Roma senza piscine, palestre e campi da calcio tra bandi flop e ritardi, Santori (Lega): “Basta annunci, servono date certe”
Roma si scopre ancora una volta piena di impianti sportivi chiusi, sospesi, bloccati o in attesa di una nuova vita: a riaccendere la polemica è Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Campidoglio, dopo il riscontro ufficiale del Dipartimento Sport alla sua richiesta di accesso agli atti sugli impianti inattivi della Capitale. Il quadro che emerge è pesante: strutture ferme da anni, procedure lente, progetti incompiuti e quartieri privati di spazi sportivi e sociali.
Da Campo Testaccio al Flaminio, simboli chiusi da anni
Nella lista spiccano due nomi simbolo. Campo Testaccio, in via Nicola Zabaglia, risulta non attivo dal 12 aprile 2010. Lo Stadio Flaminio, uno degli impianti più iconici della città, è fermo dal 2014 e oggi vive l’ennesima fase di attesa, con una nuova proposta di partenariato pubblico-privato ancora in istruttoria. Due casi diversi, ma politicamente esplosivi: Roma continua a discutere di sport, grandi eventi e rilancio urbano, mentre pezzi della sua memoria sportiva restano chiusi.
La mappa degli impianti fermi nei quartieri
Il dossier non si ferma ai grandi nomi. Nell’elenco compaiono Vigne Nuove, inattivo dal 2019, Valentina Caruso e Casal Bianco, chiusi dal 2018, le Piscine di Torre Spaccata ferme dal 2017, via Chianesi dal 2015, Tor Pagnotta dal 2020 e Pala Fitarco dal 2021. A questi si aggiungono via Manduria, via Sannio, via Grotta di Gregna, Mostacciano, Anzio Mancini e Walter Cervini. Una geografia dell’abbandono che attraversa la città e colpisce soprattutto le periferie.
Bandi deserti, rinunce e cantieri ancora da sbloccare
Il punto politico sollevato da Santori è chiaro: non basta dire che qualcosa si muove, se poi i cittadini aspettano anni. In via Chianesi, dopo occupazioni abusive e sgomberi, l’avviso pubblico ha prodotto una sola proposta, poi ritirata dal privato. In via Manduria, saltato il percorso del partenariato, il Comune prova ora a recuperare con fondi propri. In altri casi si parla di progettazioni esecutive, conferenze di servizi, gare da indire, passaggi ai Municipi. Ma intanto gli impianti restano chiusi.
I fondi ci sono, ma i tempi pesano
Nel quadro emergono anche interventi finanziati. Per il Valentina Caruso sono previsti 4,656 milioni di euro di fondi PNRR, con lavori in corso e conclusione programmata a maggio. Per Casal Bianco il progetto vale 2,320 milioni, tra Sport e Periferie e fondi comunali. Per le Piscine di Torre Spaccata il totale è di 3,450 milioni. Numeri importanti, che però non spengono la polemica: perché il nodo, per l’opposizione, resta la distanza tra risorse annunciate e servizi realmente restituiti ai cittadini.
La Lega chiede date, responsabilità e trasparenza
Santori parla di una Capitale “ostaggio di burocrazia e lentezze” e chiede al Campidoglio un cambio di passo immediato. La richiesta è politica prima ancora che amministrativa: cronoprogrammi pubblici, tempi certi, responsabilità precise per ogni impianto. Perché dietro ogni centro chiuso non c’è solo una pratica ferma su una scrivania, ma un quartiere senza palestra, senza piscina, senza campo, senza un punto di aggregazione per giovani e famiglie.
Il caso diventa un problema per Gualtieri
La polemica arriva in un momento delicato per la giunta Gualtieri, che rivendica investimenti, cantieri e rilancio della città. Ma sugli impianti sportivi inattivi il racconto istituzionale rischia di scontrarsi con la realtà dei territori: cancelli chiusi, progetti rinviati, bandi complicati e strutture lasciate per anni senza una funzione. È qui che l’opposizione prova ad aprire una crepa politica: Roma può candidarsi a capitale degli eventi se non riesce a riaprire gli impianti sotto casa?