Urbanistica di Roma, è caos sulle nuove regole: in aula 518 emendamenti e scontro tra Campidoglio e Regione


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Roma si ritrova nel caos proprio su uno dei terreni in cui cittadini, proprietari e imprese avrebbero maggiormente bisogno di regole chiare e certezze: l’urbanistica. Sulla delibera che modifica le Norme tecniche di attuazione del Piano regolatore generale sono infatti arrivati in Assemblea Capitolina 518 emendamenti e 28 ordini del giorno, per un totale di 546 atti destinati all’esame dell’Aula Giulio Cesare. Una montagna di modifiche che fotografa, al di là delle posizioni politiche, una partita tutt’altro che pacificata.

Una valanga di emendamenti sulle regole della città

A comunicare ufficialmente i numeri è stata la presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli, dopo una seduta aperta nella mattinata del 15 luglio e sospesa per consentire anche il confronto tra i capigruppo. Il dato politico resta pesante: mentre Roma dovrebbe definire il quadro delle regole chiamate a governare trasformazioni, rigenerazione urbana e sviluppo della città, il provvedimento arriva al passaggio decisivo accompagnato da centinaia di richieste di modifica. Il voto sui 546 atti è destinato a proseguire in Aula.

Il Campidoglio va avanti, la Regione chiede di fermarsi

A complicare ulteriormente il quadro c’è lo scontro istituzionale con la Regione Lazio. La Direzione regionale Urbanistica ha chiesto a Roma Capitale di sospendere l’approvazione definitiva e di trasmettere nuovamente il testo dopo le controdeduzioni, sostenendo la necessità di una nuova verifica regionale. Il Campidoglio sostiene invece che questo secondo passaggio non sia previsto dalla legge e ha deciso di proseguire l’iter in Assemblea Capitolina. Due interpretazioni contrapposte su una materia delicatissima, sulle quali saranno eventualmente le sedi competenti a stabilire chi abbia ragione.

Gualtieri e il paradosso delle “nuove certezze”

Ed è qui che emerge il problema politico per Roberto Gualtieri. L’amministrazione presenta la revisione delle NTA come uno strumento per favorire la rigenerazione urbana, limitare il consumo di nuovo suolo, recuperare il patrimonio esistente e semplificare i programmi urbanistici. Obiettivi ambiziosi, rivendicati ufficialmente dalla Giunta. Ma il passaggio finale si sta consumando tra 518 emendamenti, 28 ordini del giorno e un conflitto procedurale aperto con la Regione Lazio. Una cornice che difficilmente restituisce, almeno oggi, l’immagine di un percorso lineare.

Roma ha bisogno di regole, non di un nuovo braccio di ferro

Il punto, prima ancora dello scontro tra centrosinistra e centrodestra, riguarda Roma. L’urbanistica decide una parte importante del futuro della Capitale e incide su interessi pubblici e privati che richiedono norme comprensibili, procedure solide e decisioni difficilmente contestabili. Gualtieri governa la città dal 2021 e porta quindi la responsabilità politica di condurre questo percorso verso un approdo chiaro. Invece, alla vigilia del voto, Roma assiste a una valanga di atti e a un braccio di ferro tra istituzioni. Il presidente della Regione Francesco Rocca ha persino dichiarato di aver «apprezzato il silenzio del sindaco» sulla vicenda. Ma proprio quel silenzio rischia di diventare politicamente ingombrante: perché quando sulle regole urbanistiche della Capitale esplode uno scontro di questa portata, dalla guida del Campidoglio i cittadini possono legittimamente aspettarsi soprattutto una cosa. Chiarezza.