Roma, Gualtieri ‘scopre’ 31 nuove spiagge libere per Ostia dopo 4 anni: concessioni nel caos e Piano Arenili alla prova dell’Aula

Ostia, sullo sfondo il litorale, in primo piano il sindaco di Roma Gualtieri e il mini sindaco Falconi

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Il mare di Roma torna in Aula Capitolina, in Campidoglio, domani, giovedì 11 giugno: il Piano Arenili voluto dalla Giunta Gualtieri approda alla prova politica più importante, il voto dell’Assemblea capitolina. L’amministrazione Gualtieri lo presenta come la svolta attesa da anni per Ostia, con più spiagge libere, nuovi varchi pubblici e regole più chiare per gli stabilimenti. Ma la domanda resta pesante: perché solo ora, dopo oltre quattro anni di governo?

La promessa delle spiagge libere

Il Piano di Utilizzazione degli Arenili ridisegna l’uso del litorale romano. Sulla carta prevede 31 spiagge a pubblica fruizione, oltre 30 varchi di accesso al mare, una spiaggia libera ogni 300 metri e il superamento del cosiddetto “lungomuro”, la barriera fisica e simbolica che per anni ha separato Ostia dal suo mare. È la parte più forte della proposta: più accessi, più visuale, più spazio pubblico.

Il problema politico: il ritardo

Il punto, però, non è soltanto cosa promette il Piano. Il punto è quando arriva. Gualtieri governa Roma dal 2021 e Ostia non scopre oggi il nodo delle concessioni, degli stabilimenti, delle proroghe e della fruizione pubblica del mare. Il litorale romano è da anni una ferita amministrativa e politica: spiagge contese, gestioni provvisorie, vecchi affidamenti, bandi, ricorsi e una città che continua a vivere il proprio mare come un territorio separato.

Concessioni e incertezza

Il Campidoglio sostiene che, una volta completato l’iter, si potranno mettere a gara concessioni pluriennali, superando proroghe e bandi annuali. Ed è proprio qui che emerge la contraddizione. Se oggi serve un Piano per chiudere la stagione dell’incertezza, significa che fino a questo momento il sistema è rimasto appeso a soluzioni temporanee. La promessa di ordine arriva dopo anni in cui Ostia ha continuato a muoversi tra emergenza e contenziosi.

Gualtieri vende la svolta

La linea del sindaco è chiara: presentare il Piano Arenili come il grande strumento per restituire il mare ai romani. Ma politicamente l’operazione rischia di sembrare tardiva. Perché il mare pubblico non può diventare uno slogan solo alla vigilia del voto in Aula. E perché Ostia non ha bisogno soltanto di mappe, percentuali e varchi disegnati sulla carta: ha bisogno di gestione, controlli, servizi, legalità e continuità amministrativa.

Il nodo del “lungomuro”

Il superamento del “lungomuro” è il simbolo più potente dell’intero Piano. Il Campidoglio promette accessi pubblici più frequenti, recinzioni più basse, visuale del mare garantita e battigia libera. Sono obiettivi condivisibili, difficili da contestare nel merito. Ma proprio perché sono sacrosanti, pesano ancora di più gli anni trascorsi prima di arrivare a una decisione organica. Il mare di Roma non può essere scoperto a metà consiliatura avanzata.

Domani la prova dell’Aula

Il voto di domani dirà se la maggioranza riuscirà a trasformare il Piano Arenili in una bandiera politica. Ma il banco di prova vero verrà dopo: Conferenza dei Servizi, pareri degli enti, approvazione finale, gare, applicazione concreta delle regole. Perché tra una promessa e una spiaggia davvero accessibile c’è di mezzo la macchina amministrativa. E a Roma, spesso, è proprio lì che le grandi svolte si perdono.

Ostia resta il conto aperto

Il Piano Arenili può anche contenere misure utili. Ma non cancella il giudizio politico sulla gestione del litorale: Gualtieri arriva tardi su una questione che Roma conosce da anni. Domani l’Aula voterà una proposta che promette più mare pubblico e meno caos. Ma Ostia, dopo quattro anni, ha il diritto di chiedere non solo nuove regole. Ha il diritto di chiedere perché siano arrivate soltanto adesso.

Ora resta la domanda più scomoda: questo Piano sarà davvero efficace o resterà l’ennesima promessa disegnata sulla carta? E soprattutto: lo sarà in tempi rapidi, o i romani dovranno aspettare ancora anni prima di vedere il mare di Ostia davvero più libero, accessibile e pubblico?