Forza Italia in fibrillazione: Marina Berlusconi smentisce (di nuovo) la discesa in campo per il 2027

Marina Berlusconi

Marina Berlusconi torna a smentire, in modo netto, una sua discesa in campo per le elezioni politiche del 2027. La presidente di Fininvest e Mondadori ha liquidato come una “fantomatica idea” l’ipotesi di un suo ingresso diretto in politica, replicando con durezza a un articolo del Fatto Quotidiano e respingendo sia la ricostruzione politica sia il tono personale usato nei suoi confronti. Il segnale, però, non basta a raffreddare il clima dentro Forza Italia: il suo no formale alla candidatura non cancella infatti il peso crescente che continua ad avere nelle scelte del partito.

Gli screzi dopo il referendum che hanno acceso le fibrillazioni

Le tensioni sono esplose nei giorni successivi al referendum sulla Giustizia, quando dentro Forza Italia si è aperta una resa dei conti sempre meno sotterranea. Al Senato, la prima scossa è arrivata con la raccolta firme promossa da Claudio Lotito contro Maurizio Gasparri: un’iniziativa nata nel clima di delusione seguito al voto e sfociata nel cambio alla guida del gruppo, poi affidato a Stefania Craxi.

Alla Camera il copione si è ripetuto con Paolo Barelli, uscito tra le polemiche e sostituito da Enrico Costa dopo giorni di pressing interno e segnali arrivati anche dall’area vicina alla famiglia Berlusconi. A chiudere il cerchio ci ha pensato poi lo scontro mediatico tra Marta Fascina e Francesca Pascale: la prima ha detto che Pascale “non conta più niente”, la seconda ha replicato attaccando Fascina sul piano politico e personale. Un botta e risposta che ha finito per rendere pubblica una tensione che fino a pochi giorni prima restava soprattutto nei corridoi del partito.

Un no che non spegne il peso politico

Il punto, a questo punto, è semplice: Marina Berlusconi non vuole candidarsi, ma continua a essere il punto di riferimento intorno a cui si muovono equilibri, sostituzioni e nuove trattative. Non è un caso che il suo intervento sia stato letto, anche nel partito, come un messaggio di presenza. La linea è chiara: nessuna investitura personale, ma attenzione costante su classe dirigente, gruppi parlamentari e tenuta complessiva di Forza Italia. È per questo che la sua smentita non chiude il caso, semmai lo sposta su un altro piano.

Tajani regge, ma il partito cerca ancora un equilibrio

Per Antonio Tajani il passaggio è delicato. Da un lato incassa la conferma della leadership formale e prova a gestire il riassetto senza strappi irreparabili. Dall’altro deve tenere insieme un partito in cui la minoranza interna continua a chiedere più spazio e in cui i cambi ai vertici non hanno affatto chiuso i conti. Restano aperti i nodi sulle nomine, sul futuro di Barelli e sul rapporto tra il segretario e chi, dentro Forza Italia, chiede un cambio di passo più deciso. In questo quadro, il no di Marina Berlusconi alla candidatura non suona come una ritirata: sembra piuttosto la conferma di una presenza politica che resta forte, anche senza passare dalle urne.