Stadio Flaminio, il progetto della Lazio di Lotito parte in Campiodoglio ma in salita: più vincoli, dubbi e problemi che certezze

Foto generata con IA, non rappresentativa della riunione in Campidoglio

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Il progetto della Lazio di Claudio Lotito per trasformare lo Stadio Flaminio nella nuova casa biancoceleste è entrato nella sua prima vera fase amministrativa in Campidoglio da ieri, 28 maggio: ma non con il vento in poppa. Sul tavolo dove si è aperta la Conferenza dei Servizi preliminare ci sono il vincolo storico-architettonico dell’opera di Pier Luigi e Antonio Nervi, le preoccupazioni dei residenti del Villaggio Olimpico, le osservazioni della Fondazione Nervi e persino il tema della documentazione che, secondo quanto riferito dall’agenzia Dire da fonti interne a Palazzo Senatorio, non sarebbe ancora stata completata al momento della prima riunione.

Non è un via libera: è soltanto il primo esame

La Conferenza dei Servizi è chiamata a verificare se l’intervento di riqualificazione, ampliamento e ammodernamento sia davvero realizzabile. Lo stesso Comune di Roma ha messo nero su bianco, in un comunicato stampa, il punto più delicato: gli enti dovranno stabilire se i vincoli esistenti sul Flaminio possano essere superati oppure no. Gli esperti coinvolti sono 39.

Carte ancora da completare e tempi tutt’altro che brevi

L’avvio della Conferenza non avrebbe cancellato le incertezze ma anzi le avrebbe amplificate. Secondo quanto ventilato dopo la prima riunione da esimi dirigenti del Campidoglio, la Lazio avrebbe comunicato che l’intera documentazione sarebbe stata resa disponibile online entro una decina di giorni. Un elemento che pesa, perché il club si presenta al primo passaggio formale In Campidoglio con un progetto ancora da vagliare e, secondo tali ricostruzioni, con materiali da completare. Il Campidoglio indica 45 giorni per la fase preliminare, ai quali potrebbero aggiungersene altri 30 in caso di integrazioni.

Prima il pubblico interesse, poi altri pareri e infine la gara

Anche superando questa prima strettoia, il nuovo Flaminio resterebbe lontano dal traguardo. In caso di esito favorevole della Conferenza preliminare, il progetto dovrebbe ottenere la dichiarazione di pubblico interesse prima dalla Giunta Capitolina e poi dall’Assemblea Capitolina. Soltanto dopo la Lazio potrebbe sviluppare il progetto di fattibilità tecnico-economica, da sottoporre a una nuova Conferenza dei servizi, questa volta decisoria. Quindi servirebbe la delibera di approvazione. E solo alla fine si arriverebbe alla gara.

Il vincolo di Nervi e l’allarme del quartiere

Il primo muro non è ideologico: è scritto nei documenti del Ministero della Cultura. Lo Stadio Flaminio è un bene vincolato dal 2018 e la sua identità architettonica è tutelata. La Fondazione Nervi ha già trasmesso osservazioni critiche sul progetto, ponendo l’attenzione sulle trasformazioni ipotizzate per l’impianto. Intanto i residenti del Villaggio Olimpico hanno depositato una richiesta formale per una Ztl, denunciando il rischio che il nuovo stadio aggravi traffico, sosta selvaggia, rumore e difficoltà di accesso per i mezzi di soccorso.

Lotito cerca il futuro mentre la Lazio vive il presente peggiore

Lotito prova a presentare alla stampa il Flaminio come il grande progetto del futuro, mentre la sua Lazio arriva all’appuntamento nel pieno di una frattura sportiva e ‘politica’. La stagione si è chiusa con il nono posto in Serie A e senza qualificazione europea. Il 13 maggio, all’Olimpico, l’Inter ha battuto i biancocelesti 2-0 nella finale di Coppa Italia. Quattro giorni dopo, nel derby perso malamente contro la Roma, la Curva Nord è rimasta vuota per protesta contro la presidenza.

Dalla Curva vuota alla petizione: il distacco dei tifosi

Non è più soltanto il malumore di una domenica storta. La protesta contro Lotito dura da mesi, con lo sciopero del tifo organizzato e una petizione che ha superato le 40mila firme chiedendo al presidente di cedere la società. Anche Tommaso Paradiso, cantautore romano e tifoso laziale, è intervenuto pubblicamente con parole durissime sulla perdita di entusiasmo del popolo biancoceleste. Il progetto Flaminio nasce dunque mentre il club cerca una casa nuova, ma rischia di non ritrovare più la propria gente.

La contestazione diventa politica e colpisce Forza Italia

La frattura ha ormai superato i cancelli dello stadio. A febbraio circa 15mila manifesti sono comparsi a Roma e provincia con il simbolo di Forza Italia sbarrato e una scritta inequivocabile: “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”. Lotito non è soltanto il presidente della Lazio: è anche senatore di Forza Italia, nato a Roma ma eletto nel 2023 in Molise nel collegio di Campobasso. Un dettaglio politico – la sua elezione extra – Roma – che rende ancora più evidente la distanza che dura da anni tra il patron e una parte rumorosa e maggioritaria della piazza romana che dovrebbe riconoscersi nel suo progetto.

Il Flaminio non può diventare una scorciatoia d’immagine

La nuova casa della Lazio potrebbe essere una grande opportunità per Roma e per un impianto storico abbandonato da troppo tempo. Ma proprio per questo non può essere trasformata in uno slogan utile a coprire le crepe del presente. Prima vengono i vincoli, la tutela dell’opera di Nervi, la mobilità del quartiere, i documenti completi e il giudizio degli enti. Poi, eventualmente, verrà lo stadio. Per Lotito la partita è appena iniziata, ma parte già con un peso enorme sulle spalle: convincere Roma mentre non riesce a convincere nemmeno i ‘suoi’ tifosi laziali che, anzi, prendono sempre di più le distanze da lui, dalla sua gestione e dal suo progetto di stadio.