Ostia, lidi chiusi nel caos: cabine devastate, incendi e occupazioni. Sul lungomare torna l’incubo sicurezza (FOTO)
Vetrate in frantumi, cabine distrutte, materassi dati alle fiamme e stabilimenti trasformati in rifugi improvvisati. L’estate deve ancora entrare nel vivo, ma sul lungomare di Ostia è già emergenza sicurezza. E mentre i cancelli dei lidi sequestrati restano chiusi, qualcuno continua a entrare indisturbato. L’ultimo episodio è andato in scena nella notte tra sabato e domenica ai Bagni La Vittoria, uno degli stabilimenti finiti sotto sequestro nelle scorse settimane nell’ambito delle verifiche sulle concessioni demaniali. Quando il guardiano si è accorto di quanto era accaduto era ormai troppo tardi: sei cabine devastate, vetri distrutti e danni all’interno della struttura.
Un raid che arriva appena poche ore dopo l’incendio scoppiato all’interno del lido L’Oasi, altra struttura chiusa e sotto sequestro, dove i vigili del fuoco hanno trovato giornali incendiati e materiale combustibile all’interno dell’area. Due episodi distinti, ma che raccontano lo stesso problema.
I lidi chiusi diventano terra di nessuno
A raccontare quanto accaduto all’interno dello stabilimento “Bagni La Vittoria” l’ex gestore Cosimo Suriano, insieme all’attore comico Enzo Salvi. «Qualcuno è entrato nel corso della notte tra sabato e domenica e ha devastato 6 cabine, mandando in frantumi vetrate e danneggiando arredi. Secondo il guardiano notturno si trattava di 5 individui diretti verso l’ex Village e il chiosco dell’ex Faber Beach. Le telecamere, purtroppo, hanno ripreso soltanto due persone», ha affermato Suriano. «Chiudono gli stabilimenti, ma poi non viene messa nessuna vigilanza. Non si proteggono i lidi così, è una vergogna», ha aggiunto Salvi.
La sensazione, denunciata da settimane da residenti, operatori balneari e associazioni del territorio, è che molti stabilimenti chiusi stiano diventando enormi contenitori vuoti senza alcuna reale protezione. Una volta abbassate le serrande, infatti, resta un patrimonio fatto di strutture, arredi, impianti e spazi che, in molti casi, non vengono presidiati in maniera continuativa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Intrusioni, occupazioni abusive, atti vandalici e incendi stanno diventando una costante lungo diversi tratti del litorale. A preoccupare è soprattutto il fatto che non si tratti di episodi isolati.
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Il fantasma degli incendi del 2025
Per chi vive Ostia da anni, quanto sta accadendo riporta inevitabilmente alla memoria una delle notti più inquietanti della storia recente del litorale. Tra il 26 e il 27 marzo 2025 una sequenza di incendi colpì diversi stabilimenti balneari nel giro di poche ore. Le fiamme divamparono da un lido all’altro, costringendo a un imponente intervento dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine. Tra le strutture danneggiate c’era anche proprio La Vittoria, oggi nuovamente al centro delle cronache. Da allora molte domande sono rimaste senza risposta definitiva. E il ritorno di episodi simili riaccende inevitabilmente le preoccupazioni.
Negli ultimi mesi il volto del mare di Roma è cambiato rapidamente. Le revoche delle concessioni, i sequestri e le chiusure disposte nell’ambito del riordino del demanio marittimo hanno lasciato lungo il litorale numerose strutture inutilizzate. Una trasformazione che da un lato punta alla legalità e alla futura riqualificazione, ma che nell’immediato ha aperto un problema concreto: la gestione della sicurezza. Perché uno stabilimento chiuso continua a essere un bene da proteggere. E quando manca il controllo, il rischio è che quelle strutture diventino bersaglio di vandali, occupanti abusivi o semplicemente di chi cerca un riparo per la notte.
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La protesta arriva in piazza
Il tema è destinato a diventare uno dei principali argomenti del dibattito cittadino. Per domenica 14 giugno è stata annunciata una manifestazione in piazza Anco Marzio, dove associazioni e cittadini intendono denunciare lo stato di abbandono di diversi stabilimenti storici del litorale. Tra le strutture citate figurano La Casetta, Kursaal, Shilling, Sporting Beach, Hibiscus, L’Oasi e L’Arcobaleno, tutte alle prese con situazioni differenti ma accomunate da un elemento: l’incertezza sul futuro. Le critiche da parte dei gestori, ma non solo, puntano soprattutto sull’abbandono degli stabilimenti posti sotto sequestro. Perché chiudere una struttura può essere necessario, ma lasciarla senza una gestione e senza controlli rischia di creare un problema diverso e forse ancora più difficile da affrontare. L’assessore al Patrimonio Tobia Zevi ha spiegato che garantire una vigilanza continua su tutti gli stabilimenti chiusi sarebbe estremamente complicato. Una valutazione che però non convince chi vive il litorale ogni giorno.
Anche perché gli episodi delle ultime settimane sembrano dimostrare che l’assenza di presidi stia creando spazi sempre più vulnerabili. Il sindaco Roberto Gualtieri ha invece ribadito la linea dell’amministrazione: intervenire, demolire dove necessario e arrivare alla riapertura delle strutture. Il problema è che tra i progetti e la loro realizzazione c’è il presente. E il presente racconta di cancelli chiusi, strutture abbandonate e continui interventi delle forze dell’ordine.
E adesso cittadini, commercianti e balneari si chiedono cosa accadrà cosa accadrà nei prossimi mesi. Perché il piano di riqualificazione del litorale richiederà tempo. Ma il degrado corre molto più veloce della burocrazia. Ogni settimana che passa con strutture chiuse, senza attività e senza vigilanza rappresenta un’occasione in più per nuovi raid. E il rischio è che, quando arriverà il momento di restituire questi spazi alla città, il conto da pagare sia molto più alto di quello previsto.
Nel frattempo Ostia si ritrova in una situazione paradossale: mentre si discute del futuro del mare di Roma, pezzi del suo presente vengono lasciati esposti a vandalismi, occupazioni e incendi. E il lungomare, notte dopo notte, continua a pagare il prezzo di questo vuoto.


