“Roma, l’ex sede Ama non diventi un affare di palazzine”: Noi Moderati sfida Gualtieri sul piano da 100 milioni
Roma, un investimento da circa 100 milioni di euro, oltre 20mila metri quadrati (un’area grande quanto 4 campi da calcio di serie A) da trasformare e, al centro dello scontro politico, 12mila metri quadrati di edilizia residenziale privata: il futuro del complesso Ama alla Montagnola diventa un nuovo terreno di battaglia in Campidoglio. Marco Di Stefano, capogruppo di Noi Moderati in Assemblea Capitolina, chiede alla maggioranza guidata dal sindaco Roberto Gualtieri di fermare la proposta sull’intervento: prima di andare avanti, sostiene, servono risposte chiare su cubature, interessi privati e vantaggi reali per il quartiere.
Dal recupero urbano al rischio “palazzine”
Il Campidoglio presenta l’operazione come una rigenerazione urbana capace di cambiare volto a un’area oggi segnata da edifici degradati e funzioni operative Ama. Il progetto prevede demolizione e ricostruzione, una nuova piazza, verde pubblico, servizi socio-sanitari, uffici Ama, parcheggi, spazi commerciali e il museo delle auto storiche della Polizia di Stato. Ma nel mosaico entrano anche le residenze private. Ed è proprio qui che Noi Moderati affonda il colpo: il recupero di un patrimonio legato alla società pubblica dei rifiuti, secondo Di Stefano, non può trasformarsi in una corsia privilegiata per nuove case private.
La domanda politica: chi guadagna davvero?
La questione non è più soltanto urbanistica. L’area, compresa tra via Francesco Acri, via Nicola Spedalieri e via Baldassarre Castiglione, appartiene al Fondo Ambiente gestito da DeA Capital Real Estate SGR. Ama, società interamente partecipata da Roma Capitale, resta al centro di un’operazione che l’opposizione considera troppo poco trasparente. Di Stefano domanda chi gestirà concretamente l’intervento, chi abbia fissato la quota di residenziale privato e se verrà garantita una procedura capace di tutelare davvero l’interesse pubblico. L’accusa politica è pesante: in una città affamata di alloggi accessibili, si rischierebbe di concedere spazio e valore soprattutto al mercato.
Il nodo del 35% di cubatura in più
Nel mirino finisce anche la premialità urbanistica contestata da Noi Moderati: un incremento del 35% delle cubature, che secondo Di Stefano finirebbe per favorire i privati mentre Roma continua a fare i conti con l’emergenza abitativa e la mancanza di housing sociale. Il capogruppo non nega la necessità di recuperare un’area degradata, ma contesta la direzione scelta: rigenerare, sostiene, non può significare riempire il quartiere di nuove residenze private senza un ritorno pubblico evidente e verificabile.
La sfida a Gualtieri arriva in Aula
Il percorso era già iniziato nel 2025, quando l’Assemblea Capitolina aveva individuato l’ambito di riqualificazione Ama-Montagnola. Ora, con la nuova proposta di approvazione dell’intervento, la partita entra nella fase più delicata. Da una parte la Giunta Gualtieri difende un progetto fatto di verde, servizi e riapertura al quartiere; dall’altra Noi Moderati chiede uno stop e pretende chiarimenti prima del via libera. La domanda destinata a pesare sul voto è semplice: l’ex area Ama diventerà davvero un pezzo di città restituito ai cittadini o l’ennesima trasformazione urbana in cui le palazzine arrivano prima dell’interesse pubblico?