Più poteri per Roma (schiacciata da debiti e mutui): Gualtieri e il PD volevano più fondi da Meloni, ma il conto resta ai romani

A sinistra, la premier Giorgia Meloni, a destra il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri a Roma, all'altare della Patria

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Il disegno di legge costituzionale per dare più poteri a Roma ha superato il primo passaggio alla Camera dei deputati, ma il voto del 29 aprile ha aperto una frattura pesante tra Pd e Fratelli d’Italia, ma anche all’interno dello stesso campo largo progressista. Prima di tutto, il provvedimento è stato approvato con 159 sì, 33 no (tra i quali quelli di M5S e AVS) e 55 astenuti (tutto il PD). A far discutere è stata soprattutto l’astensione del PD, il partito del sindaco Roberto Gualtieri. Per Giorgia Meloni è stata una retromarcia: la premier ha accusato Pd e Campidoglio di aver “tradito un percorso condiviso”. Ma il punto è anche un altro, nell’ambito del campo largo progressista, non solo l’astensione del PD: ma anche il voto contrario alla riforma di M5S e AVS.

Il vero nodo sono i soldi

La discussione ufficiale parla di poteri, funzioni, competenze e riforma costituzionale. Ma il cuore politico della vicenda è un altro: i soldi. Il Pd non ha votato sì e si è astenuto perché, senza una legge ordinaria che indichi risorse e coperture, i nuovi poteri rischiano di restare solo sulla carta.

Lo ha spiegato fin troppo chiaramente Roberto Morassut, plenipotenziario PD, parlando di “astensione costruttiva”: il voto favorevole potrà arrivare solo e solo se il governo accompagnerà la riforma con mezzi concreti. Tradotto: più poteri, sì, ma soprattutto più fondi.

Gualtieri cercava ossigeno per Roma

La lettura politica è semplice: Gualtieri e il PD non cercavano soltanto più potere, ma soprattutto ‘ossigeno finanziario’. Roma è una Capitale enorme, difficile da governare, con servizi sotto pressione e conti appesantiti da vecchi e nuovi debiti, come da noi raccontato di recente. Per questo il Campidoglio a trazione PD puntava a ottenere dal governo Meloni non solo una riforma istituzionale, ma anche risorse vere. Quelle garanzie economiche, però, nel testo costituzionale non sono arrivate. Ed è qui che il patto politico si sarebbe incrinato.

Il pantano dei mutui: soldi oggi, interessi domani

Il caso dei mutui da noi raccontato pochi giorni fa aiuta a capire il problema. Roma ha rinegoziato con Cassa Depositi e Prestiti le rate dei mutui bancari in pagamento tra giugno 2026 e dicembre 2027. L’operazione consente al Campidoglio di avere a disposizione subito circa 52,8 milioni di euro di rate di mutui non pagate, da utilizzare in vista della campagna elettorale di maggio 2027. Ma il conto da pagare a carico dei romani viene solo spostato più avanti: dal 2028 i cittadini residenti a Roma dovranno pagare – altre a queste 52,8 milioni di rate non pagate – anche 14,6 milioni di euro in più di interessi. Tra rate rinviate e maggiori interessi, il peso complessivo supera i 67 milioni. Non è uno sconto. È un rinvio del problema.

Il bilancio pesa sull’astensione del Pd

Ecco perché l’astensione del Pd (e il voto contrario di M5S e AVS alla riforma) non è solo un gesto parlamentare. È il segnale di un’amministrazione stretta tra due esigenze: chiedere più poteri per governare meglio Roma e, allo stesso tempo, evitare nuove responsabilità senza coperture economiche, senza gettare alle ortiche il futuribile campo largo in vista del Gualtieri bis. Il problema, in ogni caso, è che questa ‘prudenza’ arriva dopo mesi di dialogo con il governo. Per Meloni, quindi, il Pd ha rotto il patto. Per i dem, invece, il governo ha lasciato vuota la parte decisiva: quella delle risorse.

Alla fine pagano Roma e i romani

Il problema, alla fine, resta sulle spalle dei cittadini. Roma ha bisogno di poteri, ma anche di risorse, programmazione e responsabilità politica. Se la Capitale resta bloccata tra debiti, mutui rinegoziati e rate spostate in avanti, ogni riforma rischia di diventare solo una promessa. Gualtieri e il Pd hanno puntato tutto sui soldi perché sanno che senza coperture la città non cambia passo. Ma intanto Roma resta sospesa: più poteri forse domani, più mutui e interessi da pagare per i romani dal 2028.