Roma, corteo contro lo stop del Campidoglio al trenino giallo: “Non siamo cittadini di serie B”

Roma, la manifestazione di Centocelle

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Roma, la rabbia dei cittadini di Centocelle per lo stop del trenino giallo voluto dal Campidoglio è uscita dalle fermate vuote ed è arrivata in strada con un corteo a cui hanno partecipato oltre mille persone, il torpedone ha sfilato tra Pigneto e Torpignattara ed è servito per chiedere alla giunta Gualtieri il ritorno della Roma-Centocelle. Famiglie, studenti, lavoratori, anziani e comitati hanno dato corpo a una protesta popolare: non una battaglia nostalgica, ma una richiesta concreta di mobilità quotidiana.

Tre mesi senza la Roma-Centocelle

La linea è ferma da circa tre mesi, dopo l’incidente del 4 marzo e la decisione del Comune di bloccare il servizio per ragioni legate alla sicurezza e ai costi di adeguamento. Sullo sfondo c’è il progetto della futura tranvia verso Tor Vergata, ma il punto politico è un altro: la nuova infrastruttura, nella migliore delle ipotesi, non arriverà subito. Nel frattempo, migliaia di cittadini devono spostarsi ogni giorno.

Bus navetta e tempi raddoppiati

Il problema, per chi vive lungo la tratta, è semplice: le alternative non bastano. I bus navetta sono percepiti come insufficienti, più lenti e meno affidabili. Per molti utenti il tragitto quotidiano si è allungato di 30 o 40 minuti, a volte anche di più. Scuola, università, lavoro e visite mediche diventano così una corsa a ostacoli. Da qui lo slogan più ripetuto: “Senza il trenino giallo non si può”.

La richiesta al Campidoglio

Nel mirino della protesta c’è soprattutto l’assenza, secondo i cittadini, di una soluzione preparata prima dello stop. La piazza chiede un confronto diretto con l’assessore alla Mobilità Eugenio Patané e con il Campidoglio. Non solo più autobus, quindi, ma un piano credibile: corsie preferenziali, collegamenti più rapidi, eventuale riattivazione parziale di alcuni tratti e tavoli tecnici con chi quei quartieri li vive ogni giorno.

Una questione politica, non solo tecnica

La manifestazione ha messo in luce un nodo politico delicato per Roma: la distanza tra grandi progetti futuri e disagi presenti. La tranvia verso Tor Vergata può essere un obiettivo importante, ma non cancella il problema dei prossimi mesi e dei prossimi anni. Per i residenti, la mobilità non è una voce di bilancio o una promessa da conferenza stampa: è tempo di vita, lavoro, studio e autonomia.

“Non cittadini di serie B”

Il corteo, accompagnato da fischietti, fumogeni gialli e striscioni, è diventato anche un messaggio identitario. Pigneto, Torpignattara e Centocelle chiedono di non essere trattati come periferie sacrificabili.

La frase “non siamo cittadini di serie B” riassume il cuore della protesta: non solo il ritorno di un mezzo storico, ma il diritto a collegamenti efficienti. Ora il Campidoglio dovrà dimostrare che la transizione non significa abbandono.