Regione Lazio, Rocca finisce ‘alla sbarra’ in Commissione Trasparenza per il prestito dal Fondo Ucraina. M5S, PD e Azione: “Chiarisca”

Rocca,, foto Croce Rossa su sfondo generato con IA

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Francesco Rocca dovrà affrontare il nuovo fronte politico esploso alla Regione Lazio: quello del prestito personale da 80mila euro che, secondo quanto rivelato in prima battuta da Azione e Alessio D’Amato, sarebbe stato sostenuto da una garanzia pubblica collegata al Fondo Tcf Ucraina. La successiva richiesta del Movimento 5 Stelle Lazio di portare la vicenda davanti alla Commissione Trasparenza è stata accolta dal presidente Massimiliano Valeriani (PD). Ora la questione non riguarda più soltanto un finanziamento privato: riguarda l’immagine di chi governa la Regione.

Il prestito e quella garanzia nata dall’emergenza

Il punto più delicato è proprio la natura dello strumento utilizzato. Il Fondo Tcf Ucraina era stato attivato per sostenere imprese e professionisti colpiti dagli effetti economici della guerra, dall’aumento dei costi e dalla crisi della liquidità. Secondo le ricostruzioni politiche, il prestito ottenuto da Rocca nel 2023 sarebbe stato assistito da una copertura pubblica fino all’80%. Un meccanismo legittimo o meno sarà oggetto dei necessari chiarimenti; sul piano politico, però, l’immagine è già deflagrante.

Rocca si difende: “Non sapevo della garanzia”

Il governatore ha sostenuto di non essere stato a conoscenza dell’attivazione del fondo di garanzia, spiegando che quelle risorse gli erano necessarie e che la procedura sarebbe stata gestita dalla banca. Una linea difensiva che non convince l’opposizione. Per il M5S, il tema non può essere liquidato come un dettaglio bancario. Un presidente di Regione, sostengono i pentastellati, deve rispondere non soltanto alla legge, ma anche a un principio di trasparenza e opportunità davanti ai cittadini.

M5S e D’Amato chiedono risposte pubbliche

A premere perché Rocca chiarisca non sono soltanto i consiglieri del Movimento 5 Stelle. Alessio D’Amato, consigliere regionale di Azione ed ex assessore alla Sanità del Lazio, ha annunciato un’interrogazione urgente, chiedendo al presidente di riferire pubblicamente sul prestito e sull’eventuale volontà di rinunciare alla copertura pubblica. Il caso, dunque, si allarga e diventa un banco di prova per la maggioranza di centrodestra. Non basta più dire che tutto sarebbe regolare, occorre spiegare ogni passaggio.

Il nodo trasparenza e il “giallo” dei redditi

La Commissione potrebbe inoltre diventare il luogo in cui riaprire un’altra questione sollevata dal M5S. La pubblicazione delle dichiarazioni patrimoniali e dei redditi del presidente sul sito istituzionale della Regione. Per l’opposizione, i ritardi nella disponibilità dei documenti aggraverebbero il clima di sospetto, soprattutto dopo le notizie su operazioni immobiliari private attribuite al governatore. Il punto è netto: quando si guida un’istituzione, la trasparenza non può arrivare dopo le inchieste o sotto la pressione delle opposizioni.

Una vicenda che colpisce la credibilità della Regione

Ora Rocca è atteso al passaggio più difficile: chiarire davanti alle sedi istituzionali come sia nato quel finanziamento, chi abbia chiesto la garanzia e quali informazioni gli siano state fornite. La Commissione Trasparenza non è un tribunale, ma politicamente può trasformarsi in una prova durissima per il presidente. Perché mentre famiglie, autonomi e piccole imprese lottano ogni giorno per ottenere credito, l’ombra di un prestito assistito da uno strumento emergenziale pesa direttamente sulla credibilità della guida della Regione Lazio.