Lega-Forza Italia, ancora tensioni tra Salvini e Tajani sui vincoli di spesa UE, dopo il nodo Antitrust e Consob

Salvini,, Meloni e Tajani, foto Camera dei Deputati

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La tensione tra Lega e Forza Italia torna a salire. Dopo settimane di frizioni sulle nomine di Consob e Antitrust, il nuovo terreno di scontro è quello dei vincoli di spesa europei. Matteo Salvini chiede più libertà per sostenere famiglie e imprese contro il caro energia imposto dalle tensioni in medio Oriente. Antonio Tajani, invece, apre solo a misure temporanee e concordate con Bruxelles, escludendo fughe in avanti. Il tema è semplice ma pesante: quanti soldi può spendere l’Italia senza rompere gli impegni europei?

La linea della Lega: servono più margini

La Lega spinge per superare vincoli ritenuti troppo rigidi in una fase segnata da guerre, energia cara e incertezza economica. Salvini ha parlato della necessità di uscire dai limiti di bilancio imposti da Bruxelles, giudicandoli non sostenibili in questo momento. L’obiettivo politico è chiaro: bloccare o ridurre l’impatto di bollette, benzina e gasolio. È una posizione che parla direttamente a imprese, trasportatori e famiglie, ma che apre un problema con l’Unione europea.

Tajani frena: no a strappi unilaterali

Forza Italia non chiude alla possibilità di aiutare chi è colpito dal caro energia, ma non vuole una rottura con Bruxelles. Tajani ha detto sì a interventi a tempo per escludere alcune spese energetiche dal Patto di Stabilità, ma ha respinto l’idea di uscire unilateralmente dalle regole europee. La differenza è politica: la Lega punta su una linea muscolare, Forza Italia preferisce trattare. Sul tavolo resta anche l’ipotesi di usare strumenti europei già esistenti, come il Mes.

Il peso dei conti pubblici

Il confronto non nasce in questi giorni. L’Italia resta osservata speciale sui conti: il deficit 2025 è stato confermato al 3,1% del Pil, poco sopra il limite europeo del 3%, mentre il debito pubblico resta tra i più alti dell’area euro. Questo rende ogni nuova spesa più delicata. Il governo deve quindi trovare un equilibrio tra aiuti immediati e credibilità finanziaria. Per Giorgia Meloni il rischio è doppio: gestire l’emergenza economica e tenere unita la coalizione.

Il precedente di Consob e Antitrust

Il clima era già teso, tra Forza Italia e Lega, per le nomine nelle Autorità indipendenti. La Consob è senza presidente titolare dopo la fine del mandato di Paolo Savona, mentre Chiara Mosca svolge il ruolo di presidente vicario dal 9 marzo 2026. Anche l’Antitrust è al centro delle manovre, con la fine del ciclo guidato da Roberto Rustichelli. Su questi dossier Lega e Forza Italia hanno mostrato interessi diversi, trasformando le nomine in una prova di forza interna alla maggioranza.

Il nodo politico per Meloni

La premier deve ora evitare che la discussione sui conti diventi l’ennesimo braccio di ferro tra alleati. La Lega vuole intestarsi la battaglia contro i vincoli UE, Forza Italia punta a difendere una linea più europeista e prudente. In mezzo c’è il governo, chiamato a dare risposte rapide sul caro energia senza aprire uno scontro istituzionale con Bruxelles. La partita vera non è solo economica: e riguarda gli equilibri politici dentro il Governo nazionale di centrodestra.