Roma, Italia Nostra contro la Giunta Gualtieri: “Non trasformate Villa Borghese in un Centro Commerciale”
Roma, la Galleria Borghese situata all’interno dell’omonimo parco ha avviato una procedura per una sponsorizzazione tecnica legata alla realizzazione di un nuovo edificio da realizzare in uno spazio situato nel bel mezzo dell’immobile che ospita il museo. L’obiettivo dichiarato dal Campidoglio è aumentare gli spazi, accogliere più visitatori, rafforzare servizi, aree tecniche, didattiche e sale conferenze.
Italia Nostra attacca: il patrimonio non è un centro commerciale
Italia Nostra e l’associazione Bianchi Bandinelli hanno alzato un vero e proprio muro contro l’ipotesi di un nuovo volume nel mezzo della Galleria. La loro critica è netta: trasformare un luogo fragile e irripetibile in una macchina per aumentare flussi e numeri significherebbe piegare il patrimonio alla logica del rendimento. Non una semplice discussione architettonica, dunque, ma una contestazione politica: Roma e l’Amministrazione Gualtieri devono decidere se proteggere i suoi luoghi storici o inseguire l’ennesima formula della “valorizzazione” intesa come moltiplicazione di visitatori, sponsor, eventi e cartellonistica.
La giunta Gualtieri chiamata alla prova
Il nodo è tutto romano. La Galleria appartiene al circuito statale, ma Villa Borghese è un parco comunale: la Sovrintendenza Capitolina ricorda che nel 1903 il parco fu ceduto al Comune di Roma e aperto al pubblico, mentre lo Stato mantenne il Casino nobile e la collezione artistica. Questo significa che la giunta Gualtieri non può cavarsela – secondo le associazioni – con formule prudenti o passaggi burocratici. Se c’è un nuovo edificio da valutare dentro o accanto a un equilibrio storico così delicato, Roma deve dire chiaramente da che parte sta: tutela o trasformazione?
Proger, sponsor e benefici: il punto politico
L’avviso pubblico quantifica la sponsorizzazione tecnica in 875.750,19 euro e prevede anche benefit per lo sponsor, tra cui la possibilità di essere indicato nella comunicazione istituzionale e promozionale legata all’eventuale ampliamento. Successivamente la Galleria ha comunicato l’accettazione della proposta di Proger Spa. Tutto legittimo sul piano procedurale, ma politicamente sensibile: perché quando un marchio privato entra nel racconto di un intervento a Villa Borghese, la domanda diventa inevitabile. Chi governa davvero la trasformazione del patrimonio pubblico?
Villa Borghese non è uno spazio neutro
Il punto sollevato dalle associazioni è semplice e scomodo: Villa Borghese non è un vuoto urbano da riempire, né una periferia museale da completare con un nuovo contenitore. È un monumento storico, un equilibrio tra natura, architettura e memoria collettiva. Per questo la giunta Gualtieri è finita nel mirino dei cittadini, a loro dire non basta evocare controlli, pareri e passaggi tecnici. La politica – secondo le associazioni – deve assumersi una responsabilità prima che il progetto diventi irreversibile. In una città che spesso scopre i problemi quando i cantieri sono già partiti, questa volta la domanda arriva dei cittadini in anticipo: Roma vuole difendere Villa Borghese o trattarla come un dossier da accompagnare senza disturbare troppo, nel silenzio social e mediatico?