Rocca ultimo per gradimento, il Lazio lo boccia ancora: il Governatore chiude la classifica del Sole 24 Ore. Gualtieri risale, ma resta lontano dai migliori

Francesco Rocca e Roberto Gualtieri

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Non gli è bastato essere penultimo – per la seconda volta consecutiva – nella classifica di gradimento dei governatori italiani pubblicata a maggio da Swg. Adesso Francesco Rocca mette a segno un altro primato, ma di quelli che nessun presidente di Regione vorrebbe collezionare: è ultimo nella classifica del Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore, esattamente come dodici mesi fa.

Il record, stavolta, è doppio. Perché non si tratta di uno scivolone occasionale, ma della conferma di un giudizio che, sondaggio dopo sondaggio, sembra consolidarsi. Eppure il governatore del Lazio ha già annunciato di voler correre per un secondo mandato. Nel frattempo ha investito molto – in comunicazione, eventi, campagne e promozione della propria attività istituzionale – per raccontare un Lazio che, almeno stando ai numeri del sondaggio, i cittadini faticano a riconoscere. Ma la sensazione è che la narrazione non basti più.

Soprattutto quando ogni giorno migliaia di persone si scontrano con liste d’attesa infinitepronto soccorso sovraffollatimedici di famiglia che mancano, personale sanitario insufficiente e prestazioni che, troppo spesso, sembrano accessibili solo a chi può permettersi di pagare il privato. Ovviamente lo stato di salute della Regione non si misura soltanto… dalla sanità. Ma anche dal resto dei servizi, che evidentemente i cittadini non percepiscono.

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La classifica del Sole 24 Ore: Rocca fanalino di coda tra i presidenti di Regione

Il Governance Poll 2026, realizzato da Noto Sondaggi per il Sole 24 Ore, misura il gradimento dei presidenti di Regione e dei sindaci chiedendo ai cittadini se oggi li rivoterebbero.

Per Francesco Rocca la risposta è impietosa. Con appena il 44% di consenso, il presidente della Regione Lazio occupa l’ultimo posto della graduatoria nazionale, in ex aequo con il presidente del Molise Francesco Roberti. Una posizione che arriva dopo un anno di governo particolarmente difficile e che conferma il piazzamento già registrato nell’edizione 2025 della stessa indagine.

In cima alla classifica c’è invece Antonio Decaro, presidente della Puglia, con il 66% del gradimento, seguito dal presidente del Veneto Alberto Stefani (65%) e da Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia Giulia (64%). Il confronto è impietoso.

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Sanità e servizi al centro del malcontento

È difficile individuare una sola ragione dietro un risultato così netto, ma è inevitabile che il pensiero corra alla gestione della sanità regionale, settore che Rocca ha tenuto sotto la propria responsabilità diretta. Negli ultimi mesi la Regione ha annunciato più volte interventi per ridurre le liste d’attesa, migliorare i servizi e rafforzare il sistema sanitario. Ma molti cittadini continuano a raccontare un’altra realtà: visite rinviate di mesi, pronto soccorso congestionati, difficoltà nel trovare un medico di base e tempi incompatibili con le esigenze quotidiane. Il risultato è un consenso che continua a scendere mentre aumenta il malcontento di chi ogni giorno deve fare i conti con visite rinviate di mesi, pronto soccorso sotto pressione e carenza di personale.

A questo si aggiungono i problemi che riguardano altri servizi regionali, dai trasporti alle infrastrutture, temi che inevitabilmente incidono sulla percezione complessiva dell’operato dell’amministrazione. Negli ultimi mesi la Regione Lazio ha intensificato la propria attività comunicativa, raccontando investimenti, inaugurazioni e nuovi progetti. Ma la classifica del Sole 24 Ore fotografa una realtà diversa.

Perché il consenso non si costruisce con gli slogan. Si misura nella quotidianità: quando un cittadino prova a prenotare una visita specialistica, aspetta un’ambulanza, cerca un medico di base o utilizza un servizio pubblico. Ed è proprio su questo che i numeri raccontano una distanza sempre più ampia tra la percezione dell’amministrazione e quella dei cittadini.

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Gualtieri risale, ma resta nella parte bassa della classifica

Diverso il quadro per Roberto Gualtieri. Il sindaco di Roma ha recuperato terreno rispetto allo scorso anno, passando dal 47% al 54% di gradimento e risalendo fino al 41° posto nella classifica dei sindaci italiani. Una crescita che rappresenta certamente un miglioramento rispetto al minimo storico registrato nel 2025, ma che non basta a portarlo nelle posizioni di vertice.

Il Governance Poll lo colloca infatti ancora nella metà inferiore della graduatoria nazionale. Il sindaco di Roma si colloca al 41° posto tra i 92 sindaci capoluogo presi in esame, con il 54% del gradimento. È una risalita rispetto allo scorso anno, quando era precipitato nelle retrovie della classifica con il 47% di consenso, recuperando otto punti percentuali e diverse posizioni.

Un miglioramento, certo. Ma parlare di trionfo sarebbe difficile. Gualtieri resta infatti ben lontano dalla top ten dei sindaci più apprezzati d’Italia e continua a perdere 6,2 punti rispetto al consenso ottenuto il giorno della sua elezione. In altre parole, recupera terreno rispetto al suo momento peggiore, ma rimane nella parte centrale della graduatoria, distante dai primi cittadini che oggi raccolgono il maggiore consenso.

A vincere è Sara Funaro, prima donna in vetta al Governance Poll

La sorpresa dell’edizione 2026 arriva da Firenze, dove Sara Funaro diventa la prima donna nella storia del Governance Poll a conquistare il primo posto tra i sindaci italiani. Con il 66% del gradimento, precede Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno, e Gaetano Manfredi, primo cittadino di Napoli.

Numeri che raccontano amministrazioni capaci di consolidare il consenso dopo l’elezione. Nel Lazio, invece, la fotografia restituita dal Governance Poll è ben diversa. Da una parte un presidente di Regione ultimo in Italia. Dall’altra un sindaco della Capitale che recupera qualcosa rispetto al passato, ma resta ancora lontano dai vertici della classifica. E se i sondaggi non decidono le elezioni, rappresentano comunque un indicatore difficile da ignorare. Soprattutto quando, per due anni consecutivi, raccontano la stessa identica storia.