Roma, AMA ‘obbliga’ il personale a stare sotto il solleone, Erbaggi (FdI): “Inaccettabili i turni di San Pietro e Paolo e Ferragosto”

Roma, un lavoratore Ama sotto il sole

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Roma è già un forno. L’asfalto restituisce calore, le strade si svuotano nelle ore più dure e gli appelli alla prudenza si moltiplicano. Ma mentre la Capitale boccheggia sotto il solleone, in AMA scatta l’ordine di servizio che mette nero su bianco l’organizzazione del personale per le festività del 29 giugno e del 15 agosto. Due date simboliche, una per Roma e una per l’estate italiana. E proprio per questo la polemica esplode.

Il patrono di Roma entra nel caso

Il 29 giugno non è un giorno qualsiasi: Roma celebra i Santi Pietro e Paolo, i suoi patroni. Una festa cittadina che dovrebbe parlare di identità, rispetto e pausa per chi ogni giorno tiene in piedi la Capitale. Invece, secondo quanto denuncia Erbaggi, proprio quella giornata finisce dentro l’Ordine di Servizio n. 83 del 19 giugno, con la previsione del personale necessario a garantire – anche durante le ore più torride della giornata – i servizi e la possibilità di comandare lavoratori se le adesioni volontarie non bastano.

San Pietro e Paolo, ma qualcuno resta in strada

Nessuno mette in discussione la necessità di assicurare i servizi essenziali in una città complessa come Roma, anche nelle ore caldissime. Il punto, però, è politico e organizzativo: non risulta una situazione emergenziale o straordinaria, ma una gestione ordinaria del personale. Così la festa dei patroni rischia di trasformarsi, per alcuni dipendenti AMA, in una giornata di lavoro comandato, sotto il sole – nell ore in cui il caldo è insopportabile – e dentro una città che intanto celebra se stessa.

Ferragosto completa il paradosso

A rendere il quadro ancora più pesante c’è il 15 agosto. L’ordine di servizio riguarda infatti anche Ferragosto, arrivando a prevedere attività e turnazioni nel pomeriggio, quando il caldo raggiunge normalmente i livelli più duri. È qui che la contraddizione diventa evidente: da una parte AMA richiama periodicamente la tutela dei lavoratori esposti alle ondate di calore, dall’altra organizza servizi proprio nei giorni e negli orari più delicati dell’estate romana.

La sicurezza non può restare sulla carta

Erbaggi attacca quella che appare come una distanza netta tra le circolari e la realtà. La salute dei lavoratori non può essere evocata nei documenti interni e poi indebolita da scelte organizzative che sembrano ignorare il clima, la fatica e le condizioni concrete di chi opera in strada. Perché il caldo non è un dettaglio amministrativo: è un rischio reale, soprattutto per chi lavora all’aperto, con divisa, mezzi e turni da rispettare.

Ora il Campidoglio deve chiarire

La vicenda diventa inevitabilmente una grana anche per l’Amministrazione capitolina. Erbaggi chiede ai vertici AMA e al Campidoglio di chiarire le ragioni di queste decisioni e di valutare soluzioni più rispettose della sicurezza e della dignità del personale. Perché Roma può anche festeggiare San Pietro e Paolo, ma se chi la pulisce resta comandato sotto il solleone, il messaggio politico è durissimo: la città si celebra, i lavoratori pagano il conto.