Più poteri a Roma, rissa nel campo largo per l’esclusione di Milano e Napoli: Azione replica a Sala

Da sinistra, i sindaci di Napoli, Roma e Milano

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La riforma costituzionale per concedere poteri speciali a Roma sta aprendo una frattura sempre più profonda e lacerante dentro il perimetro del centrosinistra, o almeno dentro quel “campo largo” che sulla carta dovrebbe tenere insieme Pd, Azione, Italia Viva, M5S e Avs. Dopo il primo via libera della Camera al decreto costituzionale, arrivato con 159 sì, 33 no e 55 astenuti, la discussione si è spostata dal merito istituzionale al peso politico delle grandi città.

Sala alza il tiro: “E Milano?”

A far esplodere il caso è stato Giuseppe Sala. Il sindaco di Milano ha contestato (a mezzo stampa) l’idea di una legge speciale solo per Roma, sostenendo che il ragionamento dovrebbe ripartire dalle tre grandi città metropolitane: Roma, Milano e Napoli. La linea di Sala è chiara: non una battaglia di campanile, ma una questione di interesse nazionale. Per Sala, concentrare troppa attenzione sulla Capitale e meno sulle altre città sarebbe un errore politico e amministrativo per il centrosinistra, ossia per il futuribile campo largo.

Il Pd cerca una via d’uscita

Dentro il Pd la posizione è tutt’altro che compatta. Alla Camera i dem si sono astenuti, definendo la scelta un’“astensione costruttiva”. Roberto Morassut, storico sostenitore dei poteri per Roma, ha provato a tenere insieme le due esigenze: riconoscere la priorità della Capitale, ma aprire anche a Milano e Napoli. In una nota ha ricordato una sua proposta per attribuire poteri speciali, anche legislativi, alle tre città italiane a vocazione internazionale.

Azione rompe lo schema del campo largo

Ma la replica più netta a Sala non arriva dal centrodestra, ma da Azione. I consiglieri capitolini Flavia De Gregorio e Antonio De Santis hanno giudicato “Incomprensibile” l’impostazione politica del sindaco di Milano. Il punto è semplice: Roma, secondo Azione, non può essere trattata come una città qualsiasi, perché ospita le istituzioni costituzionali e sostiene costi e responsabilità che le altre metropoli non hanno. La linea politica di Azione è: niente privilegi, ma strumenti adeguati al ruolo nazionale indiscutibile della Capitale.

Il campo largo inciampa sulla Capitale

La vicenda mostra un problema più profondo: quando si passa dagli slogan alle riforme, il centrosinistra fatica a parlare con una sola voce. Il Pd si astiene, Azione vota a favore, M5S e Avs si schierano contro, Italia Viva sceglie l’astensione. È una fotografia politica più che parlamentare: Roma diventa il banco di prova di una coalizione che vorrebbe essere alternativa al governo Meloni, ma che sulle autonomie urbane procede a dir poco in ordine sparso.

La questione vera: poteri, soldi e responsabilità

Al centro resta un nodo concreto. Il decreto proposto modificherebbe l’articolo 114 della Costituzione e riconoscerebbe a Roma Capitale potestà legislativa su undici materie, tra cui trasporto pubblico locale, governo del territorio, turismo, servizi sociali, edilizia residenziale pubblica e organizzazione amministrativa. Ma senza una legge ordinaria su competenze e fondi, il rischio denunciato anche da chi si è astenuto è quello di una cornice senza quadro: più poteri sulla carta, pochi strumenti nella pratica.

Una riforma che parla già alle amministrative

La tensione politica nel campo largo arriva in ogni caso in una fase delicata. Roma e solo Roma rivendica strumenti da Capitale europea, ma Milano non vuole restare indietro, Napoli viene chiamata in causa come terzo polo metropolitano. La domanda è inevitabile: il centrosinistra vuole difendere una riforma pensata per Roma o trasformarla in una piattaforma per tutte le grandi città? Per ora la risposta non c’è. E la replica di Azione a Sala segnala proprio questo: il campo largo, su Roma, si è già trasformato in un campo… stretto.