Carburanti, il diesel resta sopra i 2 euro. Vannacci: “Basta soldi all’Ucraina, servono agli italiani”
Il diesel continua a costare oltre 2 euro al litro, nonostante il recente taglio delle accise. E il caro carburanti diventa subito terreno di scontro politico, con il Generale Roberto Vannacci e Futuro Nazionale che chiedono di cambiare radicalmente le priorità della spesa pubblica.
Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) aggiornati a oggi, mercoledì 29 luglio 2026, il prezzo medio nazionale in modalità self service è di 1,986 euro al litro per la benzina e 2,074 euro al litro per il gasolio. In autostrada i listini salgono ancora: 2,074 euro per la benzina e 2,169 euro al litro per il diesel.
Unione Consumatori: “Il taglio delle accise non si vede davvero alla pompa”
A contestare l’effetto concreto della riduzione delle accise è anche Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Secondo Dona, il prezzo del gasolio avrebbe dovuto diminuire molto di più. «Avevamo detto subito che il diesel sarebbe rimasto sopra i 2 euro al litro. Ma che, dopo il taglio di 14 centesimi di accise, non scendesse nemmeno sotto i 2,10 euro in autostrada è il colmo».
Il presidente dell’associazione sottolinea come, a parità di prezzo industriale, il gasolio sulla rete ordinaria avrebbe dovuto attestarsi intorno a 2,014 euro al litro, mentre il prezzo medio registrato è di 2,074 euro, con una differenza di circa 6 centesimi al litro, pari a circa 3 euro in più su un pieno da 50 litri. Anche la benzina, osserva Dona, continua a crescere. Secondo i dati analizzati dall’Unione Nazionale Consumatori, dal 3 luglio il prezzo della verde è aumentato di circa 18 centesimi al litro, traducendosi in un aggravio di circa 9 euro per ogni rifornimento da 50 litri.
L’affondo di Futuro Nazionale: “Basta soldi all’Ucraina”
Su questo scenario economico si è inserito con forza Futuro Nazionale, il movimento politico fondato dal generale Roberto Vannacci, che da giorni utilizza il tema del caro diesel e delle bollette per rilanciare una proposta politica precisa. Il partito ha annunciato di aver presentato in Parlamento una risoluzione con cui chiede l’interruzione delle forniture militari all’Ucraina, sostenendo che quelle risorse dovrebbero essere destinate al contenimento del costo dell’energia e al sostegno delle famiglie italiane.
Nel messaggio diffuso sui canali ufficiali, Vannacci sostiene che «mentre Schlein e i suoi amichetti vogliono sostenere l’Ucraina con tutti i mezzi a disposizione, noi vogliamo sostenere l’Italia e gli italiani, usando quei soldi per abbassare i costi delle bollette e il prezzo dell’energia».
Il no al SAFE e al debito europeo
L’attacco di Futuro Nazionale si estende anche al piano SAFE, lo strumento europeo destinato a finanziare investimenti nel settore della difesa attraverso nuovo debito comune. Nel post pubblicato dal partito, Bruxelles viene accusata di voler spingere verso un ulteriore indebitamento per finanziare il riarmo, mentre per Vannacci e Futuro Nazionale, così come per tanti italiani, le vere emergenze sono il caro energia, le difficoltà delle imprese, la crisi della sanità, l’immigrazione clandestina e la sicurezza delle città.
Da qui la posizione ribadita da Futuro Nazionale: no al SAFE, no al debito comune, no alla cessione di ulteriore sovranità e no a nuovi finanziamenti destinati alle armi e all’Ucraina. Al contrario, il movimento propone di indirizzare le risorse verso sicurezza, infrastrutture, lavoro e sostegno economico a famiglie e imprese.
Vannacci rilancia: “Le risorse vadano agli italiani”
A rafforzare la richiesta è stato lo stesso Roberto Vannacci, che attraverso il proprio profilo Facebook ha rilanciato il messaggio del partito con uno slogan destinato ad alimentare il dibattito. «Basta soldi all’Ucraina. Le risorse destiniamole agli italiani. Futuro Nazionale ha ben chiare quali siano le priorità», ha scritto il generale.
Una presa di posizione che arriva in un momento in cui il tema del prezzo dei carburanti, del costo dell’energia e del potere d’acquisto delle famiglie è tornato al centro del confronto politico, con il Governo chiamato a misurarsi con le richieste di consumatori, opposizioni e forze della maggioranza su come contenere il peso dei rincari.