Roma, le nuovo archeo-stazioni della Metro C in centro sotto accusa, Italia Nostra: “Costose, invasive e fuori misura”
Roma, una lettera aperta al ministro della Cultura Alessandro Giuli riapre il fronte più delicato della Metro C: quello delle nuove stazioni nel centro storico della capitale. Al centro della contestazione ci sono Chiesa Nuova e Castel Sant’Angelo, due luoghi simbolo della Capitale, inseriti in un contesto monumentale e paesaggistico di enorme valore. Le associazioni firmatarie chiedono una cosa precisa: una variante costruttiva per ridurre l’impatto dei cantieri.
Chiesa Nuova, la piazza trasformata in cantiere
Il caso più visibile è Piazza della Chiesa Nuova, dove dal 30 aprile sono comparsi grandi silos per la gestione dei fanghi bentonitici. Strutture temporanee, certo, ma destinate a restare a lungo. Secondo le associazioni, l’intervento previsto rischia di trasformare l’intera piazza in una grande area di scavo, con dimensioni considerate “abnormi”: 66 metri di lunghezza, 33 di larghezza e paratie profonde fino a 42 metri.
Castel Sant’Angelo, il nodo della Mole Adriana
Non meno delicata è la partita di Castel Sant’Angelo. La futura stazione è prevista nell’area del fossato, la cosiddetta Piazza d’Armi, con uno scavo che arriverebbe a circa 44 metri di profondità. Anche una vasta porzione del Parco della Mole Adriana sarebbe destinata alla logistica di cantiere. Per le associazioni, il punto politico è chiaro: non si può trattare un’area così sensibile come un normale spazio tecnico.
Il modello delle “archeo-stazioni” sotto accusa
La critica non riguarda la Metro C in sé, ma il modello delle cosiddette archeo-stazioni: grandi scatole di cemento pensate per scavare, intercettare reperti, smontarli, ricollocarli e valorizzarli. Un’impostazione che, secondo i firmatari, non può essere applicata ovunque e comunque. L’archeologia preventiva, sostengono, dovrebbe adattarsi ai luoghi e non piegare i luoghi a un progetto già deciso.
La richiesta: ridurre impatto, tempi e costi
La proposta è una variante costruttiva per Chiesa Nuova e Castel Sant’Angelo. Una soluzione più sobria, meno invasiva, concentrata sulla funzione di trasporto pubblico e non sulla realizzazione di maxi strutture monumentali sotterranee. Secondo le associazioni, questa scelta potrebbe ridurre i costi, salvare alberature preziose, evitare nuove isole di calore e accorciare tempi di cantiere che rischiano di diventare insostenibili.
Una battaglia sul volto futuro di Roma
Dietro la lettera al ministro Giuli c’è una domanda politica molto più grande: fino a che punto Roma può essere scavata, trasformata e recintata in nome della modernizzazione? Le associazioni non chiedono di fermare il trasporto pubblico, ma di non sacrificare il centro storico sull’altare delle opere faraoniche. Chiesa Nuova e Castel Sant’Angelo, avvertono, non sono spazi qualunque: sono pezzi dell’identità urbana di Roma.