Roma, dai rifiuti ai cimiteri: il Tribunale ferma la ristrutturazione e i servizi di 8 cimiteri per le “Paghe dei lavoratori”


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Roma, nuova e pesante grana per AMA e per il Campidoglio: il TAR del Lazio ha annullato quest’oggi 12 maggio l’aggiudicazione del lotto 3 dell’appalto per i lavori di assistenza edile per 8 cimiteri capitolini, una commessa da oltre 2,1 milioni di euro, finita sotto la lente dei giudici per un punto molto concreto: i costi del lavoro. Secondo il Tribunale, la verifica sull’offerta vincitrice non è stata fatta usando tabelle aggiornate per le paghe dei lavoratori.

Gli 8 cimiteri coinvolti

Il lotto riguarda la ristrutturazione di otto cimiteri di Roma: Laurentino, Isola Farnese, Cesano, Santa Maria di Galeria, Maccarese, Castel di Guido, Ostia Antica e Santa Maria del Carmine. Non si parla di un semplice restyling estetico, ma di lavori e forniture legati alle operazioni cimiteriali: inumazioni, esumazioni, tumulazioni, estumulazioni e attività collegate. Oltreché dell’assistenza edile. Una macchina delicata, che deve funzionare senza interruzioni e che tocca un servizio pubblico particolarmente sensibile.

Il maxi-ribasso finito sotto esame

La gara era stata aggiudicata a E. P. A.S.r.l., arrivata prima con un ribasso del 60,31% e un’offerta da circa 922mila euro. Seconda era arrivata C.N. C. G. Spa, con un ribasso più contenuto, pari al 39,42%, per un importo di circa 1,35 milioni. Il nodo nasce proprio da questa distanza: un’offerta molto più bassa, soprattutto sulla manodopera, che AMA aveva ritenuto sostenibile dopo la verifica di anomalia.

I giudici: conti da rifare sulle paghe

Per il TAR, però, quella verifica non regge. Il Tribunale non dice che l’offerta sia automaticamente illegittima, né assegna l’appalto alla seconda classificata. Dice una cosa diversa: AMA deve rifare il controllo usando i valori aggiornati del costo del lavoro. Le tabelle ministeriali più recenti erano state pubblicate prima della gara e dovevano essere prese come base. Invece, secondo i giudici, i calcoli sono partiti da parametri ormai superati.

Contratto inefficace e 15 giorni di tempo

La conseguenza è pesante: l’aggiudicazione viene annullata “allo stato” e il contratto già firmato viene dichiarato inefficace. AMA dovrà ripetere la verifica dell’anomalia dell’offerta entro 15 giorni dalla comunicazione della sentenza. In quella sede dovrà controllare anche se, con i valori aggiornati, siano rispettati i trattamenti salariali minimi. Nel frattempo, l’azienda potrà adottare misure provvisorie per garantire la continuità delle attività cimiteriali.

Il Campidoglio nel cono d’ombra

Sul piano politico, il caso pesa perché AMA è una società interamente controllata da Roma. Ogni inciampo nelle gare, ogni contratto fermato, ogni verifica da rifare si trasforma inevitabilmente in una domanda per il Campidoglio: chi controlla davvero? La sentenza arriva in un momento già difficile per l’azienda, finita in questi giorni al centro di nuove polemiche sulle procedure interne, sui costi e sulla vigilanza pubblica.

La Lega attacca Gualtieri su AMA

A soffiare sul fuoco è anche la Lega, con il capogruppo capitolino Fabrizio Santori, che ha già attaccato il sindaco Roberto Gualtieri su un altro fronte AMA: quello di presunti danni erariali da circa 600mila euro legati, secondo l’opposizione, a gare contestate, anomalie, ritardi e affidamenti più onerosi. La domanda politica posta da Santori è netta: il Campidoglio ha vigilato o ha lasciato correre?

Una partecipata sempre più esposta

Il punto, ormai, supera il singolo appalto. AMA è al centro della vita quotidiana dei romani: rifiuti, Tari, decoro, servizi essenziali e ora anche appalti legati ai cimiteri. Quando i giudici annullano una procedura o chiedono di rifare i conti, il problema non è solo amministrativo. Diventa politico. Perché dietro ogni gara ci sono soldi pubblici, lavoratori da tutelare e servizi che i cittadini si aspettano funzionino senza scosse.