Roma, Gualtieri insiste per l’acquisto dello Spin Time, ma il conto impazzisce: 40 milioni per comprarlo, più 23 per il mancato sgombero

Sullo sfondo, l'ingresso dello Spin Time, in primo piano il sindaco Gualtieri e l'assessore Patanè

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Gualtieri continua a puntare sull’acquisto di Spin Time, l’immobile occupato abusivamente da anni il cui valore viene stimato intorno ai 40 milioni di euro, ma mentre il Campidoglio a trazione dem prova a trasformare la vicenda in una scelta di bandiera politica nazionale emerge con tutta la sua forza un altro conto pubblico inedito ancora da pagare: una sentenza del Tribunale di Roma di dicembre scorso (che inseriamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo) ha già condannato il Ministero dell’Interno a pagare oltre 21,18 milioni di euro alla proprietà per il mancato sgombero dello stesso edificio. Il conto da pagare, quindi, impazzisce: ai circa 40 milioni necessari solo per l’acquisto si sommano i quasi 23 milioni per il mancato sgombero, oltre ai soldi necessari per la ristrutturazione dell’immobile, in fatiscenza e andato in fiamme nei giorni scorsi.

Dall’incendio al palazzo chiuso: cosa è successo in pochi giorni

Per capire bene il caso bisogna partire dalla notte tra il 29 e il 30 luglio scorsi. Un principio d’incendio nello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme porta all’evacuazione dell’edificio e al successivo sequestro. Le circa 400 persone che vivevano all’interno non possono rientrare e una parte consistente resta accampata davanti al palazzo, tra tende e sistemazioni di fortuna. Da quel momento Spin Time smette di essere soltanto una vecchia occupazione e diventa una gigantesca emergenza politica per Roma.

Il Campidoglio entra subito nella partita. Il 3 agosto Roma porta in Prefettura la disponibilità ad acquistare l’immobile. Nei giorni successivi prende forma anche un accordo ponte: il Comune avrebbe voluto ottenere la disponibilità immediata del palazzo, effettuare gli interventi urgenti e consentire progressivamente il rientro di almeno una parte degli ex occupanti, mentre proseguiva il percorso verso l’acquisizione definitiva.

Il 6 agosto arriva il “No irrevocabile”. Ma Gualtieri non molla

Il 6 agosto, però, la trattativa si schianta contro il rifiuto di InvestiRE SGR. Salta l’accordo ponte e viene escluso il rientro degli occupanti prima di un’eventuale cessione. Gualtieri definisce la risposta ricevuta un “no irrevocabile”, contesta le obiezioni giuridiche mosse alla proposta capitolina e manifesta pubblicamente la propria irritazione.

Ma il sindaco non chiude affatto il dossier. Al contrario, rilancia, con l’aiuto di volti noti del giornalismo, del cinema e dello spettacolo: Roma vuole ancora comprare l’edificio.

È qui che la vicenda cambia natura. L’emergenza abitativa viene gestita separatamente attraverso sistemazioni provvisorie, mentre l’acquisto del palazzo resta sul tavolo come obiettivo politico prioritario dell’amministrazione Gualtieri.

Il 7 agosto Gualtieri firma un’ordinanza per un’assistenza alloggiativa straordinaria fino a 60 giorni, finanziata attraverso il fondo di riserva comunale.

Al 10 agosto, per 121 persone risultavano già individuate sistemazioni temporanee. Oggi, 11 agosto, è previsto un nuovo confronto in Campidoglio con gli assessori Tobia Zevi e Barbara Funari per proseguire il ricollocamento e affrontare la smobilitazione del presidio.

Ora abbiamo la sentenza: 25 pagine e un conto da 21.182.118 euro

Ed è qui che entra la novità che cambia la prospettiva economica della vicenda. Abbiamo il testo della sentenza n. 17740 del 18 dicembre 2025 del Tribunale ordinario di Roma, II Sezione civile, causa RG 53641/2022. Sono 25 pagine. L’oggetto del giudizio è indicato chiaramente: risarcimento dei danni derivanti dal mancato sgombero dell’immobile occupato abusivamente. L’edificio è quello di via Santa Croce in Gerusalemme 55-59, cioè Spin Time.

La sentenza non lascia spazio alle interpretazioni: il Ministero dell’Interno è stato condannato a pagare alla parte proprietaria 21.182.118,50 euro, oltre agli interessi previsti dalla decisione. E non finisce qui. Il Tribunale stabilisce anche 206.932,53 euro per ogni mese successivo a dicembre 2025 fino alla liberazione dell’immobile, più ulteriori somme riconosciute per mancato guadagno e spese di giudizio. Quindi già almeno altri 1,6 milioni da pagare, da gennaio a agosto 2026 inclusi.

Non risulta, dalle fonti pubblicamente disponibili e dalle verifiche da noi effettuate, che la sentenza sia stata impugnata dal Ministero dell’Interno; non è tuttavia possibile, sulla sola base delle banche dati e delle fonti aperte, certificarne il passaggio ‘in giudicato’.

I 40 milioni? Per ora sono una stima, non il prezzo deciso dal Comune

Anche sui famosi 40 milioni bisogna essere precisi. Non esiste ancora un atto capitolino definitivo che dica: Roma comprerà Spin Time per 40 milioni. Quella cifra è una valutazione indicativa del valore dell’immobile circolata nelle ricostruzioni di stampa. La stessa proposta del Comune prevedeva che il prezzo fosse determinato attraverso una valutazione dell’Agenzia del Demanio o dell’Agenzia delle Entrate.

Il problema politico, però, resta intatto. Perché al prezzo di acquisto andrebbero aggiunti gli interventi necessari per riportare pienamente l’edificio in condizioni di sicurezza e renderlo compatibile con una destinazione pubblica stabile. E proprio la sentenza dice qualcosa di significativo: il CTU non ha potuto quantificare seriamente tutti i danni e i costi di ristrutturazione perché non aveva elementi sufficienti per una valutazione concreta dell’intero fabbricato.

Dunque il conto finale dell’operazione Gualtieri oggi semplicemente non esiste.

Intanto Roma ha appena liberato 52,8 milioni rinviando capitale sui vecchi mutui

Ed è questo il passaggio che rende la scelta ancora più delicata. Roma ha recentemente aderito alla rinegoziazione dei propri prestiti con Cassa Depositi e Prestiti. Tra il 30 giugno 2026 e il 31 dicembre 2027 le quote capitale dei finanziamenti interessati vengono fortemente ridotte, permettendo al Campidoglio di liberare nell’immediato circa 52,8 milioni di euro. Non significa cancellare quei debiti: significa spostarne in avanti una parte consistente del rimborso.

La stessa operazione comporta circa 14,6 milioni di maggiori interessi lungo la vita residua dei finanziamenti. Dal 2028 le rate a carico dei romani tornano a comprendere vecchie rate non pagate più 14 milioni di interessi extra.

Prima la scelta politica, poi arriverà il prezzo?

Ed è qui che la linea Gualtieri mostra il suo punto più esposto. Il sindaco ha già spiegato pubblicamente di voler salvaguardare l’esperienza di Spin Time e continua a considerare l’acquisizione una strada da perseguire. È una scelta politica legittima. Ma una scelta politica fatta prima che la città conosca il prezzo definitivo, il costo della ristrutturazione e soprattutto la copertura finanziaria complessiva.

Sul tavolo abbiamo quindi già un palazzo dal valore indicativo di circa 40 milioni; una condanna dello Stato da 21,18 milioni, più oltre 206 mila euro al mese fino alla liberazione; lavori ancora da quantificare; e un Campidoglio che nel frattempo ha alleggerito per diciotto mesi il rimborso di vecchi mutui, accettando un maggior costo futuro per interessi, perchè a corto di denaro per le spese urgenti.

Non sono somme che possono essere semplicemente sommate come se gravassero tutte sul bilancio di Roma. Ma appartengono tutte alla stessa storia di denaro pubblico.

Ed è proprio questo che Gualtieri dovrebbe spiegare ai romani prima di trasformare Spin Time in un’altra operazione simbolo della sua amministrazione.

Perché il sindaco può decidere che quel palazzo debba diventare pubblico. Può difenderne il valore sociale. Può persino considerare l’acquisto una priorità per Roma.

Ma prima della politica viene un numero che ancora manca: quanto costerà davvero ai romani?