Tragedia di Pietralata, morti Luca, Valentina e Bianca: “Da soli non ce la facciamo più”, 20 biglietti per spiegare i motivi del gesto

Omicidio suicidio a Roma

Contenuti dell'articolo

«Da soli non ce la facciamo più». Potrebbe bastare questo a spiegare la tragedia che si è consumata ieri a Roma. Una frase, scritta insieme a molte altre. Biglietti lasciati ai parenti e agli amici, parole per chiedere scusa e spiegare una decisione che, per i carabinieri che stanno indagando su quanto accaduto, non sarebbe nata all’improvviso.

Quando i soccorritori sono entrati nella villetta di via dell’Antracite, a Pietralata, hanno trovato una famiglia distrutta. Luca Abbasciano, 42 anni, Valentina Pambianco, 41, e la loro figlia Bianca, di appena 5 anni, erano morti. Accanto a loro, anche il cane Teo.

Roma, spari a Pietralata: morti madre, padre e figlia di 5 anni, ipotesi omicidio suicidio. Ucciso anche il cane

La tragedia di Pietralata e le lettere lasciate ai familiari

A dare l’allarme è stata la sorella di Luca. Carabinieri e Vigili del Fuoco sono intervenuti intorno alle 13. Nella casa sono stati trovati i corpi dei due genitori e della bambina. Tutti erano stati raggiunti da colpi di arma da fuoco. Gli accertamenti dovranno stabilire con precisione cosa sia accaduto all’interno dell’abitazione e, in particolare, chi abbia impugnato la pistola. Ma un elemento, tra quelli trovati nella villetta, ha immediatamente indirizzato le verifiche: decine di biglietti d’addio.

Messaggi destinati a familiari e amici. Lettere nelle quali la coppia avrebbe lasciato spiegazioni e disposizioni, oltre alle scuse per quello che stava per accadere. Una tragedia che, stando agli elementi raccolti, avrebbe avuto i contorni di un gesto premeditato.

“Polizia, aiuto, mamma vuole costringermi a bere alcolici”, ma non era vero: il 16enne il giorno prima dell’omicidio

Bianca, una bambina desiderata e la vita cambiata dopo la nascita

Bianca era nata nel 2021, prematura, al settimo mese, con gravi complicazioni. Luca e Valentina avevano desiderato quella bambina. La sua nascita aveva riempito la loro vita, ma le condizioni della piccola avevano progressivamente cambiato ogni equilibrio. Per assisterla, Valentina aveva lasciato il lavoro. Luca, tecnico informatico, aveva iniziato a lavorare da casa. La loro quotidianità si era ristretta sempre di più attorno alla bambina e alle sue necessità.

Una vicina, ricordando la coppia, ha raccontato come la paura per le condizioni di Bianca li avesse consumati nel tempo. Altri hanno descritto Valentina come una donna profondamente cambiata dopo la nascita della figlia. La felicità dell’attesa, per una coppia che aveva desiderato a lungo di diventare genitori, aveva lasciato spazio a una vita sempre più difficile.

Roma, “Venite, ho picchiato mia madre, forse è morta”: 16enne uccide la mamma durante una lite in casa

L’ultima immagine: Bianca in veranda con il cane Teo

C’è un’immagine che una delle vicine conserva degli ultimi giorni. Bianca era sul suo seggiolone, in veranda. Guardava Teo, il cane di casa, mentre le girava attorno e scodinzolava. Una scena semplice. Una bambina, il suo cane, la casa in cui viveva con mamma e papà. Poi il silenzio. Secondo le testimonianze raccolte nelle ore successive alla tragedia, la famiglia viveva una condizione sempre più isolata. Una solitudine che, unita alla complessità dell’assistenza necessaria alla bambina, avrebbe pesato profondamente sulla coppia.

Ora spetta ai carabinieri della compagnia di Montesacro ricostruire, punto dopo punto, le ultime ore trascorse nella villetta di Pietralata. Saranno gli esami autoptici e i rilievi balistici a fornire elementi utili per chiarire la dinamica della morte dei tre componenti della famiglia e stabilire chi abbia premuto il grilletto. La pistola utilizzata, secondo quanto emerso, era stata acquistata da Luca.

Le verifiche riguardano anche il contesto nel quale la famiglia viveva. I militari stanno raccogliendo testimonianze e informazioni dai familiari e dalle persone che conoscevano Luca e Valentina. La famiglia, inoltre, era seguita dai servizi sociali del IV Municipio, dopo l’attivazione dell’assistenza domiciliare per Bianca.

«Erano persone perbene, ma si sentivano sole»

La tragedia ha sconvolto Pietralata e non solo. Il presidente del IV Municipio, Massimiliano Umberti, ha confermato che la famiglia era conosciuta dai servizi sociali e ha parlato di un nucleo familiare segnato dalla difficoltà di affrontare una situazione complessa.

Dietro la porta di quella villetta, però, c’erano soprattutto Luca, Valentina e Bianca. Una famiglia che aveva costruito la propria vita attorno a una bambina gravemente disabile e che, negli ultimi tempi, avrebbe vissuto una condizione di crescente isolamento. Poi sono rimasti i biglietti. Le parole indirizzate a chi, dopo, avrebbe dovuto provare a capire. E quella frase che oggi pesa più delle altre: «Da soli non ce la facciamo più».