NO agli Inceneritori, la convention NOVA del M5S gela Gualtieri: Campo Largo di Roma nella palude


Contenuti dell'articolo

Il voto degli iscritti del Movimento 5 Stelle a Nova (la convention nazionale grillina) mette Roberto Gualtieri davanti a una contraddizione difficile da nascondere: mentre il sindaco commissario spinge sull’inceneritore di Santa Palomba, il 94,33% della base pentastellata chiede la progressiva dismissione di questi impianti.

Da Nova arriva un mandato netto

L’ultima novità arriva dalla convention nazionale del M5S e dalla consultazione online svolta tra il 18 e il 20 settembre. Alla proposta di ridurre gli allevamenti più impattanti e procedere alla «graduale dismissione degli inceneritori» hanno risposto sì 41.998 iscritti. I contrari sono stati 2.525, appena il 5,67%.

Non è quindi un semplice ordine del giorno approvato da pochi dirigenti. È una linea politica votata dalla base e ora consegnata anche ai vertici territoriali, compreso il coordinatore regionale del Lazio Carlo Colizza e quello romano Linda Meleo. I risultati ufficiali di Nova lasciano pochissimo spazio alle interpretazioni.

Il secondo strappo riguarda il riarmo

Anche sulla politica internazionale il segnale è pesante. Il 94,1% ha approvato il no al piano Rearm EU, il 91,8% si è espresso contro l’aumento della spesa per la difesa e il 91,7% ha condiviso l’affermazione secondo cui continuare a inviare armi allontana la pace.

È una piattaforma difficilmente sovrapponibile all’impostazione europeista e atlantista incarnata dal Partito democratico e dallo stesso Gualtieri. Il problema, però, a Roma diventa ancora più concreto: qui la distanza non riguarda soltanto Bruxelles, ma un impianto destinato a segnare il territorio per decenni.

Roma-Santa Palomba diventa il muro del Campo largo

Il nuovo inceneritore voluto da Gualtieri dovrebbe trattare fino a 600mila tonnellate di rifiuti ogni anno nel quadrante di Santa Palomba, nell’estrema periferia meridionale di Roma e a ridosso dei Castelli Romani. La gara è stata aggiudicata al raggruppamento RenewRome guidato da Acea Ambiente.

La contraddizione politica è evidente. Il M5S vota per accompagnare gli inceneritori verso la dismissione; Gualtieri vuole costruirne uno nuovo, enorme e destinato a funzionare a lungo. La parola “graduale” non impone la chiusura immediata degli impianti esistenti, ma rende assai più difficile giustificare la nascita di un forno nuovo di queste dimensioni.

L’incursione di Conte ora pesa di più

Pochi giorni prima, Giuseppe Conte era arrivato alla Garbatella chiedendo primarie vere per scegliere la guida del Campo largo. Sul palco, accanto a lui, sedeva anche Massimiliano Smeriglio, assessore della Giunta Gualtieri: un’incursione compiuta dentro il centrosinistra romano e non in territorio neutrale. Il PD capitolino aveva subito frenato.

Nel frattempo, attorno al sindaco di Roma continua a circolare l’ipotesi di una candidatura nazionale come possibile alternativa a Conte, qualora il leader pentastellato insistesse sulle primarie. Una carta coltivata nell’area democratica, ma che oggi deve fare i conti con il verdetto di Nova.

L’alleanza rischia di bruciare nel forno

Il punto politico è ormai scoperto. PD e M5S possono rinviare la scelta del candidato, discutere sulle primarie e cercare formule diplomatiche. Ma a Roma dovranno rispondere a una domanda molto più semplice: il Movimento sosterrà nel 2027 un sindaco che sta costruendo proprio quell’inceneritore che il 94,33% dei suoi iscritti vuole superare?

Santa Palomba rischia così di diventare il vero banco di prova del Campo largo. Perché le alleanze possono reggere sulle formule, molto meno su un forno da 600mila tonnellate l’anno.