Roma, il nuovo parco giochi del Pineto (inaugurato un mese fa e costato 541 mila euro) è già un acquitrino: «C’era già, più bello e costato solo 50 mila euro» (VIDEO)

parco giochi pineto

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Un mese fa il taglio del nastro, con il sindaco Roberto Gualtieri a mostrare ai romani la nuova area giochi all’interno del parco del Pineto, in via Albergotti. Oggi, a pochi passi da quelle strutture appena inaugurate, ci sono acqua stagnante, rifiuti, pini secchi e una pavimentazione già deteriorata.

A mostrare cosa resta dell’inaugurazione è Daniele Giannini, esponente della Lega ed ex presidente del Municipio XIII. La cifra da cui parte la sua denuncia è precisa: 541 mila euro per la nuova area giochi. «Qui non hai fatto un’area giochi, qui hai fatto un acquapark. Un’area giochi pagata 541 mila euro». Il video mette in fila le immagini di un’opera che avrebbe dovuto riqualificare uno spazio già utilizzato dai residenti e che invece, a poche settimane dall’apertura, presenta già diverse criticità.

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Acquitrino, zanzare e irrigazione fuori controllo. E alberi secchi

Il primo problema è sotto gli occhi della telecamera: una parte dell’area è trasformata in una sorta di acquitrino. «O non irrigano e fanno seccare, oppure fanno affogare. Perché c’è un sistema di irrigazione che sicuramente è fuori controllo». L’acqua ristagna, il terreno è zuppo e sui bordi sono comparsi materiali di fortuna, come cartoni, per cercare di attraversare la zona senza finirci dentro.

Giannini mostra anche la presenza di api e insetti e ipotizza che il ristagno possa favorire la proliferazione delle zanzare. «Ditemi se i genitori possono portare i bimbi a giocare qui, in queste condizioni, tra api e zanzare». Dall’altra parte, però, il problema sembra essere esattamente opposto: dove manca l’acqua, la vegetazione è secca.

A pochi metri dalla nuova area giochi la situazione è diametralmente opposta. E si vedono i pini ormai secchi. «Se invece di rimanere là, veniva qua, vedeva la “bella ripiantumazione” di pini. Tutti morti, tutti secchi». Il contrasto è quello che Giannini vuole mettere in evidenza: da una parte un intervento appena concluso, dall’altra alberi piantati e già compromessi. E c’è un altro elemento: secondo l’esponente della Lega, durante i lavori sono stati abbattuti diversi alberi che già garantivano ombra. Al loro posto sono stati messi giovani esemplari destinati, se attecchiranno, a garantire una copertura significativa soltanto tra molti anni. «Hanno piantato i loro soliti alberelli, che faranno ombra, se tutto va bene, fra una ventina d’anni».

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Il campo da basket che è una «spianata di cemento»

Poi c’è il campo da basket. O meglio, quello che dovrebbe essere un campo da basket. «Questa è una spianata di cemento. Si sta già screpolando tutta, guardate. È stato inaugurato un mese fa. Ma dove giochi qua? Che partita fai? I tiri liberi?». La pavimentazione, a giudicare dalle immagini, appare già segnata e scolorita. Un problema che diventa ancora più evidente perché l’opera è stata inaugurata appena un mese prima.

E così quella che doveva essere una struttura destinata ai bambini e ai ragazzi diventa l’ennesimo esempio di un problema più grande: si spendono soldi per realizzare opere nuove, ma poi manca la manutenzione.

L’area giochi c’era già, più bella. E costava molto meno

È qui che entra in gioco la storia personale di Giannini. Dieci anni fa, quando era presidente del Municipio XIII, nello stesso punto era stata realizzata un’altra area giochi. «Da presidente, quando inaugurai l’area giochi che era qui, costò 50 mila euro. Aveva non solo i giochi, molti di più di quelli che ci sono ora e che i bambini usavano, ma una recinzione in ferro che delimitava e proteggeva l’area da vandali e incursioni notturne e che ora è stata tolta e buttata».

Il confronto con i 541 mila euro dell’intervento attuale è inevitabile. Giannini stesso precisa che sono passati dieci anni e che i costi sono aumentati, ma pone una domanda: «Quanto può costare adesso, il doppio? Diciamo il doppio, 100 mila euro. Quindi con i soldi spesi se ne facevano almeno cinque».

Il punto, però, non è soltanto il confronto economico. La vecchia area giochi, oltre alla recinzione e più giochi e attrezzature, aveva anche un gazebo utilizzato dagli anziani e per le feste dei bambini. Ora, invece, quello spazio è stato ridisegnato con una grande superficie pavimentata. «Ora qui è un’isola di calore».

Il parco del Pineto “fuori dagli spot”

Ma il “meglio” arriva quando ci si allontana dalla nuova area giochi. Basta girare l’angolo. Ed è qui che, accusa Giannini, finisce la “cartolina dell’inaugurazione” e comincia la realtà quotidiana del parco del Pineto. Rifiuti, cestini pieni, materiale di risulta del cantiere, terra e sassi. «L’unica cosa che cresce in questa nuova area giochi sono i rifiuti». Il problema, sostiene l’esponente della Lega, è sempre lo stesso: dopo il taglio del nastro non c’è manutenzione. I cestini pieni fanno finire i rifiuti a terra e da lì si spargono nell’area giochi e nel parco.

Poco distante vengono mostrati anche i residui del cantiere. «Dopo l’inaugurazione hanno lasciato qui il materiale di risulta del cantiere. Quindi tutta robaccia, sassi, terra». E ancora più vicino c’è quello che Giannini definisce, senza mezzi termini, il «bagno del parco del Pineto», indicando un’area utilizzata come servizio igienico improvvisato.

Dai 541 mila euro del Pineto alle altre opere di Roma

Il caso del Pineto, però, va oltre una singola area giochi. Perché il tema che pone Giannini è quello delle opere pubbliche di Roma dopo l’inaugurazione: quanto durano? Chi le controlla? Chi interviene quando il verde muore, le pavimentazioni si deteriorano, gli impianti non funzionano o gli spazi diventano impraticabili? È una domanda che riguarda anche altri interventi recenti della Capitale.

Dalla Rambla di Pietralata alle grandi piazze ridisegnate negli ultimi anni, il problema delle superfici senza ombra e delle cosiddette isole di calore è diventato evidente soprattutto durante l’estate. Talmente evidente che se ne sono occupati anche i tabloid internazionali, facendo fare a Roma figuracce mondiali. A piazza Risorgimento e piazza Pia, per esempio, sedersi nelle ore più calde può diventare un’impresa proprio per la scarsità di zone d’ombra.

E poi c’è piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini, presentata come uno dei grandi interventi di trasformazione urbana della Capitale e finita invece al centro di critiche e polemiche sul risultato concreto. Da spot a flop, insomma. Il filo conduttore è sempre lo stesso: il taglio del nastro non può essere il punto finale di un’opera pubblica. Se dopo l’inaugurazione arrivano piante secche, acqua stagnante, pavimentazioni che si deteriorano e rifiuti, il problema non è più soltanto quanto è costata l’opera (che comunque troppo spesso è troppo cara: ricordiamoci che vengono usati sempre soldi pubblici, quindi nostri). È quanto costa ai cittadini lasciarla deteriorare.

E al Pineto, appena un mese dopo l’inaugurazione, la domanda è già tutta lì: 541 mila euro per un’area giochi che sembra avere bisogno di essere sistemata di nuovo.