Roma, il debito storico torna a far paura: il Campidoglio ‘trascinato’ davanti la Corte Costituzionale il 21 ottobre. I conti tremano
Che Roma non abbia più debiti del passato il sindaco può raccontarlo alla stampa (‘amica’ e che troppo spesso non fa domande scomode), sui social, magari anche ai suoi colleghi e alleati politici, ma non certo ai giudici: il maxi debito storico di Roma che Roberto Gualtieri a dicembre 2025 definiva come una pagina ormai “definitivamente chiusa” arriva davanti alla Corte Costituzionale: il 21 ottobre prossimo la Consulta – massimo organo giudiziario italiano – discuterà il caso Tecnimont contro Roma. I giudici ermellini si occuperanno soprattutto della legittimità del lunghissimo blocco imposto ai creditori del Comune di Roma che non hanno potuto avvalersi fin’ora dei normali strumenti giudiziari di recupero crediti contro la Capitale.
La Consulta convoca Roma Capitale
Non è un’indiscrezione. Nel fascicolo ufficiale della Corte costituzionale (che pubblichiamo alla fine di questo articolo) si legge: “Reg. ord. n. 53 del 2026”, “Tecnimont spa C/ Roma Capitale” e “Udienza Pubblica del 21 ottobre 2026 ”.
Il procedimento nasce dall’ordinanza della Terza sezione civile della Cassazione del 19 marzo scorso sulla disciplina dei debiti contratti dal Comune di Roma in passato.
C’è anche una coincidenza significativa: esattamente un anno fa, il 19 agosto 2025, Roma versava a Tecnimont 1.832.223,85 euro. Il pagamento non ha però chiuso il contenzioso: secondo la società restano da ricevere 372.096,95 euro di interessi.
Gualtieri aveva annunciato la “chiusura definitiva”
Il passaggio politicamente più delicato riguarda quanto annunciato dal Campidoglio pochi mesi fa. Il 4 dicembre 2025 Roma titolava: “Debito Roma, via libera alla chiusura definitiva”. Gualtieri parlava di «superamento definitivo» della Gestione commissariale e della possibilità di mettere finalmente la parola fine, per sempre, a una vicenda iniziata molti anni prima.
La chiusura della struttura commissariale resta un fatto. Ma gli sviluppi giudiziari mostrano che non sono affatto scomparsi tutti gli effetti del vecchio debito.
La Cassazione osserva infatti che dalla disciplina contestata “non emerge la presenza di un termine finale” per il blocco imposto ai creditori fino all’esaurimento dei pagamenti e considera la questione abbastanza seria da rimetterla alla Consulta.
Il nodo: creditori bloccati per anni
Per consentire a Roma di rientrare dal debito, la normativa speciale ha difatti impedito per anni a migliaia di creditori di procedere individualmente con pignoramenti e azioni esecutive, congelando anche alcuni effetti economici del ritardo.
Ora la Cassazione si domanda se questo sacrificio giudiziario possa protrarsi senza una scadenza certa. Non significa che il 21 ottobre Roma perderà automaticamente o che tutti i creditori potranno immediatamente presentare il conto. Sarà la Corte costituzionale a decidere.
Roma e la coperta corta: 52,8 milioni di rate alleggerite prima delle elezioni
Roma muove miliardi e sarebbe sbagliato sostenere che il Comune sia semplicemente “senza soldi”. Il problema è quanto denaro sia effettivamente libero e quanto invece vincolato. Il 9 aprile 2026 la Giunta Gualtieri ha aderito alla rinegoziazione dei mutui CDP, alleggerendo di 52,8 milioni di euro le rate complessivamente dovute nel biennio 2026-2027: circa 25,6 milioni quest’anno e 27,1 milioni nel 2027, anno delle elezioni capitoline.
Il rovescio della medaglia è un maggior costo complessivo stimato in 14,6 milioni di interessi che i romani dovranno pagare a partire da gennaio 2028, insieme ai 52,8 di milioni che non pagheranno tra giugno 2026 e dicembre 2027.
L’operazione è perfettamente legittima ed era offerta da CDP agli enti locali. Ma la tempistica politica resta evidente: più margine finanziario prima del voto, maggiore peso dal 2028, quando ripartiranno rate più consistenti.
Non esiste una prova che la scelta sia stata effettuata per le elezioni di maggio 2027. Resta però legittimo interrogarsi sull’opportunità di spostare in avanti una parte del conto proprio alla vigilia dell’ultimo anno della consiliatura.
E intanto continuano i nuovi mutui
La fotografia diventa ancora più particolare considerando la quantità di risorse straordinarie arrivate a Roma con Giubileo e PNRR. Parallelamente, infatti, il Campidoglio ha continuato a finanziare numerose opere attraverso nuovo indebitamento.
Tra le operazioni più pesanti figurano 117,39 milioni per il Ponte dei Congressi, circa 58 milioni per la grande viabilità, altri 30 milioni per le strade, 53 milioni per l’acquisto di 338 case ex Enasarco, 9,4 milioni per viabilità e ciclabile Tor Tre Teste, 8 milioni per la Prenestina-Borghesiana e 6,7 milioni per semafori e sicurezza stradale.
Seguono mutui o nuove accensioni per via Veneto, Villa Bonelli, Forte Boccea, parchi, teatri, Mercato Nomentano ed emergenze idrogeologiche. La sequenza ricostruita negli atti degli ultimi mesi sfiora 300 milioni di euro di nuovo indebitamento o procedure finalizzate ad accenderlo.
Il passato doveva chiudersi, il futuro resta a rate
Ed è qui che la vicenda della Corte costituzionale smette di essere una questione per soli giuristi.
Roma si avvicina al 2027 con il vecchio debito ancora capace di produrre contenziosi, 52,8 milioni di rate alleggerite nel biennio che conduce alle urne e una nuova stagione di mutui per finanziare investimenti.
Il paradosso è evidente: mentre il Campidoglio annunciava la parola fine sul debito del passato, continuava a finanziare una parte del futuro a rate.
Il 21 ottobre toccherà alla Consulta stabilire se le regole che per anni hanno protetto Roma dai suoi vecchi creditori possano ancora reggere. Le elezioni arriveranno nel 2027. Molte delle rate, invece, resteranno anche dopo.
