Roma, i fondi del Giubileo non bastano, via a 30 milioni di mutuo per il deposito Atac: decide il ‘Gualtieri Commissario’, pagano i romani

Roma, sullo sfondo via Severini vista dall'alto, in primo piano il sindaco Gualtieri

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Roma e i romani dovranno pagare 30 milioni di euro di mutuo per coprire la prima fase del cantiere per il nuovo maxi deposito tranviario Atac di via Severini: i 100,67 milioni garantiti da fondi statali PNRR e del Giubileo non bastano più e, con la variante pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’11 agosto da Gualtieri, in qualità di Commissario per il Giubileo 2025, il quadro economico sale a 130,67 milioni di euro.

Con l’Ordinanza commissariale Gualtieri approva la variante al progetto e prende atto che i 30 milioni di maggiori costi saranno coperti dal bilancio di Roma attraverso un nuovo mutuo: capitale, rate e interessi ricadranno quindi sui conti ordinari di Roma, vale a dire sul portafoglio dei romani. Inseriamo l’intera ordinanza di Gualtieri alla fine di questo articolo in formato scaricabile.

La variante porta il conto a 130 milioni

Il passaggio decisivo è arrivato nelle ultime settimane. Il RUP – Responsabile Unico del Progetto – ha autorizzato la variante il 14 luglio, il Comitato consultivo tecnico ha dato parere favorevole il 29 luglio e l’11 agosto Roberto Gualtieri, come Commissario straordinario per il Giubileo, l’ha approvata con l’Ordinanza n. 32.

Il finanziamento da 30 milioni è già stato inserito nella programmazione di Roma con il bilancio 2026-2028, approvato il 22 dicembre 2025, codice PT20260160. Ma l’Ordinanza 32 lega oggi quella copertura ai maggiori oneri della variante e stabilisce che Roma provvederà mediante “accensione di apposito mutuo”.

Il deposito dei tram e il cantiere già avviato

L’intervento nasce dal bando Atac n. 128/2023, che comprende progettazione esecutiva e lavori per il nuovo deposito di via Gino Severini, accanto al Centro Carni. Il cantiere è stato avviato nell’aprile 2025 con sbancamenti, indagini e lavorazioni preliminari; l’Ordinanza 32 consente ora di procedere con la realizzazione della Fase 1 sulla base del progetto esecutivo in variante.

Il complesso occuperà circa 60 mila metri quadrati, con binari, officine, magazzini, uffici e locali tecnici destinati ai nuovi tram della Capitale. L’opera è strategica per il rilancio della rete tranviaria e per la linea di viale Palmiro Togliatti.

Terre da rimuovere, il costo esplode

A pesare sull’aumento sono soprattutto le condizioni dell’area. Le indagini hanno individuato grandi quantità di terre di riporto di origine antropica, con concentrazioni diffuse di berillio, vanadio e zinco oltre le soglie previste dalla normativa. Rimozione, trasporto e conferimento hanno fatto crescere i costi, insieme a modifiche strutturali, impiantistiche e nuovi requisiti di sicurezza concordati con Atac.

Non tutti i 30 milioni corrispondono a maggiori somme destinate direttamente all’impresa: l’incremento contrattuale e l’aumento del quadro economico sono grandezze differenti. Resta però il dato politico: un’opera coperta inizialmente con 100,67 milioni richiede ora altri 30 milioni finanziati a debito dal Campidoglio.

E la seconda fase è ancora senza copertura

Il conto potrebbe non chiudersi qui. La stessa Ordinanza 32 precisa che la Fase 2 resta da finanziare. Comprende, tra l’altro, la copertura in acciaio degli stalli e il campo fotovoltaico da circa 1,2 megawatt. Potrà partire soltanto quando saranno reperite nuove risorse.

Roma sempre più “a rate”

Il caso Severini si inserisce in una stagione nella quale Roma ricorre spesso ai mutui per sostenere gli investimenti: 30 milioni per le strade municipali, 8 milioni per i primi stralci dell’asse Prenestina-Borghesiana, 1,8 milioni per interventi contro il dissesto idrogeologico, oltre ad altri finanziamenti per opere e rigenerazioni urbane. È una scelta consentita dalla legge, ma politicamente significa spostare una parte del conto sulle annualità future.

Il problema è evidente: mentre il Giubileo si avvia verso la conclusione, una delle sue grandi opere richiede altri 30 milioni di debito capitolino.

A ottobre tornano anche i vecchi debiti

Sul fondo resta poi una data pesante: 21 ottobre. Quel giorno la Corte costituzionale esaminerà il procedimento Tecnimont sulla disciplina dei vecchi debiti di Roma e sul blocco delle azioni dei creditori, come rivelato da Il Nuovo 7 COlli. Non sarà Gualtieri a essere “processato”, ma il sistema con cui la Capitale ha gestito il proprio debito storico tornerà davanti alla Consulta.

La fotografia politica è difficile da ignorare: Roma prova ancora a chiudere i conti con i debiti di ieri e, intanto, finanzia una parte delle opere di oggi – tra l’altro Giubilari – con nuovo maxi indebitamento.

Roma, stop al pagamento dei mutui tra giugno 2026 e dicembre 2027 , gli interessi aumentano di 14 milioni da gennaio 2028

Ed è qui che il conto diventa ancora più amaro. Ad aprile Roma ha rinegoziato con Cassa Depositi e Prestiti una parte dei mutui già contratti, abbattendo quasi a zero la quota delle rate da pagare tra giugno 2026 e dicembre 2027: così il Campidoglio si è assicurato subito 52,8 milioni di respiro immediato per le casse comunali, generando però 14,6 milioni di interessi in più per gli anni successivi, da pagare a partire da giugno 2028 insieme al resto dei 52,8 milionicosì . E adesso, mentre Gualtieri rinvia il rimborso di una parte dei vecchi prestiti, il Campidoglio mette in conto altri 30 milioni di nuovo mutuo per Severini.

Il paradosso del “Gualtieri Commissario” e sindaco sembrerebbe grande, in questo caso, come una casa: approva la variante con i poteri speciali del Giubileo, ma l’Ordinanza stabilisce che l’extracosto sarà coperto dal bilancio ordinario di Roma mediante mutuo. Non sono tecnicamente “debiti non romani” scaricati sulla città, perché il deposito è un’opera romana; politicamente, però, la fotografia è netta: l’urgenza è commissariale, il conto extra resta ai romani… e per i prossimi tre decenni.