governo della città: trasporti, accessi, verde, sicurezza, prezzi, inclusione, turismo. La “Sinnermania” porta pubblico e soldi, ma da sola non basta. Serve una Roma capace di trasformare l’entusiasmo in infrastrutture, e l’evento in una politica sportiva stabile. Il Foro Italico allargato a 20 ettari è il segnale. Ora la domanda è semplice: Roma userà questo boom per cambiare davvero, o si limiterà a incassare l’onda finché dura?