Più poteri a Roma, il voto del Senato (entro maggio) diventa una trappola per il Pd: FdI si prepara all’incasso
La partita sui poteri speciali per Roma si sposta ora al Senato, dove il testo sta per approdare dopo il voto alla Camera dei giorni scorsi. Il provvedimento, nato per modificare l’articolo 114 della Costituzione, vuole dare alla Capitale un ruolo più forte nell’ordinamento dello Stato. Non si tratta ancora di una legge definitiva: il cammino delle riforme costituzionali è lungo e prevede due passaggi parlamentari. Ma il nodo politico è già esploso.
Il Pd si astiene, FdI rilancia
Pochi giorni fa alla Camera il centrodestra ha votato compatto a favore, insieme ad Azione. Il Partito Democratico e Italia Viva hanno scelto invece l’astensione, mentre Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno votato contro. Per Fratelli d’Italia, l’astensione del Pd pesa come una frenata politica su una riforma che, almeno sulla carta, interessa direttamente il sindaco dem Roberto Gualtieri. La linea della premier Giorgia Meloni è netta: senza un sostegno largo, la riforma rischia di non avere la forza necessaria per andare avanti.
Il punto vero: poteri, soldi e referendum
Il testo assegna a Roma competenze legislative su materie molto concrete: trasporto pubblico locale, turismo, commercio, servizi sociali, edilizia residenziale pubblica, governo del territorio e organizzazione amministrativa. Ma il Pd chiede garanzie anche sulla legge ordinaria che dovrà stabilire risorse, funzionamento e nuovo assetto della Capitale. Roberto Morassut ha parlato di “astensione costruttiva”, spiegando che il sì potrà arrivare quando modifica costituzionale e legge ordinaria procederanno insieme.
Il campo largo mostra le crepe
A complicare il quadro ci sono anche le tensioni dentro il centrosinistra. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha criticato l’idea di una legge speciale solo per Roma, chiedendo attenzione anche per Milano e Napoli. Una posizione che ha aperto un fronte politico interno e ha offerto al centrodestra l’occasione per accusare il Pd di non avere una linea chiara sulla Capitale. Fratelli d’Italia ora attende il passaggio al Senato per capire se l’astensione dem resterà una tattica o diventerà un ostacolo vero alla riforma.
Al Senato la scelta diventa politica
La nomina di Andrea De Priamo, senatore romano di FdI, alla presidenza della Commissione Affari costituzionali del Senato aggiunge un elemento politico al dossier. La riforma non è più solo una questione tecnica: è diventata un test sui rapporti tra maggioranza e opposizione, ma anche sulla capacità del Pd di tenere insieme Campidoglio, segreteria nazionale e amministratori del Nord. Se il partito di Schlein voterà sì, la riforma potrà ripartire con più forza. Se resterà fermo sull’astensione, il centrodestra – e in particolare FdI – potrà scaricare sugli avversari il peso dello stop.