Lavoro, morti bianche come guerra e covid. Vergogna di Stato

Due morti bianche a Roma, in sole 48 ore. Prima è’ successo che un operaio edile, 53 anni, originario di un paesino dei monti Lucretili cadesse nel vuoto. Mentre lavorava su una impalcatura, sospeso ad oltre dieci metri di altezza. Nei pressi di via Veneto, nel cuore della Roma della dolce vota. Ma lui, Bernardino Passacantili, stava la’ per lavorare. Impegnato nella ristrutturazione di una palazzina. Adesso a piangerlo, sono i due figli e i quattro nipotini. Oltre un paese in lutto, Licenza. Dove Bernardino era amato da tutti. E nel tempo libero dava una mano, preparava l’infiorata. Suonava nella banda musicale. Una tragedia assurda, certamente evitabile. Neanche il tempo di piangerlo, ed ecco un altro morto. Fabio Palotti, 39 anni. Una bambina che non rivedrà mai più il suo papà. Stava lavorando a un ascensore, all’interno del ministero degli affari esteri alla Farnesina. Inghiottito all’improvviso, come in un film horror. Ma purtroppo questa è la realtà. A Roma e in Italia. Oltre 1000 morti sul lavoro nel 2021, 46 solo a gennaio di quest’anno. Una lunga scia di sangue, che ci fa vergognare. Perché certo, c’è stato il covid e c’è la guerra. Ma morire per lavorare, non può più accadere. In Italia, nel 2022. E’ una vergogna, servono leggi più severe e controlli. Il monito è arrivato più volte, anche da Papa Francesco e dal Presidente della Repubblica Mattarella. Ma la politica sembra non sentire. E la scia di sangue e di morte non si ferma.

Nella giornata mondiale della sicurezza sul lavoro muore un operaio dentro alla Farnesina

L’appello di Papa Francesco, ridare dignità all’essere umano

“Basta morti sul lavoro. È importante dare dignità all’uomo che lavora ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo perché l’uomo è signore e non schiavo del lavoro”. Questo il monito lanciato da Papa Francesco, nei giorni appena successivi allo scorso Santo Natale. Ma anche il Presidente della Repubbkica Sergio Mattarella si è più volte fatto sentire su questo delicatissimo tema. “Una ferita sociale” secondo Mattarella. Che si è richiamato anche recentemente alla nostra Carta costituzionale.ricordando l’articolo 4, che tutela e riconosce questi diritti affinché siano effettivi per ogni lavoratrice e lavoratore. “Lo Stato democratico deve consentire a ognuno di svolgere la propria attività lavorativa” ha ammonito il presidente della Repubblica. “Tutelando la salute e assicurandone lo svolgimento nella più totale sicurezza“. Nel suo messaggio di fine anno Mattarella aveva invitato inoltre alla riflessione. “Le vittime degli incidenti sul lavoro sono persone che escono di casa con progetti per il futuro e attività dirette ai loro cari. Il luogo di lavoro deve essere il posto da cui si torna“.

La giornata mondiale della sicurezza sul lavoro rischia di restare uno slogan

Rischia di restare uno slogan. Se lo Stato e la politica non intervengono. Questo il giudizio del sindacato UGL, espresso ieri. In occasione della giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro. “Non esistono luoghi di lavoro sicuri e non è ancora sufficiente l’impegno del nostro Governo affinché il lavoro sia dignitoso, retribuito adeguatamente, ma soprattutto sicuro” hanno dichiarato il segretario nazionale UGL Capone è quello del Lazio Valiani.  Che poi hanno concluso: “Ancora una volta chiediamo alle istituzioni nazionali e al presidente Draghi di intervenire urgentemente. Intensificando i controlli e rafforzando la formazione e la cultura della sicurezza sul lavoro per prevenire simili tragedie”.

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